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Bolzano
04 ottobre | 21:09

"Dopo le morti avevamo timore della ferrata Santner ma il vero pericolo è un altro. Cosa si aspetta a sistemare il sentiero?". Il punto del Cai Alto Adige

La segnalazione di un lettore sulla ferrata Santner, l'estate scorsa al centro di un dibattito a causa di due morti in 8 giorni. Ecco la replica di Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai dell'Alto Adige

BOLZANO. "Il vero pericolo è il percorso di avvicinamento e non tanto la ferrata Santner". A dirlo un lettore de il Dolomiti e frequentatore delle montagne, reduce da un periodo di vacanza in val di Fassa con il figlio, il quale con la moglie ha deciso di raggiungere il rifugio Fronza e poi di affrontare la via attrezzata. "Avevo qualche dubbio dopo il dibattito a seguito delle morti avvenute negli ultimi tempi ma alla fine ci si sono chiarite le idee sulla reale pericolosità del sentiero". 

 

Il riferimento è gli incidenti dell'anno scorso, eventi che erano costati la vita a due escursionisti in appena 8 giorni, mentre sul Catinaccio era morto un 28enne di Castelrotto, scivolato in un dirupo per un centinaio di metri. Una serie di interventi che aveva preoccupato il Cai e i soccorritori. Negli scorsi giorni il figlio e la moglie si sono cimentati nella ferrata Santner. Una coppia preparata, spiega il padre, in quanto il ragazzo ha praticato free climbing a livello agonistico. Insomma, "non turisti da infradito ai piedi ma avevano imbrago, casco, cordini, moschettoni e tutto il necessario".

 

La ferrata non è il problema "ma il pericolo è il percorso di avvicinamento dal rifugio Fronza. Un lungo attraversamento su un terreno in forte pendenza, su un sentiero non sempre tracciato e con esposizioni su uno strapiombo, in cui i passaggi a rischio sono più di una decina, e chi cade non si ferma. Nessuna sicurezza, nessuna corda fissa, niente di niente: ho visto la panoramica che ha fatto dalla ferrata".

 

Da qui la decisione di interessare le autorità perché "chi va a fare una ferrata sa che affronterà delle difficoltà ma nello stesso tempo si aspetta una certa preparazione della montagna. Non è certo preparato a questo tipo di avvicinamento così pericoloso. Già nel 2013 c'era chi si lamentava del tratto ma sembra che si sia fatto poco e non sempre si può dare la colpa agli 'scalatori con l'infradito'. Gli organi competenti si dovrebbero dare una mossa, non bastano le lapidi commemorative all'inizio del percorso".

 

Ricevuta la lettera, abbiamo interpellato Carlo Alberto Zanella per un punto sulla situazione. Già l'anno scorso il presidente del Cai Alto Adige, pur nella 'facilità' della ferrata Santner, non aveva escluso in generale che fosse arrivato il tempo di una riclassificazione di determinati sentieri, anche a fronte dell'esposizione dei social e un aumento dei flussi che possono comportare delle difficoltà gestionali.

 

"La ferrata Santner è tra le più frequentate delle Dolomiti", dice Zanella. "Ma non sono mai arrivate lamentele per quel tratto di avvicinamento. Le segnalazioni sono tutte importanti e vengono valutate con attenzione, fermo restando che dobbiamo ricordarci sempre che siamo in un ambiente roccioso e non su un sentiero turistico, perciò ci sono sempre delle difficoltà. E' fondamentale la concentrazione e l'attenzione". 

 

E' soprattutto un altro, per il Cai dell'Alto Adige, un punto particolarmente complesso. "Personalmente ho affrontato molte volte la ferrata Santner e in particolare la parte finale dove è presente un nevaio merita un surplus di attenzione", conclude Zanella.

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