Intelligenza artificiale, decine di migliaia i posti di lavoro che stanno saltando. Collini: "A rischio tutti i ruoli amministrativi. Se l'Ia sa tutto, cosa è necessario sapere?"
L'analisi dell'ex rettore dell'Università di Trento dopo l'ondata di licenziamenti che, negli Stati Uniti, stanno interessando in particolare i white-collar jobs: "In generale in tutte le funzioni amministrative esiste il rischio di sostituzione di personale umano da parte dell'Ia. A cambiare dovrà essere anche il mondo educativo e della formazione"

TRENTO. Negli Stati Uniti decine di migliaia di impieghi d'ufficio – i cosiddetti white-collar jobs – stanno scomparendo (anche) a causa del ruolo sempre più importante che, nel mercato del lavoro, rivestono i sistemi di intelligenza artificiale, rendendo sempre più attuale – e urgente – un ragionamento complessivo circa il nuovo paradigma lavorativo che, giocoforza, l'Ia sta introducendo.
Amazon (e non solo): l'ondata di licenziamenti per i “white-collar” americani
Le discussioni negli ultimi giorni si sono concentrate in particolare sui piani annunciati da Amazon per licenziare circa 14mila dipendenti nel settore corporate, una decisione che il colosso americano dell'e-commerce ha detto di aver preso per semplificare i processi aziendali e ridurre la burocrazia, investendo nel contempo proprio sui sistemi di intelligenza artificiale e sull'automazione – il New York Times riportava negli scorsi giorni come l'azienda di Jeff Bezos, la seconda per numero di impiegati negli Stati Uniti, punti nei prossimi anni a sostituire oltre mezzo milione di posti di lavoro con sistemi robotizzati.
La dinamica però va ben al di là della sola Amazon – che, oltre ai licenziamenti già in programma, ha confermato l'intenzione di eliminare fino al 10% della propria forza lavoro impiegatizia –, dimostrando al contempo l'estrema velocità e pervasività dell'innovazione rappresentata dai Large language models, come ChatGpt per intenderci, nel mondo del lavoro. Come riporta il Wall Street Journal infatti, altri grandi gruppi americani stanno seguendo una traiettoria simile: United parcel service (Ups) ha dichiarato di aver ridotto di circa 14mila unità il suo personale dirigenziale negli ultimi 22 mesi. Target ha annunciato il taglio di 1800 ruoli aziendali e all'inizio di ottobre lettere di licenziamento sono arrivate per personale analogo in aziende come Rivian Automotive, Molson Coors, Booz Allen Hamilton e General Motors.
In generale, dice il quotidiano di Wall Street, decine di migliaia di disoccupati “white-collar” negli Stati Uniti stanno entrando in un mercato del lavoro stagnante, che sembra non aver più un posto per loro. Al contempo invece le opportunità per operai e professionisti specializzati – i cosiddetti "blue-collar jobs" – stanno crescendo. C'entra, certo, una particolare situazione congiunturale che segue il boom di assunzioni – in particolare tra i giganti del big tech – negli anni della pandemia, ma lo scardinamento del paradigma lavorativo che l'introduzione dell'Intelligenza artificiale sta causando è già una realtà, con il grosso rischio di effetti pesanti dal punto di vista economico e sociale.
Tra le due sponde dell'Atlantico, come cambierà il paradigma lavorativo con l'Ia?
E nonostante la distanza tra le due sponde dell'Atlantico sembri oggi maggiore rispetto al periodo precedente alla rielezione di Donald Trump, le dinamiche che si osservano tra le grandi multinazionali Usa fanno sentire i loro effetti direttamente anche nel Vecchio continente, dove affrontare la questione da tutti i punti di vista – lavorativo, politico, educativo: chi più ne ha più ne metta – è una priorità altrettanto urgente. In altre parole, come cambierà il mondo del lavoro? Chi rischierà di vedere le proprie competenze 'superate' dall'Ia? Che effetti ci saranno sul mondo educativo? Il Dolomiti ha posto queste domande a Paolo Collini, economista e già rettore dell'Università di Trento dal 2015 al 2021.
“Non c'è dubbio – dice innanzitutto – che ci siano molti compiti che tradizionalmente hanno richiesto una presenza, una capacità di giudizio e di analisi umana, che oggi possono essere sostituiti da sistemi di Intelligenza artificiale. In realtà parliamo di una dinamica che osserviamo già in modo massiccio in molti settori, a partire da quello bancario: l'Ia ha già sostituito in molti casi il personale umano nell'analizzare la solvibilità dei clienti, nelle istruttorie di fido e in molte altre mansioni”. Il tutto determinando, giocoforza, una riduzione del personale anche in questo caso.
