Due morti in 8 giorni sulla stessa ferrata, l'esperto: ''La Santner era considerata facile ma i tempi sono cambiati. Troppi punti senza cordino''. Il Cai: ''C'è preoccupazione'
L'autore e fotografo Tommaso Forin: "Sicuramente il livello di esperienza dei frequentatori si è abbassato ma due morti in poco tempo, purtroppo, non sono una coincidenza". Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Le vie vanno riclassificate ma è fondamentale essere preparati e attrezzati: rifugi nuovi e impianti a fune, così la montagna sembra accessibile e semplice ma è un ambiente comunque rischioso. Preoccupati per l'impreparazione degli escursionisti"

BOLZANO. "La maggior parte del sentiero è senza funi e in diversi punti è particolarmente rischioso perché esposto e senza assicurazioni". Queste le parole di Tommaso Forin, autore e fotografo esperto conoscitore delle montagne dopo che è stata registrata la seconda vittima in appena 8 giorni sul Catinaccio e sempre sulla ferrata Santner. "Sicuramente il livello di esperienza dei frequentatori della montagna, e in questo caso delle vie ferrate, si è abbassato ma due morti in poco tempo, purtroppo, sono troppi e non possono essere una coincidenza".
Un bilancio già pesante sulla ferrata Santner: nove giorni fa un turista friulano di 54 anni è morto, ieri invece una donna di 56 anni è precipitata per svariati metri. Poi, sempre sul Catinaccio, aveva perso la vita il 28enne di Castelrotto Thomas Lang. Il giovane si trovava assieme a un amico e alla fidanzata sulla ferrata Laurenzi quando è scivolato in un dirupo per un centinaio di metri.
"Sono troppi". Conferma Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige. "Siamo preoccupati: già ora è un'estate difficile per i soccorritori chiamati a intervenire in quota e, purtroppo, temo che sarà ancora più complessa con l'inizio di agosto. Solitamente si sale la ferrata e poi si scende a valle attraverso il Vajolet e il Coronelle. Forse alla base della scelta di ritornare indietro dal sentiero attrezzato è stata dettata dall'essersi attardati. La caduta nel vuoto significa però che non era legata. Quell'escursione non è difficile ma bisogna ricordare che non esistono ferrate facili, queste vie non possono essere sottovalutate e bisogna sempre affrontarle con imbragatura e la massima cautela".
La ferrata Santner è indubbiamente tra le zone più conosciute e più suggestive delle Dolomiti con un'altitudine minima di 2.337 metri e massima di 2.741 metri. Porta dal rifugio Fronza a passo e da lì nella valle del Vajolet. Un'area molto frequentata, sempre di più con le montagne prese d'assalto con molte più opportunità per avvicinarsi all'ambiente montano: non solo più escursioni, passeggiate e vie. Oggi in generale sono molte di più le possibilità per arrivare in vetta.
"La curiosità per il rifugio rinnovato sicuramente gioca un ruolo nell'attrattività della montagna. Poi la presenza degli impianti funiviari che facilitano la possibilità di arrivare in vetta, la semplicità di raggiungere la cima e le promozione delle Aziende di soggiorno possono creare un equivoco per cui la montagna è facile e semplice. Ma non è così. Inoltre c'è troppo affollamento lungo le ferrate - evidenzia Zanella - troppi escursionisti impreparati che sopravvalutano le proprie capacità e contemporaneamente sottovalutano i pericoli. Molte le persone che finiscono in difficoltà perché calcolano male i tempi, sono spossati e non hanno l'attrezzatura adatta".
E' evidente che la macchina dei soccorsi è costretta a entrare in azione per comportamenti superficiali, incapacità e abbigliamento non adeguato. Il messaggio che la montagna sia per tutti può portare gli escursionisti a sottovalutare pericoli o comportamenti poco responsabili. "Le soluzioni studiate e pensate 30 anni fa non vanno più bene - Forin - l'escursionista si aspetta un percorso totalmente attrezzato: invece ci sono tratti esposti e senza assicurazioni. Le scale di difficoltà del Cai sono ormai inadeguate: la Santner è EEA più dei tratti di alpinismo".
I soccorritori sono preparati e sempre pronti a entrare in azione per tutti gli interventi. Ma gli incidenti in serie e le numerose chiamate al Numero unico per le emergenze fa suonare più di un campanello d'allarme. "Ho paura che sia solo l'inizio e bisogna informare ancora di più i turisti sui corretti comportamenti. L'ambiente in quota presenta sempre dei rischi e bisogna essere scrupolosi quando si prepara un'escursione. Una riclassificazione delle vie nel prossimo futuro è inevitabile, anche perché si aggiungono troppo velocemente nuovi itinerari. L'appello è quello di prepararsi, informarsi e indossare sempre abbigliamento adeguato, caschetto e avere comportamenti responsabili", conclude Zanella.














