Marangoni Meccanica in liquidazione giudiziale: “Hanno pesato le sanzioni legate alla guerra, ma la crisi strutturale era precedente”. Senza lavoro 45 operai
Lo scorso 24 settembre per l'azienda roveretana è arrivata la liquidazione giudiziale e ora per 45 operai il futuro è incerto: “Oggi la priorità è duplice – dice la Fim Cisl – tutela dei crediti e ricollocazione di ogni persona”

ROVERETO. Ben 45 addetti senza lavoro e un “silenzioso” addio per una storica realtà industriale roveretana. Dopo un lungo percorso di difficoltà e tentativi di salvataggio è amaro oggi l'epilogo di Marangoni Meccanica, dallo scorso 24 settembre in liquidazione giudiziale – procedura che corrisponde di fatto al fallimento.
L'azienda, legata alla produzione di macchinari per la realizzazione di grandi pneumatici (in particolare per i settori dell'agricoltura e movimento terra), era da tempo in concordato preventivo e in attesa di possibili compratori.
“La Fim Cisl del Trentino – scrive il sindacato intervenendo sulla vicenda – è al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Marangoni Meccanica Spa, oggi in liquidazione giudiziale. Parliamo chiaro: le sanzioni legate alla guerra hanno aggravato la crisi (il blocco della commessa russa ha fatto saltare l'ultima tranche del 20%), ma il malessere dell'azienda era strutturale e precedente”.
“Già dal 2015 – continua il segretario generale Paolo Cagol – emergono segnali pesanti: nel 2018 oltre 6 milioni di perdita e patrimonio netto negativo, ricapitalizzazione da oltre 11 milioni nel 2019, nuovo rosso nel 2021 vicino ai 4 milioni, fatturato in calo del 20% tra 2021 e 2022 per dinamiche di mercato e concorrenza estera, e i motivi non erano solo esogeni”.
Nel frattempo gli ultimi 45 operai rimasti dopo gli ultimi anni di crisi si trovano in una sorta di limbo, senza lavoro e in attesa di capire come procedere per accedere agli ammortizzatori o all'assegno di mobilità.
“Lo denunciamo dal 2015 – continua il sindacato – (le prime avvisaglie cominciarono lì e hanno attraversato dirigenze e proprietà) nelle assemblee e ai tavoli: organizzazione fragile, progettazione lenta, carenze tecniche, scarsa standardizzazione, commesse complesse (Nokia, Bkt, Continental) gestite con esiti costosi in penali e reputazione. Al tempo stesso riconosciamo l'encomiabile sforzo, ai limiti dell'accanimento, dei soci subentrati nel 2019, che hanno immesso capitali ingentissimi, senza purtroppo riuscire a invertire una rotta compromessa”.
Ora, come detto, l'amaro epilogo: “Sul fronte sindacale non c'è stato silenzio ma lavoro – conclude Cagol –: Rsu ricostituita dal 2012, integrativi 2012-2016-2020 con Pdr e rafforzamento dei superminimi, gestione degli ammortizzatori (Cigo 2022, Cigs 2025) e, nell'autunno 2023, la ferma opposizione alla disdetta unilaterale dell'integrativo, poi sospesa, che avrebbe tolto diritti economici e normativi faticosamente conquistati. Si può essere pragmatici senza essere demagogici: quando serve, la Fim sciopera; sempre, negozia. Oggi la priorità è duplice: tutela dei crediti e ricollocazione di ogni persona. Le porte sono aperte a chi vuole collaborare nell'interesse dei lavoratori e del territorio, a condizione che il confronto sia costruttivo e rispettoso del lavoro svolto in questi anni di rappresentanza”.












