Navi che trasportano mele bloccate nello Stretto di Hormuz? "Ad oggi i carichi stanno arrivando e i porti principali sono operativi. Speriamo ridimensionamento del conflitto"
Il presidente di Assomela Ennio Magnani prova a riportare il sereno su un settore preoccupato dagli sviluppi della guerra in Medio Oriente: "Ad una settimana dall’inizio del conflitto, possiamo dire che il comparto melicolo italiano, non nuovo ad affrontare situazioni di crisi ed instabilità geopolitica, ha sostanzialmente retto allo scossone causato dalla guerra: le difficoltà sorte sullo Stretto di Hormuz hanno toccato solo lateralmente le attività commerciali dei consorzi produttori di mele"

TRENTO. Che la guerra in Iran abbia innescato una vera e propria "crisi dello stretto di Hormuz" ce lo ricordano tangibili effetti diretti (e non particolarmente benefici) sull'economia italiana ed europea, non ultimi l’aumento dei costi dell’energia e del petrolio.
Tra i vari campanelli d'allarme accesi nelle ultime settimane c'è anche quello del settore ortofrutticolo italiano, in particolare per quanto riguarda l'export di mele verso il Medio Oriente: Confagricoltura qualche giorno fa aveva parlato di "grossi problemi per la frutta", con "navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono attivare a destinazione".
E il mercato legato ai Paesi del golfo persico, vale la pena ricordarlo, è tutt'altro che secondario per l’Italia, secondo produttore europeo di mele con 2,3 milioni di tonnellate e secondo Paese al mondo per export dopo la Cina, con 945 mila tonnellate esportate, pari al 12,2% del totale mondiale. Ebbene, l’Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco per le mele italiane, dopo Germania e Spagna, con un valore di circa 70 milioni di euro, mentre l’intera area mediorientale vale un giro da oltre 151 milioni di euro all'anno.
"L’internazionalizzazione è una priorità - diceva a fine novembre 2025 da Riad Nicola Magnani, direttore commerciale del Consorzio Melinda -: non significa solo vendere mele in nuovi Paesi, ma presidiare territori lontani, ascoltare gli interlocutori, rispettare culture diverse e costruire fiducia. L’Arabia Saudita e il Medio Oriente sono un esempio concreto di quanto questo lavoro dia risultati: il mercato saudita dell’ortofrutta è in forte crescita e mostra una sensibilità crescente verso i prodotti ortofrutticoli d’eccellenza come quelli italiani. Per questo guardiamo con convinzione a queste aree, dove il valore delle nostre mele e l’affidabilità della cooperazione trentina vengono riconosciuti”.
La situazione oggi però, come detto, lascia meno spazio all'ottimismo: anzi, il quadro che emerge è di forte preoccupazione. A distendere un po' gli animi ci ha pensato Assomela, il consorzio delle organizzazioni di produttori di mele italiani che rappresenta il 75% della produzione melicola nazionale. Un vero e proprio "colosso" a cui si associano le organizzazioni di produttori Vog-Home of Apples, Vip (Val Venosta), il Consorzio From e Vog Products della Provincia di Bolzano, Apot, Melinda, La Trentina e Mezzacorona della Provincia di Trento, Melapiù della Regione Emilia-Romagna, Rivoira, Lagnasco, Joinfruit e Gullino della Regione Piemonte, Melavì della Regione Lombardia e Frutta Friuli Sca della Regione Friuli-Venezia Giulia.
"Ad una settimana dall’inizio del conflitto, possiamo dire che il comparto melicolo italiano, non nuovo ad affrontare situazioni di crisi ed instabilità geopolitica, ha sostanzialmente retto allo scossone causato dalla guerra: le difficoltà sorte sullo Stretto di Hormuz hanno preoccupato il settore ma toccato solo lateralmente le attività commerciali dei consorzi produttori di mele", spiega il presidente di Assomela Ennio Magnani.
"Ad oggi i carichi stanno arrivando e i porti principali sono operativi. Ricordiamo che le mele hanno qualità intrinseche che permettono un’ottima conservazione anche su lunghe tratte, consentendo di affrontare imprevisti di vario genere e cambi di logistica non pianificati. Speriamo ovviamente - aggiunge Magnani - in un rapido ridimensionamento del conflitto, che in caso contrario potrebbe riservare spiacevoli risvolti sotto diversi punti di vista".
"Stiamo monitorando la situazione giorno per giorno, alcune situazioni sono imprevedibili - commenta il direttore di Assomela, Giovanni Missanelli -. Ma il periodo della stagione ci aiuta, visto che la stagione commerciale verso i Paesi del Medio Oriente si trova oggi nella fase finale, in quanto era già stato previsto per l’inizio di marzo l’arrivo del prodotto proveniente dall’Emisfero Sud ed una conseguente e progressiva diminuzione della merce proveniente dall’Italia. Confidiamo quindi di continuare il trend positivo degli ultimi mesi”.
Nella giornata di martedì 10 marzo si è inoltre svolta anche la periodica riunione del Comitato Marketing di Assomela con i responsabili commerciali e i direttori generali delle principali organizzazioni dei produttori di mele italiane per un confronto sull’andamento del mercato nell’ultimo mese.
Le giacenze all'1 marzo evidenziano una situazione positiva per le vendite del mese di febbraio. I dati di vendita relativi alle mele da tavola risultano infatti superiori del 4,4% rispetto alla media degli ultimi tre anni. La giacenza di Golden Delicious del Trentino-Alto Adige è inferiore del 3,9% rispetto alla media del triennio. La Red Delicious registra ancora una volta uno dei livelli di giacenza più bassi: il dato, pari a 38.432 tonnellate, risulta inferiore del 40% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Gli stock di Gala, che dovrebbero esaurirsi entro la prima metà del prossimo mese, ammontano a 33.667 tonnellate, in linea con la media del triennio e pari all’8% del prodotto.












