Due morti sulla stessa ferrata, l'Avs: ''Se c'è troppa gente bisogna avere il coraggio di cambiare zona e di farsi accompagnare se non si è abbastanza esperti''
Se il Cai è possibilista sulla riclassificazione dei sentieri, l'Alpenverein è più scettica: ''Oggi gli escursionisti si aspettano vie attrezzate dall'inizio alla fine ma questa dinamica si è sviluppata negli ultimi 15 anni. Una ferrata come la Santner mantiene le caratteristiche di quando è stata aperta". E sulla gestione è rimpallo di responsabilità con l'Associazione turistica locale che preferisce non rispondere

BOLZANO. "Siamo consapevoli che dobbiamo intensificare ancora di più le azioni di sensibilizzazione verso turisti e residenti perché c'è più impreparazione all'ambiente montano". A dirlo Stefan Steinegger, dipendente dell'Alpenverein per gli sport di montagna e della formazione. "Il rischio zero in montagna non esiste e bisogna seguire le regole di comportamento: pianificare l'escursione, avere tutta l'attrezzatura adeguata, guardare il meteo e non sopravvalutare le proprie condizioni fisiche. E se necessario farsi accompagnare da professionisti preparati".
Il bilancio sulla ferrata Santner è pesante con due morti in appena 8 giorni. Non solo, sempre sul Catinaccio, aveva perso la vita il 28enne di Castelrotto Thomas Lang. Il giovane si trovava assieme a un amico e alla fidanzata sulla ferrata Laurenzi quando è scivolato in un dirupo per un centinaio di metri.
"Siamo preoccupati: già ora è un'estate difficile per i soccorritori chiamati a intervenire in quota e, purtroppo, temo che sarà ancora più complessa con l'inizio di agosto. Quell'escursione non è difficile ma bisogna ricordare che non esistono ferrate facili, queste vie non possono essere sottovalutate e bisogna sempre affrontarle con imbragatura e la massima cautela e forse il nuovo rifugio crea curiosità e attira più persone" (Qui articolo), aveva spiegato a Il Dolomiti il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, mentre il responsabile dell'Avs ribadisce: "L'appello è quello di prestare sempre grande attenzione: pianificare le uscite e, se necessario, avere anche il coraggio di rinunciare. Se una zona è troppo frequentata in quella giornata, forse è meglio cambiare meta. Questo permette anche una migliore gestione dei flussi e un presidio più semplice della montagna. Le basi di avvicinamento all'ambiente montano sono sempre le stesse ma la responsabilità personale e l'uso della testa possono fare la differenza".
C'è un rimpallo di responsabilità sulla gestione: Cai e Avs evidenziano che lì la competenza è dell'Associazione turistica locale, mentre quest'ultima spiega a Il Dolomiti che non è compito loro e che non vuole rilasciare dichiarazioni. Ma oltre questo aspetto, resta la preoccupazione per i numerosi incidenti in quota, molti dei quali che costano la vita agli escursionisti.
"Gli errori in montagna possono accadere - aggiunge Steinegger - ma se si seguono le regole si riducono i rischi. Si deve adeguatamente pensare alla sicurezza. Poi è importante parlare con gli altri escursionisti, soprattutto in caso di incrocio o di sorpasso. Si spera sempre che non ci siano eventi gravi ma sappiamo che c'è sempre una percentuale di incidenti".
Se il Cai è più possibilista sulla riclassificazione di determinati sentieri, anche attrezzati, l'Avs non sembra convinta di intraprendere questa direzione.
"Le vie sulle Dolomiti non sono difficili perché non sono pensante per l'avventura. Certo - conclude Steinegger - oggi gli escursionisti si aspettano vie attrezzate dall'inizio alla fine del percorso ma questa è una dinamica che si è sviluppata negli ultimi 15 anni. Una ferrata come la Santner mantiene le caratteristiche e la logica di quando è stata aperta più di un secolo fa. Questa vocazione non può essere persa o sacrificata per le esigenze moderne: bisogna prepararsi quando si affronta un'escursione e aver presente i propri limiti. E' fondamentale la preparazione e questo comporta un maggior impegno di sensibilizzazione".


