“Una dinamica analoga si osserva però in moltissimi campi – continua l'ex rettore di UniTrento – con impatti anche maggiori: pensiamo per esempio al mondo della traduzione, oggi dominato da ChatGpt e simili. Pensiamo ai doppiatori, alla grafica, alla produzione di immagini ma anche ad ambiti più delicati come la diagnostica medica, che avrà un grande beneficio dall'implementazione di sistemi guidati dall'Intelligenza artificiale”. A stupire, in altre parole, non è solo la velocità del processo di inserimento dei Large language models – come, appunto ChatGpt – nel mondo del lavoro (e non solo), ma anche la sua incredibile pervasività.
“In generale – dice Collini – in tutte le funzioni amministrative esiste il rischio di sostituzione di personale umano da parte dell'Ia”. Una dinamica che negli Stati Uniti, lo abbiamo detto, si sta verificando con una progressiva differenziazione tra le traiettorie del mercato del lavoro per i 'white' e i 'blue collar'. “In passato abbiamo già assistito ovviamente a grandi trasformazioni nel mondo del lavoro – ribadisce il professore –, l'ultima è stata la digitalizzazione. In quel caso però la novità ha avuto effetti relativamente limitati nell'occupazione, favorendo invece un miglioramento nella qualità della vita. Il fenomeno attuale sembra però diverso proprio in ragione della sua pervasività in ogni settore professionale 'intellettuale'. Pochi al giorno d'oggi possono dirsi 'al sicuro', e credo sia solo questione di tempo prima che i miglioramenti nei sistemi di Ia arrivino a fornire risultati utili ed affidabili anche, per esempio, nell'ambito delle professioni giuridiche, dove oggi non danno ancora risultati soddisfacenti”.
Che prospettive per il futuro?
L'auspicio, dice Collini, è che il mutamento atteso si verifichi in maniera il più possibile graduale, riducendo al minimo il contraccolpo sociale dell'inevitabile perdita di posizioni lavorative. “Quando è stato introdotto il telaio i tessitori non erano certo contenti, come non lo erano i braccianti a vedere il primo trattore – dice –: è normale che una grande innovazione a livello tecnologico comporti un miglioramento dell'efficienza e un contestuale sconquasso nel settore interessato. Quando l'innovazione si limita a un settore il problema sociale determinato dalla perdita di posti di lavoro è tutto sommato limitato mentre, a livello generale, si osserva un aumento dell'efficienza. Il problema, ripeto, è che con l'Ia praticamente tutti i settori sono interessati simultaneamente. E questo spaventa. A livello collettivo la società dovrà gestire una quota enorme di popolazione che vedrà le proprie competenze superate”.
“A cambiare dovrà anche essere il mondo educativo e della formazione”
Fondamentale, quindi, sarà anche cambiare il mondo educativo della formazione partendo da una domanda che lo stesso Collini pone come centrale: “In un mondo in cui la macchina sa tutto, cos'è necessario sapere? Cosa serve sapere? Anche nell'ambito della conoscenza siamo ormai superati dai sistemi di Ia. Alcuni compiti rimarranno importanti, certo, a partire da quelli che implicano le relazioni con altre persone, ma la formazione dei giovani e degli studenti dovrà necessariamente cambiare”.
In altre parole, una sorta di educazione all'Ia, sul modello di quanto fatto negli ultimi 25-30 anni sul fronte dell'educazione digitale. “Chiediamo agli studenti la conoscenza di concetti e fatti – continua l'ex rettore di UniTrento – che, nel concreto, non è più necessario conoscere. Il che non significa, ovviamente, che non sia più necessario formare le persone, al contrario: l'arrivo delle calcolatrici non ha eliminato l'esigenza di imparare le regole e i concetti che stanno dietro alle operazioni. Rimane però l'esigenza di confrontarci su cosa serva effettivamente sapere. Forse bisognerà puntare meno sulla conoscenza e l'apprendimento mnemonico e più sulle abilità che permettono di comprendere i concetti, ma è una scommessa enorme”.
Scommessa che dovrà prendere anche il mondo dell'addestramento per l'ingresso nel mondo del lavoro, per fornire da una parte gli strumenti necessari all'utilizzo dei nuovi sistemi di Ia e dall'altra la capacità di osservare e capire le dinamiche lavorative in senso critico. La questione, in definitiva, non è più se l'Ia cambierà il lavoro, ma come – e quanto in fretta sapremo cambiare insieme a lei. “Di certo – conclude Collini – una risposta definitiva oggi non c'è”.












