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"Basta sandali e tacchi in montagna, l'assicurazione diventi obbligatoria". La provocazione del Cai Alto Adige. Il soccorso alpino: "Molti incidenti evitabili"

Quest'estate sono state diverse le segnalazioni di escursionisti privi di abbigliamento consono alla montagna. Zanella: "In montagna non si scherza. Scarsa conoscenza e sottovalutazione dell'ambiente". Gajer: "Il viaggio in elicottero costa 140 euro al minuto. Assicurazione obbligatoria? Avere una copertura non è un idea sbagliata"

Foto d'archivio
Di Francesca Cristoforetti - 11 agosto 2022 - 20:34

BOLZANO. "Sono troppe le persone in sandali, scarpe di tela o tacchi su ghiaioni e ghiacciai, episodi sempre più frequenti. A questo punto capisco la decisione di un'assicurazione obbligatoria per chi va in montagna". E' questa la riposta del presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella, che dopo l'ennesimo episodio di escursionisti trovati in montagna senza un abbigliamento consono, lancia una provocazione commentando la scelta del sindaco di Saint-Gervais, Raymond Chapuy.

 

Il primo cittadino del comune francese soltanto poco tempo fa aveva dichiarato che chi avesse scalato il Monte Bianco, dal versante francese fino in vetta, avrebbe dovuto versare una cauzione da 15 mila euro. Nella sua ordinanza infatti viene spiegato che 10mila euro sono pari "al costo medio dei soccorsi" e 5mila euro per "le spese di sepoltura della vittima" (Qui l'articolo).

 

"Chiaramente un'assicurazione sarebbe impossibile da imporre e soprattutto non sarebbe possibile un controllo - aggiunge il presidente del Cai - ma questo servirebbe per far capire alle persone che in montagna non si scherza. Sta diventando un problema".

 

Soltanto la scorsa settimana sotto il Gran Pilastro, riporta il Soccorso alpino dell'Alto Adige, sono stati avvistati degli escursionisti con i sandali ai piedi in alta quota, una scena che negli ultimi tempi non risulta nuova.

 

Non solo calzature da spiaggia ma anche tacchi sui sentieri di montagna, come dimostra una foto circolata in rete quest'estate. "Il problema delle persone è la scarsa conoscenza e sottovalutazione dell'ambiente montano", ribadisce Zanella che più volte ha sollevato la questione.

 

Sul territorio sono già presenti molte associazioni alpinistiche che offrono un'assicurazione per coprire i costi degli infortuni e dei soccorsi, compreso il Cai. "Negli impianti da sci di solito nel costo dello skipass viene offerta anche una copertura per i soccorsi per esempio", aggiunge.

 

Aumentano quindi gli incidenti, perché a detta di Zanella, "spesso manca il buon senso - sostiene - se si va su un ghiacciaio o se bisogna camminare su un ghiaione non si può andare senza l'attrezzatura adatta. Ricordiamoci che sono gli escursionisti a rischiare la vita in primis. Inoltre si fa perdere tempo ai soccorritori che potrebbero intervenire per altre urgenze".

 

"Un intervento in elisoccorso costa migliaia di euro per la comunità - spiega anche il presidente del Cnsas dell'Alto Adige Giorgio Gajer - il viaggio in elicottero costa 140 euro al minuto. Tanti si potrebbero evitare. Assicurazione obbligatoria? Il fatto di avere una copertura non è un idea sbagliata, potrebbe essere una bella soluzione per affrontare anche la montagna con più tranquillità".

 

Diversi incidenti potrebbero essere evitati con un'attenzione maggiore alla prevenzione e sicurezza, conferma Gajer: "Siamo molto preoccupati per questo mese di agosto: c'è molta voglia di tornare in montagna, complice anche la pandemia, ma manca pianificazione. Andare in montagna è una scelta che comporta un margine di rischio. Il rischio zero non esiste. Da più parti si invoca una legge in grado di arginare i tanti incidenti in quota, ma attualmente non esiste una normativa con regole specifiche". 

 

Il Soccorso alpino è un ente "obbligato a intervenire in terreno impervio - riporta il presidente Gajer - un'operazione di soccorso alpino oltre a impegnare mezzi e decine di volontari mette spesso a rischio la loro vita, tanti compagni li abbiamo già persi".

 

In aumento "in maniera esponenziale" anche gli interventi per le e-bike, dichiara lo stesso Soccorso alpino. "Troppe persone si improvvisano ciclisti riversandosi in montagna", conferma anche il Cai.

 

Il presidente del Cnsas rinnova l'appello a porre attenzione ai percorsi di montagna, attrezzandosi e informandosi: "Non basta soltanto una preparazione fisica ma anche quella psicologica. Bisogna essere in grado di saper rinunciare, capire e accettare i propri limiti, anche in base alle condizioni metereologiche bisogna essere capaci di tornare indietro se necessario".

 

Oltre all'abbigliamento ed equipaggiamento adeguati alla difficoltà dell'escursione, non vanno sottovalutati i liquidi da portare con sé vista anche la scarsità idrica che ha costretto Comuni e rifugi a razionalizzare l'acqua, chiudendo sorgenti e fontane. "Ricordiamo la possibilità di scaricare l'app 'GeoResQ' - conclude Gajer - un servizio di geolocalizzazione gratuito per i soci Cai, utile per inoltrare le richieste di soccorso tenendo traccia del percorso, comunicando l'allarme alla centrale operativa 24 ore su 24". 

 

Sul sito (Qui il link) è inoltre possibile reperire informazioni e opuscoli in pdf da scaricare per recarsi in montagna in sicurezza. 

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