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Trento
19 marzo | 05:01

Stand del vino del Trentino vuoto e quello dell'Alto Adige pieno: una debacle e pure il bar serve (pochi) caffè invece del TrentoDoc. Storia di una crisi che parte da lontano

Sono lontani gli anni delle visite delle delegazioni tedesche. Il calo di appeal di molti vini del Trentino sul mercato tedesco è dovuto alla virata sulla strategia di promozione ma non c'entra solo questo per giustificare la flessione. Ecco come un prodotto di punta del territorio fatica a sviluppare le potenzialità

TRENTO. Prowein o en do vai. La kermesse di Duesseldorf è stata appena archiviata e tra mugugni, delusioni, bilanci certo poco entusiasmanti. Anche il Trentino ha subito l’andamento di un flusso altalenante tra gli operatori del vino. Padiglione semivuoto, una decina le cantine trentine, scarso appeal di molti vini in esposizione, sconfortante confronto per l’ennesimo successo dei vini dei cugini sudtirolesi (Qui articolo). Trentino penalizzato? Probabilmente paga un drastico calo nella strategica promozione verso il mercato tedesco. Per capirlo basta soffermarsi sul recente passato.

 

Nel 1985 l’allora Comitato vitivinicolo trentino aveva progettato precise strategie di comunicazione per il mercato oltre Brennero. Scambi e visite di delegazioni tedesche tra i vigneti di Teroldego, Marzemino e gli altri rinomati vitigni trentini. Era stato inaugurato pure un "Punto Trentino" a Monaco di Baviera, coinvolgendo giornalisti del nord Europa e attivando tutta una serie di eventi enologici.

 

Una agenzia di comunicazione gestiva i rapporti con stampa estera e operatori del settore del nord. ProWine la kermesse più ambita. Ben 18 cantine trentine hanno subito aderito al salone. Grazie anche a cospicui finanziamenti. Soldi pubblici, tanti, molti euro. Fino a sborsare oltre 250 mila l’anno. Somma in parte "recuperata" con quota (simbolica) versata dalle cantine che partecipavano alla trasferta tedesca. Tutto questo con riscontri allora documentati, il segno "più" in costante crescita e con il Trentino tra i protagonisti italiani della fiera e delle tante iniziative correlate. Poi nel 2015 tutto cambia.

 

Chiusi i rapporti con l’agenzia tedesca che curava ogni aspetto logistico, optando per altre iniziative. Il risultato? La Pr che ogni anno coinvolgeva oltre 2 mila wine-lovers s’è tenuta ogni indirizzo. E a ProWein - per il Trentino - è iniziata una debacle.

 

 

Un calo dovuto non solo a questioni di promozione. Come hanno ribadito molti operatori appena reduci da Duesseldorf, conta una promozione abbinata ad una specifica "profilazione digitale", altrimenti tra gli stand girano "solo i pollici".

Tutto questo mentre il mondo del vino è davvero in fermento. Cambiano i gusti, si mobilitano aziende che imbottigliano mosti senza alcol, per un "beverone" che non ha praticamente alcun legame con la cultura enoica.

 

Vino-no-alcol, una contraddizione. Perché è comprensibile il caffè decaffeinato o la birra senza grado alcolico, ma sia la miscela d’arabica come la "bionda, chiara o scura" mantengono il loro sapore nella la loro seppur cambiata identità. Il vino senza alcol è purtroppo un intruglio tra banale succo di frutta e una stucchevole quanto dose massiccia di zuccheri. Un bere da diabete garantito.

 

Basti pensare a proposte di vini addizionati con ananas e altra frutta tropicale. In degustazione pure dei "gin-wine". Questo per ribadire come tutto sia in evoluzione. E ProWein l’ha certificato. Tra delusioni, le "non-presenze" e altrettanto futuribili strategie di consumo, gli spiriti meglio di tanti blasonati vini di stampo internazionale. Questioni contingentali che ovviamente non gravano su singole zone vitivinicole, men che meno sul Trentino.

 

Ecco allora l’urgenza di legare ogni produzione vinicola ai rispettivi luoghi d’origine. In questo il Trentino ha potenzialità ineguagliabili. Per storia, per capacità degli operatori, tra scuole di enologica e gli artefici del "bere spumeggiante". Purtroppo tra le cantine - fortunatamente non in tutte - serpeggiano assurdi campanilismi. Tra reciproche ripicche - le sociali nei confronti dei vignaioli o viceversa - e la cronica mancanza di corali indirizzi di promozione condivisa.

 

Inutile ribadirlo. I riscontri - non solo a ProWein - con limitrofe realtà vitivinicole sono decisamente imbarazzanti. Si confermano vincenti le sinergie tra gli altoatesini, con stand che accolgono operatori di mezzo mondo. Con prodotti sempre bramati, forti di una comunicazione dove la sinestesia gioca un ruolo superiore alla qualità stessa dei vini. A proposito di paragoni: quelli tutelati dalla Doc Trentino hanno una qualità al medesimo - talvolta pure superiore - livello, ma non riescono a emozionare più di tanto.

 

Relegati in un "bere sbiadito", vino salvato solo dal prestigio del TrentoDoc (a proposito: Duesseldorf è stato disdettato dalle bollicine trentine, sponsor solo della cena di gala imbastita alla vigilia della kermesse). Non trovava adeguato spazio neppure all’improvvisato bar allestito da Trentino Marketing. Dove un paio di baristi giunti appositamente da Trento offrivano solo fumanti caffè. Altro che perlagePure con minimali riscontri: ogni giorno poche decine di tazzine, caffè gustati più dai cantinieri trentini presenti che dagli importatori.

 

Che fare? Ridurre l’occupazione di spazi fieristici per potenziare l’immagine contenendo i costi? Partecipare solo con cantine già saldamente operative nell’export, oppure mirare solo a vini conosciuti per il marchio aziendale piuttosto che per la Doc? Urge forse cambiare la narrazione stessa del vino trentino.

 

Fiere sempre più osannate, ambizioni di respiro internazionale, con Wine Paris in gran spolvero e in attesa di Vinitaly, comunque indiscusso leader per il vino italiano. Ancora una volta le proposte enologiche sono giocate tutte in base al prezzo di vendita. Che banalizza, scredita la qualità. Come nel caso del vino bianco simbolo del Trentino più verace: Nosiola. Si trova in vendita, sugli scaffali dei supermercati, ad un prezzo che vale meno del contenitore. Meno del costo della bottiglia opportunamente confezionata. Altro che sfida internazionale tipo ProWein: dove mai andremo?

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