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L’alleanza fra pastori e scienziati per proteggere i pascoli: “Abbattere lupi e orsi non serve, la convivenza è necessaria e fattibile”

In Alto Adige esiste un gruppo di ricerca speciale che promuovere la convivenza con i grandi carnivori, fra tradizione e innovazione: “Attorno all’antichissima cultura dell’economia dei pascoli e della pastorizia abbiamo perso molto sapere che va recuperato”

Pastore della Sila - Foto Bernd Karner
Di Tiziano Grottolo - 15 maggio 2022 - 18:09

BOLZANO. Philipp Bertagnolli è circondato da animali da quando è bambino, oggi è uno dei pastori che alleva le capre di montagna della val Passiria. “In Alto Adige – spiega – abbiamo un’agricoltura caratterizzata da strutture molto piccole, qui sono in pochi che vivono della loro attività agricola”. Anche Bertagnolli per vivere lavora come forestale. Ad ogni modo anche lui ha dovuto fare i conti con il ritorno dei grandi carnivori, “l’orso e il lupo ti mettono alla prova, quando attaccano il tuo gregge, è sempre troppo tardi”.

 

Per questo l’idea è quella di intervenire prima che avvengano gli attacchi, cioè investendo sulla prevenzione. “Gli studi – osserva Bertagnolli – ci dicono che abbattere alcuni lupi o altri carnivori non protegge le greggi”. Per aiutare gli allevatori dell’Alto Adige di fronte a questi cambiamenti due anni fa è stato creato il gruppo di lavoro Cultura della Pastorizia che fa parte del consorzio di formazione Südtiroler Bildungszentrum, che da cinquant’anni porta avanti progetti pionieristici nell’ambito della formazione, dal campo sociale alla cultura.

 

La cultura nasce se il sapere viene trasmesso”, afferma il presidente del Südtiroler Bildungszentrum Bernd Karner. “Attorno all’antichissima cultura dell’economia dei pascoli e della pastorizia abbiamo perso molto sapere che va recuperato. Le pecore che pascolano ma sono abbandonate a loro stesse non possono garantire il mantenimento dei pascoli”.

Secondo il presidente del Südtiroler Bildungszentrum serve una maggior presenza di uomini e donne pastori: “Nel nostro gruppo Cultura della Pastorizia ce ne sono diversi e durante la nostra attività veniamo sempre  a conoscenza di nuove persone che fanno questo lavoro. Colpisce molto la determinazione con cui i pastori affrontano problemi che inevitabilmente si presentano durante la loro attività”.

 

Attualmente sono 35 i membri che fanno parte nel gruppo Cultura della Pastorizia e come sottolinea Johanna Platzgummer, una delle referenti, queste persone sono attive nei campi più disparati, dalla pastorizia alla sociologia. “Ci sono pastori che lavorano in malga e che si occupano della transumanza ma anche forestali, botanici, biologhe, scienziate di etnologia europea, psicologi del lavoro, sociologhi e storiche. Tutti condividono l’idea che la protezione pascoli sia necessaria e fattibile”.

 

Le azioni messe in campo dal gruppo sono molte e soprattutto concrete. C’è la supervisione nella scelta dei cani da gaurdiania ma si insegna anche a come installare i recinti efficaci contro i grandi carnivori, anche in presenza di corsi d’acqua. Si trattano persino i problemi connessi al cambiamento climatico e alla massiccia perdita di biodiversità, fino a discutere sulla necessità di ristrutturare l’agricoltura. “I giovani sono i primi a valorizzare il sapere e l’approccio ampio del management del pascolo, di cui la protezione delle greggi è solo una parte, benché molto importante. Serve un approccio pragmatico e lungimirante per riposizionare la pastorizia in vista delle future generazioni,” dichiara Platzgummer.

Dall’ottobre 2021 in Alto Adige la professione di pastore è stata ufficialmente riconosciuta. La scuola agraria Salern a Varna ha organizzato quest’anno un corso che si conclude in questi giorni, rilasciando una qualifica valida in tutta l’Unione europea. La formazione abbina teoria e pratica: riconoscere le più frequenti malattie degli animali, gestire le aree da pascolo, utilizzare gli strumenti per la protezione delle greggi, dal posizionamento di recinti elettrificati al tradizionale lavoro con i cani da conduzione e quelli da guardiania.

 

L’obiettivo dei vari progetti è quello di promuovere la convivenza fra le attività umane e il ritorno dei grandi carnivori. Seguendo i consigli che gli erano arrivati dal gruppo Cultura della Pastorizia, nel 2021, Bertagnolli comprò due cani dell’antica razza del Pastore della Sila, selezionata proprio per accompagnare e proteggere le greggi. Quando le capre pascolano sopra la malga Soy in val Martello, le femmine di Pastore della Sila, da poco affiancate da un giovane maschio, fanno da guardiane. Durante l’inverno, fino a maggio, stanno nel vigneto della famiglia Bertagnolli sopra Lana, al maso Grieb. I cani da guardiania marcano il pascolo e ciò segnala ai lupi che non avranno gioco facile. Infatti è raro che i lupi si scontrino con i cani da guardiania

 

“Nel corso del nostro progetto abbiamo monitorato la malga dove erano presenti 150 capre sorvegliate dai cani di guardiania”, aggiunge Platzgummer. Uno dei cani e pure una capra erano stati dotati di collare Gps per rilevarne i movimenti e studiarne i comportamenti: “Non ci sono più state predazioni – conclude – e non si sono verificati incidenti né con i turisti né con gli altri ungulati selvatici”. In altre parole, da quel momento la convivenza con i lupi nella zona della val Martello non è più un’utopia.

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