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Volpi antropizzate rubano le scarpe e mangiano dalle ciotole dei cani e le predazioni sono sempre di più. Zanella: ''Ormai non alleviamo animali ma cibo per i selvatici''

Orsi, lupi e volpi: la radice dei problemi è la stessa ed è legata a una mancata cultura della convivenza con questi selvatici troppo spesso ''antropizzati'' volontariamente perché ''carini'' (è il caso delle volpi) o involontariamente attirandoli con mangiatoie, bidoni della spazzatura e animali non custoditi. L'allevatore Zanella nell'arco dell'estate ha perso 35 galline, 5 conigli, 20 quaglie e una quindicina di pulcini: ''Qui in paese questi animali mangiano di tutto, gatti compresi, e non sono per nulla intimoriti. La Guardia forestale non può fare niente, così come il singolo cittadino''

Nella foto le galline di Zanella sbranate dalla volpe, un'immagine d'archivio e i conigli di Zanella che sono stati a loro volta uccisi nella notte
Di Francesca Cristoforetti - 06 ottobre 2021 - 18:27

MALE'. È un messaggio di sconforto quello di Sergio Zanella, giovane allevatore della val di Sole, esasperato per le continue aggressioni ai suoi animali da parte di carnivori di ogni genere, in particolare delle volpi, che ormai girano indisturbate nei paesi della valle. Una situazione insostenibile per gli allevatori, spiega Zanella: “Ormai non alleviamo animali ma cibo per i selvatici. In una settimana, nonostante recinti e ricoveri notturni, le volpi o quel che sembra uno sciacallo dorato mi hanno mangiato 4 conigli, una gallina, 2 pulcini e 10 quaglie. Se consideriamo le 25 galline sparite in una notte di luglio lascio a voi i commenti”.

 

Sergio Zanella vive da oltre un anno a Magras, frazione di Malè, fa l’insegnante e possiede una piccola azienda agricola. Apicoltore e allevatore per passione possiede infatti un piccolo gregge di pecore, delle galline di una razza autoctona e 4- 5 conigli per uso personale. La situazione è diventata sempre più ingestibile, non essendoci più tutela per gli allevatori: solo nell’arco di quest’estate il giovane ha perso 35 galline, 5 conigli, 20 quaglie e una quindicina di pulcini. “E’ ormai impossibile riuscire ad allevare bestie se non prevedi il fatto di tenerle chiuse 24 ore su 24 in gabbia o in uno spazio muratura – sostiene Zanella –. Continuano ad arrivare animali di vario tipo che te le mangiano a qualsiasi ora del giorno e te le portano via. La settimana scorsa sono stati sbranati al pascolo 2 asini oltre ai 5 di venti giorni fa. Lo so che la soluzione fondamentalmente non c’è, però d’altra parte continuare a subire o darsi la colpa non è giusto”.

 

Una situazione alla quale non sembra esserci una soluzione vera e propria, ma non sembra nemmeno che gli allevatori vengano ascoltati: “Settimana prossima ho tutti i parti delle pecore e non so cosa fare, perché nel momento in cui nascono gli agnelli l’odore della placenta richiama subito i carnivori di ogni genere. Un allevatore non può fare nulla. Non c’è nemmeno un indennizzo, o meglio per un danno da volpe bisogna superare una franchigia di 200 euro per essere rimborsati e una volpe è difficile che ti faccia un danno di tale somma in un singolo atto. Se il valore commerciale è al di sotto di questa soglia non si riceve nulla”. È difficile e complessa anche la gestione degli animali con le misure di protezione che non sembrano essere sufficienti. Come sottolinea Zanella “un deterrente pensato per l’orso non può essere valido per la volpe''. ''Io - chiarisce il giovane allevatore - intorno al pollaio ho una recinzione di due metri ma la volpe in quel recinto ci passa”.

 

Il problema sta anche nel rapporto uomo - animale perché manca una cultura della convivenza anche nelle valli e sulle montagne trentine e sono tantissimi gli esempi in questo senso. Gli orsi vengono attirati nei centri abitati da bidoni della spazzatura perché amministrazioni e politica dopo decenni non hanno ancora fatto abbastanza per posizionare quelli anti-orso. Nei boschi esistono ancora le mangiatoie che vengono riempite per avvicinare gli ungulati e finiscono per ''antropizzare'' anche i plantigradi mettendoli poi nei guai. I lupi sono addirittura attirati dai residenti con wurstel e costine per poter scattare un selfie. E più in generale sono ancora troppe le situazioni in cui gli allevatori non proteggono i propri animali con gli strumenti necessari (che vanno loro forniti anche dalle istituzioni) esponendoli alla predazione e abituando i predatori a questo tipo di situazioni. 

 

Insomma, c'è tanto da fare, e c'è tantissimo da fare anche con le volpi animali ''carini'' che spesso erroneamente vengono nutriti quasi fossero animali domestici, abituandole di conseguenza ad avvicinarsi pericolosamente ai centri abitati. “Quando gli attacchi sono ripetuti, ormai a qualsiasi orario del giorno o della notte, vuol dire che gli animali selvatici (in questo caso le volpi) non hanno alcun timore dell'uomo – dice Zanella – non percepiscono alcuna differenza tra un luogo selvaggio e uno antropizzato. Non è normale che dall'imbrunire all'alba le volpi camminino tranquillamente per strade, cortili e giardini in cerca di cibo facile mangiando dalle ciotole di cani e gatti. Non è naturale che questi animali quotidianamente passino in rassegna le porte di casa per portare via scarpe o altri oggetti. Qui in paese questi animali mangiano di tutto, gatti compresi, e non sono per nulla intimoriti. La Guardia forestale non può fare niente, così come il singolo cittadino. La risposta è che dobbiamo tenercele anche se non è un animale tutelato e a lungo andare questo porta ad una situazione di sfiducia”.

 

“Sono consapevole che l'uomo non possa controllare tutto e che ciò non sia né nelle sue possibilità né nei suoi diritti – chiarisce l’allevatore – il problema è il perpetuo rimanere ad osservare nell'attesa che le cose migliorino da sole. C’è sempre meno buonsenso nella gestione dei carnivori. I cacciatori ad esempio sono autorizzati a colpire le volpi, ma perché a risolvere un problema non può essere chi indossa una divisa ed è legittimato a farlo?”. C’è ancora troppo silenzio su questa problematica, senza che nessuno agisca realmente e probabilmente servirebbero interventi drastici per modificare la cultura di chi oggi si trova a vivere a contatto con questi animali. Un impegno condiviso per trovare un nuovo equilibrio.

 

“Vorrei meno omertà - conclude Zanella -. E in questo silenzio i problemi aumentano mentre passa la passione di chi si dedica agli animali e alla cura del territorio”.

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