Ristorazione, in Trentino Alto Adige settore che vale più di 3 miliardi di euro: quasi 5600 imprese attive e 25 mila dipendenti, ecco i dati di Confcommercio
Ecco i dati del rapporto 2025 presentato da Fipe-Confcommercio sul settore della ristorazione, sospeso tra una "moderata crescita" ma anche la persistenza di "diverse criticità strutturali". Il presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino Marco Fontanari: "Settore vitale dell’economia italiana e anche trentina. Imprese che fanno ristorazione componente essenziale della società da un punto di vista economico e occupazionale, ma anche sociale e culturale"

TRENTO. In Trentino Alto Adige il settore della ristorazione conta 5598 imprese attive e più di 25 mila dipendenti, per un valore di oltre 3 miliardi di euro, in provincia di Trento il dato si attesta invece su 2700 imprese e 11 mila addetti.
Questi i dati che emergono dal rapporto Fipe-Confcommercio sulla ristorazione in Italia, che restituisce la fotografia a livello nazionale e locale di un anno, per il settore, di moderata crescita che "vede il consolidamento dei trend positivi osservati nel 2023, ma anche la persistenza di diverse criticità strutturali".
IL RAPPORTO, LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE
Tra le principali evidenze che emergono c’è la crescita del valore aggiunto a 59,3 miliardi di euro, dando continuità dunque al trend positivo che ha progressivamente portato prima a recuperare, e poi superare, il livello pre-pandemia: rispetto al 2023 c’è stata una crescita in termini reali dell’1,4 per cento. In aumento anche i consumi, a oltre 96 miliardi di euro, +1,6 per cento rispetto al 2023, ma ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia (-6 per cento). "Un risultato – viene specificato – che va interpretato anche alla luce del rallentamento della crescita economica."
Guardando al numero delle imprese su scala nazionale, il numero si è attestato a 328 mila, in calo dell’1,2 per cento sull’anno precedente. A mostrare la maggior contrazione sono i bar (-3,3 per cento), come risultante della migrazione verso altri modelli di offerta, quali la ristorazione, e delle crescenti difficoltà in cui si imbatte questo format. Sullo sfondo, viene specificato, "un sentiment delle imprese che resta positivo anche per l’anno in corso sebbene in sensibile rallentamento e da rivedere alla luce delle turbolenze economiche in atto".
Sul versante dei prezzi, il 2024 si è chiuso con aumenti medi al di sopra del 3 per cento, in forte calo rispetto al +5,8 del 2023 ma al di sopra del tasso di inflazione generale, con l’aggiustamento dei listini nella ristorazione, così come avviene generalmente nei servizi, "che segue modalità e tempi ben diversi da quelli dei beni". Complessivamente, allargando lo sguardo agli ultimi tre anni si registra un tasso di crescita dei prezzi del 14,6 per cento, a fronte di un’inflazione generale del 15,4. Prosegue inoltre la propensione a investire da parte delle imprese: nel 2024 oltre il 40 per cento delle imprese ha effettuato almeno un investimento, per un valore complessivo stimato in 2 miliardi di euro.
Focus del Rapporto è stato poi il tema delle risorse umane: ad emergere è un consolidamento del trend positivo dell’occupazione. Nel 2024 sono 1,5 milioni gli occupati in bar, ristoranti, aziende di banqueting e mense, di cui oltre 1,1 milioni dipendenti. Rispetto al 2023, viene specificato, si registra un incremento complessivo di circa cinque punti percentuali mentre i lavoratori dipendenti sono cresciuti del 6,7 per cento, pari a 70mila unità.
"Anche questo fattore produttivo tuttavia presenta delle ombre: la crescita dell’occupazione – viene specificato – non è accompagnata da un parallelo aumento della produttività, che anzi cala di mezzo punto percentuale rispetto al 2023 e soprattutto si mantiene ben al di sotto dei livelli di dieci anni fa".
Un dato interessante riguarda poi la composizione della forza lavoro dipendente che, in un Paese profondamente segnato dal calo demografico e dall’invecchiamento della popolazione, "ha il 39,7 per cento di lavoratori under 30, che arriva al 61,8 per cento considerando anche gli under 40". Tuttavia la categoria che registra il maggior incremento è quella degli over 50, con il +10 per cento sull'anno pecedente, dato in linea con quanto sta avvenendo nel mercato del lavoro. "Persistono infine le difficoltà strutturali nel reperire personale – conclude il Report – soprattutto qualificato: in questo versante, il mismatch tra domanda e offerta di competenze continua ad aumentare la sua forbice".
UNO SGUARDO AL TRENTINO
Ponendo la lente di ingrandimento sul Trentino, questo registra 2.704 imprese attive nel settore della ristorazione e 11.584 dipendenti, con la provincia che traccia una dinamica simile a quella nazionale, con un saldo leggermente negativo della nati-mortalità delle imprese: in numeri, la differenza tra il 2023 e il 2024 si attesta su un dato di -93. I consumi del settore, calcolati su base però regionale, si attestano a poco più di 3 miliardi di euro a fronte dei quasi 96,5 a livello nazionale.
"Il rapporto sulla ristorazione mette in luce la consistenza di un settore vitale dell’economia italiana e anche trentina. Le imprese che fanno ristorazione – commenta il presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino Marco Fontanari – sono una componente essenziale della nostra società: da un punto di vista economico e occupazionale, in primis, ma anche sociale e culturale. L’enogastronomia italiana, la cucina, l’ospitalità sono il biglietto da visita dell’Italia nel mondo e la ristorazione è l’ambasciatrice del made in Italy".
A tracciare un bilancio è anche la presidente dell'Associazione pubblici esercizi del Trentino Fabia Roman, che spiega come il pubblico esercizio stia attraversando una fase di profonda trasformazione, dovuta sia "ad eventi esterni come la pandemia da Covid 19, ma anche da eventi interni come il cambio della sensibilità dei consumatori, l'evoluzione delle imprese e del lavoro".
"Questi mutamenti stanno incidendo profondamente sulla fisionomia delle nostre aziende – conclude Fabia Roman – che si trovano a dover affrontare un periodo molto complicato. Questo rapporto fotografa esattamente la situazione in Italia e nel nostro territorio: su tutti, la componente della forza lavoro tra le più giovani dei vari settori, con il 61,8 per cento degli addetti under 40".












