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L'alpinista Marco Camandona ha conquistato il Dhaulagiri. E' suo decimo Ottomila, tutti scalati senza ossigeno

La cordata era composta dagli alpinisti Marco Camadona e Pietro Picco. Partiti dall’Italia il 30 agosto, hanno raggiunto il campo base il 13 settembre e ultimato la fase di acclimatamento lo scorso week, si sono riposati qualche giorno in attesa della finestra di bel tempo. Hanno iniziato l’ascesa alle 23 giungendo in vetta alle 7.45 di mattina

Pubblicato il - 01 ottobre 2021 - 18:53

AOSTA. E' arrivato un successo tutto italiano nel mondo dell'alpinismo. Marco Camandona, guida alpina di Valgrisenche, ha raggiunto oggi, 1° ottobre 2021 il suo decimo ottomila, il Dhaulagiri a 8167 metri di quota, tutti saliti senza l’ausilio dell’ossigeno e l’ultimo per l’alpinista valdostano in terra Nepalese (i prossimi saranno sul fronte pakistano). Per il suo compagno di cordata, Pietro Picco, guida alpina di Courmayeur, questo è invece il primo ottomila.


Partiti dall’Italia il 30 agosto, hanno raggiunto il campo base il 13 settembre e ultimato la fase di acclimatamento lo scorso week, si sono riposati qualche giorno in attesa della finestra di bel tempo.

 

Martedì sono saliti al C2 a quota 6400 metri dove hanno dormito per due notti, ieri mattina sono saliti al C3 a 7200 metri dove dopo un paio d’ore di riposo, hanno attaccato l’ascesa alle ore 23 giungendo in vetta alle ore 7.45 di mattina, ora locale nepalese.

 

Camandona – ci fa sapere il suo ufficio stampa – ha detto di essere particolarmente contento del risultato, in quanto, a seguito dell’infortunio di maggio 2020, non era scontato pensare di riuscire nuovamente a scalare a grandi livelli. Ci sono voluti tanti mesi per il recupero ottimale, che è stato possibile grazie ai fantastici fisioterapisti che lo hanno seguito in questo lungo periodo prima della spedizione”.

 

Alpinista di fama internazionale, guida alpina e maestro di sci alpino, Marco Camandona è allenatore federale di scialpinismo. Direttore tecnico, da più di 20 anni, della gara internazionale di scialpinismo a tappe "Millet Tour du Rutor Extrême” è salito sulle vie più impegnative delle Alpi, dal Monte Bianco alle Dolomiti, aprendo vie nuove in Himalaya come la via "Princess Cecile Line” al Churen Himal (7371 metri) nel 2012.

 

Dal 1996 ad oggi, ha preso parte a più di venti spedizioni alpinistiche e ha intrapreso viaggi d’avventura in tutto il mondo, salendo su cinque delle montagne più alte di ogni continente (i cosiddetti Seven Summits).

 

Marco fa parte del ristretto numero di alpinisti che hanno scalato il K2 e l’Annapurna, tra le più difficili e insidiose montagne del mondo. Inoltre, è tra i pochi al mondo ad aver salito le prime sei montagne più alte del mondo: l'Everest (a 8848 metri di quota) nel 2010, il K2 (a 8611 metri di quota) nel 2000, il Kangchenjunga (a 8586 metri di quota) nel 2014, il Lhotse (quota 8516 metri) nel 2018, il Makalu (a quota 8463 metri) nel 2016, il Cho Oyu (a quota 8210 metri) nel 1998 – che si concretizza durante il tentativo di salita in velocità di due ottomila tra cui il ShiSha Pangma (a quota 8048 metri) a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. A questi si aggiunge l’Annapurna (a quota 8091 metri) la cui vetta è stata raggiunta nel 2006, il Manaslu (quota 8163 metri) nel 2019 e il Dhalaugiri nel 2021.

 

Dal 2015 l'alpinista si dedica ad un progetto umanitario in Nepal, dove ha realizzato un orfanotrofio che accoglie bambini in età scolare particolarmente bisognosi perché orfani o perché vittime di situazioni famigliari disastrose. La struttura ospita fino a 25 bimbi, da qui il nome Sanonani House, che in Nepalese significa Piccolo Bambino. Ai piccoli ospiti viene assicurato da parte di personale nepalese qualificato vitto, alloggio, istruzione ed una educazione nel rispetto della cultura locale.

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