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Trento
06 dicembre | 15:24

Con le feste aumenta il rischio usura, oltre alle famiglie coinvolte anche le imprese: in regione sono oltre 1200 quelle insolventi

Molte le famiglie che richiedono prestiti de rateizzazioni per far fronte all'incremento di spese e consumi, coinvolti anche le imprese gli artigiani e i piccoli commercianti: ecco l'analisi della Cgia di Mestre

TRENTO. Entrando nel pieno delle festività natalizie, come ogni anno aumenta anche il rischio dell'usura e ad essere coinvolte, oltre alle famiglie, sono anche le aziende: in Trentino Alto Adige, seppur va detto che la situazione è di gran lunga migliore rispetto ad altri territori, le imprese in sofferenza sono 1214 (+1,8% in un anno).

 

A dirlo è l'ultimo report diffuso dalla Cgia di Mestre che analizza i dati anche per le province di Trento e Bolzano, con riferimento al 30 giugno: in Trentino le imprese segnalate in sofferenza sono passate in un anno da 693 a 713 (+2,9 per cento) mentre l'Alto Adige registra un aumento più contenuto da 499 a 501 (+0,4).

 

Guardando alla provincia di Belluno, le aziende in sofferenza sono passate da 233 a 237, con un aumento percentuale dell'1,7 per cento.

 

Allargando lo sguardo all'intera penisola le aziende con sofferenze sono quasi 122 mila con un aumento del +3,6%: in numeri, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, parliamo di un aumento di 4232 aziende.

Parlando del tema dell'usura in generale, l'ufficio studi della Cgia sottolinea come nelle settimane che precedono il Natale, molte famiglie italiane ricorrano al credito al consumo (prestiti personali, dilazioni di pagamento, “buy now, pay later” e rateizzazioni), per far fronte alle spese legate ai regali e ai consumi natalizi. L’incremento delle spese, viene spiegato, coinvolge anche gli artigiani e i piccoli commercianti che non dispongono né di entrate certe né della tredicesima mensilità.

 

Un dato fornito da una recente indagine? Nelle settimane scorse 800mila italiani hanno dichiarato di aver utilizzato il credito al consumo per acquistare i regali del prossimo Natale tramite finanziamenti o prestiti personali. "Tale situazione – si legge nella nota – induce molte persone a ricorrere a prestiti per non deludere le aspettative, determinando un aumento dell’accesso al credito che frequentemente assume anche forme illegali".

 

Tornando alle aziende, spiega il report, osservando l'andamento delle insolvenze emerge un segnale di difficoltà che attanaglia tante piccole imprese, con il territorio più a rischio rappresentato dal Mezzogiorno con oltre 42 mila aziende in sofferenza, pari al 34,5% del totale. Seguono il Nordovest con 29.780 imprese (24,4% del totale), il Centro con 29.725 (24,4%) e infine il Nordest con 20.431 (16,8%).

 

"Questa platea di cattivi pagatori – spiega la Ggia – è costituita in massima parte da lavoratori autonomi, artigiani, esercenti, commercianti o piccoli imprenditori che sono scivolati nell’area dell’insolvenza e, conseguentemente, sono stati segnalati dagli intermediari finanziari alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia".

 

Fatto che per legge, viene specificato, impedisce a questi di accedere a un nuovo prestito, rischiando di dover ricorrere a "forme alternative, con tutti i rischi che ciò comporta".

 

Nonostante l’aumento del numero di aziende insolventi, lo studio mette in luce un dato positivo: in Italia negli ultimi anni si registra una diminuzione delle denunce per usura.

 

"Per evitare che questa criticità, che si espande anche a causa della stretta creditizia registrata dal 2011 ad oggi, si diffonda – prosegue la nota – la Cgia continua a chiedere con forza il potenziamento delle risorse a disposizione del Fondo di prevenzione dell’usura: strumento, quest’ultimo, in grado di costituire l’unico valido aiuto a chi si trova in questa situazione di vulnerabilità".

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