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Trento
05 giugno | 15:11

In Trentino tirocini full time in Provincia da 400 euro (lordi) mensili per i migliori laureati? La Cgil attacca: "Strada sbagliata, servono vere occasioni di lavoro"

Alla selezione possono partecipare i laureati in possesso di un titolo di secondo livello (laurea specialistica, magistrale o magistrale a ciclo unico) dell’ateneo trentino, che abbiano ottenuto un punteggio di laurea pari almeno a 105/110. Il sindacato: "E' fondamentale che la Provincia non diventi una fabbrica di precarietà"

TRENTO. “Il bando emanato dalla Giunta provinciale per l’attivazione di 28 tirocini extracurricolari va nella direzione sbagliata”. Il segretario generale della Cgil Andrea Grosselli critica senza mezzi termini la decisione della Provincia di Trento di bandire una selezione per 28 tirocini post laurea nelle strutture organizzative della Provincia.  

 

Si tratta di una scelta, in collaborazione con l’Università degli studi di Trento,  per la partecipazione ad attività di tirocinio finalizzate a promuovere la conoscenza delle attività e del lavoro nella pubblica amministrazione. Alla selezione possono partecipare i laureati in possesso di un titolo di secondo livello (laurea specialistica, magistrale o magistrale a ciclo unico) dell’ateneo trentino, che abbiano ottenuto un punteggio di laurea pari almeno a 105/110. 

 

“Oggi in Trentino – ha spiegato Grosselli in una nota - sono circa 19 mila i giovani con meno di 35 anni che hanno un’occupazione precaria ed instabile. Lavoratrici e lavoratori le cui retribuzioni sono basse e proprio per questa ragione spesso sono poveri e minimamente tutelati. C’è però una condizione ancora peggiore, gli stage troppo spesso utilizzati in modo da aggirare le normative sul lavoro per offrire alle aziende personale qualificato senza una vera retribuzione e senza tutele”.

 

Per questo il sindacato non ritiene giusto il bando emanato dalla Giunta provinciale. “Ai giovani laureati con un voto alla tesi di almeno 105 su 110 viene offerta una borsa di tirocinio di 400 euro mensili per un lavoro full time di sei mesi” spiega ancora la Cgil.

 

Nel testo pubblicato dalla Provincia viene specificato che ogni tirocinio prevede un impegno di 36 ore settimanali ed è prevista l’assegnazione di una borsa di studio di 400,00 euro lordi mensili (erogata a cadenza trimestrale posticipata), oltre al buono pasto e a un'eventuale quota aggiuntiva riconosciuta in base alla valutazione del responsabile della struttura, per un massimo di 1.200,00 euro lordi

 

Questi giovani tra l’altro hanno già svolto l'alternanza scuola lavoro alle superiori ed hanno dovuto effettuare dei tirocini curriculari senza i quali non avrebbero potuto raggiungere il traguardo della laurea. 

 

Che senso ha offrire loro un nuovo tirocinio come primo strumento di ingresso nel mondo del lavoro?” si chiede il sindacato.   Tra l’altro le stesse motivazioni addotte dalla Giunta provinciale tradiscono il fatto che le competenze di questi giovani sono preziose. Si legge infatti nella delibera che “Grazie a queste opportunità all’interno della Provincia autonoma di Trento, si consentirà (...) alle strutture provinciali, di riflesso, di beneficiare di nuove conoscenze, competenze digitali, approcci moderni per tentare di innovare in termini positivi processi o attività ancora legati a schemi poco semplificati o non sufficientemente aggiornati”. Competenze fondamentali che però non meritano un vero contratto di lavoro.

 

“Di fronte al fatto che sempre più giovani laureati abbandonano il Trentino per andare a lavorare in altre regioni e in altri paesi dove trovano condizioni retributive, professionali e di carriera migliori di quelle offerte dalla nostra terra – conclude Grosselli - è fondamentale che la Provincia non diventi una fabbrica di precarietà ma operi per offrire vere occasioni di lavoro di qualità, senza tradire la promessa fatta a questi giovani quando il sistema trentino ha investito sulla loro formazione fino ai più alti livelli di istruzione. In passato meritoriamente la Provincia aveva bandito concorsi innovativi dedicati proprio ai giovani, i cosiddetti 'Pat4Young'. Quella era la strada giusta, non certo quella di una borsa di 400 euro al mese”.

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