Da Luxottica arriva Yumi, robot antropomorfo per lavori di precisione nelle montature degli occhiali. L’industria è sempre più automatizzata: come preservare l’artigianalità?
Prosegue il percorso di EssilorLuxottica nell’innovazione tecnologica: dopo l’occhiale diventato una piattaforma tecnologica multifunzione, arrivano nelle linee produttive i robot antropomorfi, impiegati in lavorazioni delicate e complesse. L’idea è affiancarli alle competenze artigiane, da sempre garanzia della qualità del settore: l'Italia è infatti tra i Paesi più automatizzati al mondo e il sito di Sedico ne è un esempio

SEDICO. In Luxottica arriva Yumi, robot antropomorfo segno di come l’industria oggi sia inevitabilmente sempre più legata al progresso tecnologico, se vuole rimanere competitiva. Accanto alla tradizione artigianale - in questo caso - dell’occhialeria bellunese, infatti, si affianca inarrestabile l’evoluzione produttiva, fatta anche di sistemi automatizzati sempre più sofisticati.
Al momento questi robot sono usati nell’assemblaggio di frontali e aste delle montature, una fase delicata perché richiede precisione millimetrica per garantire qualità, ridurre gli scarti e mantenere standard elevati. Proprio qui infatti viene in aiuto la tecnologia: la precisione automatizzata punta a mantenere tutto ciò supportando le competenze umane, che restano, o almeno si spera, artigianali.
Questo accade in un mercato del lavoro in cui, secondo quanto pubblicato recentemente da Il Sole 24 ore, il 16,4% delle imprese con almeno dieci dipendenti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale - il doppio del 2024, ma ancora sotto la media europea del 20%. Questo implica da un lato la necessità di nuove professionalità, in particolare nel settore Ict (Information and Communication Technology), dall’altro il rischio in alcuni casi già reale di sostituzione della forza lavoro da parte di queste stesse tecnologie.
Sarà il futuro anche del distretto bellunese? Non è quello cui punta il territorio. Proprio a Belluno è già sorto infatti Innovereye, il primo centro internazionale per portare l’IA nell’occhialeria con iniziative in favore soprattutto delle piccole medie imprese (qui). Per far incontrare domanda e offerta del lavoro, non basta ormai più la formazione classica: servono competenze trasversali e una visione capace di dare, soprattutto ai giovani, gli strumenti e le possibilità per mettere in pratica nuovi progetti per il futuro - anche dentro le fabbriche.
Nel frattempo le grandi, come Luxottica, vi sono già proiettate, come spiegato nell’ultima puntata de Il Tedoforo dal responsabile ricerca e sviluppo prodotto Federico Buffa, che ha raccontato come la compagnia sia ormai tech a 360 gradi (qui i dettagli). Ora proprio in EssilorLuxottica si aggiungono i robot antropomorfi, che portano con sé un vero e proprio cambiamento culturale: la fabbrica basata sempre più sulla collaborazione tra uomo e macchina. Oltre a Yumi operano infatti altri macchinari ad alta precisione per diversi tipi di lavorazioni complesse, nell’ottica di un investimento inserito nel contesto di crescita della robotica industriale che riguarda l’intera Europa occidentale.
Secondo quanto riportato da Dolomind, quest’ultima è infatti l’area più automatizzata al mondo con 267 robot ogni 10 mila lavoratori nel manifatturiero, mentre l’Italia si colloca nella top 20 globale con 237 unità ogni 10 mila addetti. Lo stesso approccio si ritrova nel sito di Sedico dell’azienda, progettato per gestire oltre 10 milioni di unità contemporaneamente grazie a un sistema automatizzato di sensori, shuttle e nastri trasportatori. Conta inoltre 33 livelli di scaffalature e quasi 500 navicelle automatizzate, che percorrono in media 25 chilometri a turno, permettendo di gestire fino a 150 mila referenze tra occhiali, accessori e ricambi e una capacità di spedizione di 70 milioni di unità all’anno. Il centro è inoltre in grado di prelevare e spedire tra 300 mila e 400 mila unità al giorno, registrando un incremento di efficienza del 40%.
Speriamo dunque che tale innovazione, indispensabile per rimanere nei mercati globali, sappia davvero preservare le competenze artigiane, che rimangono uno dei pilastri della produzione italiana, e che, nel frattempo, sul fronte della formazione si sappiano fornire a queste competenze le integrazioni necessarie per andare incontro al nuovo che avanza.











