Basta carne nel rifugio a quota 2.800, i gestori: "Solo 'ragù' di soia e piatti vegetali. Così riduciamo l'impatto sull'ambiente"
I gestori della struttura: " Considerando le sfide che comporta gestire un rifugio, passare ad un'alimentazione 100% vegetale è un passo logico e un modo efficace per ridurre l'impatto sull'ambiente. Consente di risparmiare risorse preziose, riduce le emissioni di CO₂ e semplifica le condizioni di trasporto e la catena del freddo"

AUSTRIA. Basta carne al Heinrich-Schwaiger-Haus. Non è il primo rifugio ad aver fatto questa scelta in Austria e la volontà è quella di diventare sempre più "sostenibili e di avere un impatto sempre minore all'ambiente".
A dirlo sono gli stessi gestori della struttura che sorge a oltre 2.800 metri di quota sul Grosses Wiesbachhorn, che sui social hanno annunciato la novità: "A partire dalla stagione estiva 2025 - si legge in un post apparso su Facebook - non troverete più carne in rifugio. Solo scelte vegetali, come il 'ragù' di soia".
Una scelta, quella fatta dai gestori del Heinrich-Schwaiger-Haus maturata da tempo e fatta per dei motivi ben precisi: "La decisione rientra nella nostra strategia di sostenibilità: la scorsa stagione abbiamo ricevuto il sigillo di qualità ambientale per la gestione del nostro rifugio dell'Alpine Club nel Parco nazionale degli Alti Tauri. Facciamo parte anche del programma "So schmeckt die Berge" ('Ecco che sapore hanno le montagne' ndr) e ci riforniamo principalmente di prodotti regionali".
"Ora, le rifugiste Kerstin Heimberg e Åke Thamer stanno compiendo il passo successivo. Considerando le sfide che comporta gestire un rifugio di montagna semplicemente a causa della sua posizione in alta quota, passare ad un'alimentazione 100% vegetariana è un passo logico e un modo efficace per ridurre l'impatto sull'ambiente".
L'alimentazione a base vegetale consente infatti "di risparmiare risorse preziose, riduce le emissioni di CO₂ e semplifica le condizioni di trasporto e la catena del freddo". La proposta sembra essere stata ben accolta in zona e induce ad un'inevitabile riflessione: sarà necessario in futuro adottare iniziative del genere anche altrove in quota (e non)?
Si tratta, ad ogni modo, di una scelta che si inserisce in un dibattito già avviato: quello relativo ad una montagna che cambia, 'divisa' fra chi la vorrebbe mantenere più che mai autentica e vicina alla tradizione e chi invece vorrebbe 'modernizzarla', portando sulle terre alte quanto è possibile trovare anche in valle.


















