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Belluno
08 agosto | 17:00

Alemagna: ignorata la mappa dei rischi climatici. Confindustria: “Lo studio del 2021 indicava con chiarezza le criticità e forniva indicazioni su come intervenire"

Nella giornata della riapertura notturna dell’Alemagna, Confindustria Belluno Dolomiti ricorda un lavoro scientifico del 2021 dal quale è stata tratta una mappa dei rischi dettagliata di tutto il territorio. In essa, l’Alemagna era già individuata come hotspot di criticità e, se utilizzata correttamente, avrebbe potuto guidare investimenti mirati

BELLUNO. Nella giornata della riapertura notturna dell’Alemagna, Confindustria Belluno Dolomiti ricorda un lavoro scientifico rilasciato nel 2021 dal quale è stata tratta una mappa dei rischi dettagliata.

 

"L’estate 'maledetta' del 2025 ha confermato, evento dopo evento, ciò che lo studio indicava con chiarezza quattro anni fa: i rischi sono non solo concreti, ma anche prevedibili. Eppure, nonostante le ripetute presentazioni in sedi pubbliche, lo strumento non è mai stato formalmente integrato nei processi decisionali delle istituzioni locali" ribadisce oggi l’associazione.

 

Il lavoro venne condotto da Enel Foundation, Università Ca’ Foscari di Venezia e il Centro euro - Mediterraneo sui cambiamenti climatici, insieme a Confindustria stessa, e aveva fotografato con precisione le fragilità del territorio provinciale. La promessa era di fornire a comunità locali, istituzioni e operatori economici uno strumento concreto per pianificare interventi e prevenire emergenze legate ai cambiamenti climatici.

 

Da lì fu creata una mappa, che non è un’immagine astratta, ma un modello di analisi regionale capace di individuare pericoli concreti, stimarne l’impatto e misurare la vulnerabilità delle aree coinvolte. Si tratta cioè di individuare la pericolosità di un evento, capire cosa può essere colpito e stimare la propensione a subire danni. In questo modo sono stati mappati i rischi per il turismo estivo e invernale, per l’industria dell’occhialeria, per gli impianti di produzione energetica e per le grandi infrastrutture viarie.

 

Tra le quali l’Alemagna, già allora segnata come un hotspot di criticità. In estate, il pericolo maggiore era la caduta di massi e le frane in corrispondenza di versanti instabili, mentre in inverno la minaccia proveniva da canali valanghivi e gelate. La combinazione di tutto ciò con l’alta esposizione ai flussi turistici creava un potenziale di impatto amplificato, in grado di compromettere l’accessibilità di intere vallate e la tenuta economica di intere stagioni.

 

Il progetto, inoltre, forniva un metodo per valutare l’evoluzione dei pericoli nei diversi scenari climatici, dall’assenza di politiche di mitigazione fino a interventi virtuosi e tempestivi.

 

"Abbiamo cercato di calare su questo territorio ciò che sappiamo dei cambiamenti climatici - affermava Carlo Giupponi, docente presso Ca’ Foscari - per capire se ci sarà un incremento della pericolosità e come incidere per proteggere le attività socio-economiche”. E oggi quella mappa e queste parole tornano di drammatica attualità.

 

Confindustria ribadisce quindi che la mappa permette di capire dove intervenire con opere di consolidamento, pianificare percorsi alternativi, potenziare i sistemi di allerta. Applicata al caso dell’Alemagna, avrebbe potuto - e potrebbe ancora - guidare investimenti mirati in barriere paramassi, opere di protezione, monitoraggio strumentale e gestione dinamica del traffico.

 

"Ignorare uno strumento di questo tipo - conclude l’associazione - significa rinunciare a un vantaggio strategico nella prevenzione. Le informazioni e le tecnologie per agire ci sono, serve la volontà politica di trasformarle in azioni concrete, prima che il prossimo evento faccia del Bellunese un territorio ancora più isolato e vulnerabile".

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