Dai "Kaiserschmarren vegani" alla crostata senza glutine: al rifugio Vajolet dal menù vegetariano a quello 100% vegetale per "includere tutti"
Dal 2014 il rifugio Vajolet a 2.243 metri di altitudine, accanto alla cucina tradizionale tipica di montagna, propone un menù vegano e vegetariano. Dallapiazza: "Nonostante lo scetticismo iniziale è una cucina che sta prendendo piede. E' cambiata la sensibilità del cliente, c'è maggior attenzione a quello che si mangia. Rivisitiamo i piatti tipici in chiave diversa"

TRENTO. Dai canederli vegani ai ravioli di cavolfiore panna e pesto agli gnocchi di polenta con ragù di soia. "Adesso abbiamo aggiunto anche i kaiserschmarren e la panna cotta, ma anche la crostata senza glutine". Così Karin Dallapiazza, che insieme a suo marito Fabio Bernard gestisce il Rifugio Vajolet dal 1990 racconta il suo menù vegetariano, vegano e senza glutine a 2.243 metri di altitudine. Una lista che di anno in anno aumenta, presentando un'offerta sempre più ricca accanto al classico piatto "polenta e spezzatino" come aveva già riportato Il Dolomiti (Qui l'articolo).
"Siamo arrivati a 14 piatti caldi e 7 dessert, senza contare che la caffetteria come la nostra cioccolata e cappuccino con latte di soia", aggiunge. Un'idea partita ancora molti anni fa, nel 2014, un'offerta "insolita" che nonostante lo scetticismo iniziale ora spopola tra i clienti. "Abbiamo proposto una cucina vegetariana e vegana in quota, in un rifiugio Cai, accanto alla cucina più tradizionale a base di carne. Questa è stata una novità, siamo stati tra i primi sulle Dolomiti. Abbiamo rivisitato i piatti tipici di montagna per riproporli in chiave diversa, senza essere a base di prodotti di origine animale".

Quest'anno appaiono nuovi dolci sulla lista come il kaiserschmarren, tipico dolce austriaco, rivisitato e preparato "con tanta mela e curcuma al posto dell'uovo per mantenere il colore e sofficità".
Nel corso degli anni, sostiene Dallapiazza, è cambiato il modo di mangiare ma soprattutto il turista in questo modo ha più scelta. "E' cambiata la sensibilità anche per chi va in montagna - spiega - il turista è più consapevole e c'è maggior attenzione a ciò che si mangia. Io ho proposto questo tipo di cucina dopo che ho iniziato ad avere delle intolleranze alimentari. Così abbiamo trovato un modo per includere tutti i nostri clienti, senza proporre una cucina basata esclusivamente o per la maggior parte su prodotti legati all'animale. Mi sono ritrovata più volte e non poter mangiare nulla nei rifugi e mi sono chiesta quante persone potrebbero essere nella mia stessa situazione".
Così nel 2014 sono iniziate le prime proposte sul menù che nel 2018 sono diventate parte del rifugio. "Una formula che funziona molto bene ora, proprio perché le persone possono provare qualcosa di diverso, anche senza essere vegani. All'inizio ha fatto fatica a prendere piede, non sono mancate parole sprezzanti proprio perché non tutti accettavano questa novità".
A questo si aggiunge anche una cucina per chi ha delle intolleranze al glutine: "Abbiamo aggiunto anche qualche prodotto senza glutine - conclude Dallapiazza - anche se non possiamo garantire la non contaminazione non avendone la possibilità in cucina".
I gestori del Rifugio Vajolet non la definiscono una sfida, ma solo "una realtà che si sta affermando sempre di più".














