In 20 anni si rischia di perdere il 6% dei lavoratori, Maestri: "Dopo anni di politiche tampone, la Provincia intende programmare e ascoltare il Comitato per l'impiego?"
La consigliera provinciale del Partito Democratico, Lucia Maestri: "Davanti alle richieste di forza-lavoro espresse dalle impresse del territorio ma anche ai rischi dell’inverno demografico, la Provincia intende adottare le indicazioni emerse dal lavoro del Comitato provinciale per l’Impiego? Si prevede di rivedere le singole politiche di settore e di ridisegnare le attuali strategie dell’accoglienza e del flusso di manodopera, così come richiesto dal sistema produttivo trentino"

TRENTO. "Forse, finalmente, qualcosa si muove". A dirlo Lucia Maestri, la consigliera provinciale del Partito Democratico interviene sul mercato del lavoro e incalza la Provincia. "Dopo anni di 'politiche – tampone', continui rinvii e interventi improvvisati, pare si sia avvertita l’esigenza di un recupero di quella cultura della programmazione che da anni viene invocata, non quale panacea di ogni male, ma come metodo di governo capace, dentro un unico sistema relazionale, di mettere in dialogo costruttivo tutte le politiche di settore, con particolare riguardo ai settori economici e dello sviluppo e al mercato del lavoro".
Nelle scorse settimane il "Comitato provinciale per l’impiego", organo tecnico e consultivo della Provincia, ha licenziato un documento di analisi e prospettiva di grande spessore, proprio per la sua proiezione sul futuro. "E' uscita, a quanto dato sapere, una immagine del mercato del lavoro trentino che, dopo anni di crescita e dopo gli inciampi della pandemia, sembra avviarsi adesso, almeno sotto il profilo numerico, verso una preoccupante deriva discendente. Calano i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, anche come effetto di quella crisi che preannuncia il rischio di un inverno demografico, mentre cresce il numero di lavoratori over 55 e addirittura over 65, secondo i dati di Unioncamere”.
Tutto questo - viene evidenziato - potrebbe portare, nell’arco di un ventennio, a un calo del 6,1% della popolazione attiva in Trentino, con ricadute negative difficilmente prevedibili. "Si tratta di un trend che deve essere invertito, attraverso alcune scelte: una maggiore occupazione femminile; ulteriori incentivi per i giovani che entrano nelle dinamiche del lavoro; nuove attenzioni verso quei ragazzi che non studiano e non lavorano e soprattutto innesto di manodopera straniera in molti settori produttivi e nonostante tutte le retoriche sovraniste che tanto piacciono alla propaganda politica dell’attuale maggioranza provinciale".
Oggi però le imprese chiedono urgentemente forza-lavoro, "addirittura nemmeno qualificata soprattutto in certi ambiti e lo scorso anno si sono contabilizzate 85.990 disponibilità di posti di lavoro, peraltro non del tutto soddisfatte e su questa cifra ben 23.200 hanno interessato stranieri immigrati, con una incidenza percentuale della misura del 27% sul totale. Si tratta di un fenomeno che si replica anche nell’anno entrante e non solo localmente, ma anche a livello nazionale: ampia disponibilità di posti di lavoro e risposta occupazionale non all’altezza", aggiunge Maestri. "Nonostante questo, il cosiddetto 'decreto flussi', che immette manodopera nel sistema produttivo italiano, non allarga a sufficienza le sue maglie, per rispondere alla domanda delle imprese, salvo poi interrogarsi sulle ragioni del rallentamento costante della nostra produzione, anzitutto industriale".
La consigliera provinciale dem parla di contraddizioni che segnano le politiche del governo nazionale, come quello provinciale. "Da un lato, una forte pressione delle imprese che temono di veder sfumare molte prospettive di sviluppo a causa dell’incapacità del mercato del lavoro di soddisfare la molteplicità delle domande di lavoratori e, dall’altro, l’ottusità di politiche sociali di chiusura e di respingimento, che ovviamente confliggono con le esigenze di un’economia bloccata nelle sue potenzialità".
A fronte di questa situazione di stallo, "evidentemente più ideologico che logico, vengono indicati dal documento del locale Comitato provinciale per l’impiego e con riferimento alla realtà trentina, alcuni correttivi del sistema, che vanno dal potenziamento dei meccanismi di presa in carico dei lavoratori a nuove competenze, dal sostegno ai lavoratori fragili allo sviluppo ulteriore degli ammortizzatori sociali, anche se tutto questo, pur positivo, non basta. Questo che serve adesso a fronte di questa situazione, è anzitutto una diversa e più dinamica comprensione dell’urgenza di inserire tutte le diverse politiche provinciali dentro una meccanica di reciprocità e di integrazione, anziché nel contesto di compartimenti stagni e difficilmente intercomunicabili fra loro, come invece avviene ora. In altre parole, va ripensato complessivamente l’impianto politico che questa Giunta provinciale si è data, perché oggi, al di là delle diverse posizioni di parte, non è più adeguato a reggere la sfida dell’economia nell’età della tecnica e nelle sue velocità mutevoli".
E Maestri chiede alla Provincia quali azioni intende adottare eventualmente con quali tempistiche e investimenti – le recenti indicazioni del Comitato provinciale per l’Impiego, così come richiamato in premessa; se, contestualmente, ritiene di dover avviare un processo di revisione complessiva delle attuali singole politiche di settore, al fine di maggiormente integrare le stesse tra loro, dentro una più ampia e funzionale dimensione programmatoria; se reputa, infine, opportuno rivedere, nel complesso, le attuali strategie dell’accoglienza e del flusso di manodopera, allo scopo di rispondere alle crescenti esigenze delle imprese e del territorio.
"Perseverare dentro oltrepassate logiche e superati modelli organizzativi dell’economia e del mercato del lavoro, significa condurre la barca del sistema Trentino sulle secche dell’irrilevanza e dell’emarginazione. Non bastano insomma i competence center, ma serve una generale e diffusa revisione delle politiche provinciali e non solo la messa a regime di strumenti parziali, per quanto validi, come quelli indicati fin qui dalla Giunta provinciale e dalle sue strutture tecniche", conclude Maestri.












