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| 03 giu 2022 | 16:56

Sui ghiacciai è già estate e spuntano i fiori (FOTO): “Siamo ai minimi di sempre, la situazione dell'innevamento in quota è quella che dovrebbe esserci a metà luglio”

Sul ghiacciaio Ciardoney, nel Parco nazionale del Gran Paradiso, la situazione è allarmante: la Società meteorologica italiana negli scorsi giorni ha condotto le misure in quota, evidenziando spessori nevosi tra 165 e 25 centimetri, appena un quarto del normale e il minimo di un trentennio d'osservazioni. “La situazione pone i presupposti per gravose perdite di massa glaciale nell'estate 2022”

Sui ghiacciai è già estate e spuntano i fiori: “Siamo ai minimi di sempre
Foto di Daniele Cat Berro e Luca Mercalli

TORINO. “Il contesto ambientale-fenologico è quello che sarebbe normale a metà luglio”. È questa, in sintesi, l'allarmante situazione riportata dalla Società meteorologica italiana in merito alla condizione del ghiacciaio Ciardoney, nel Parco nazionale del Gran Paradiso, dove la precoce scomparsa del manto nevoso ed il caldo estivo registrato a maggio hanno portato addirittura alla fioritura delle piante che colonizzano i detriti della piana proglaciale. Il presidente dell'associazione Luca Mercalli si è infatti recato negli scorsi giorni sul posto insieme all'equipe della Smi e dell'Ente Parco nazionale del Gran Paradiso, per portare avanti i consueti rilievi di spessore e densità del manto nevoso, determinando così il bilancio invernale sul ghiacciaio (iniziati nel 1992).


I risultati? “Come era prevedibile – dicono gli esperti – date le scarsissime precipitazioni intervenute da fine autunno 2021, peraltro combinate con temperature precocemente estive in maggio 2022, l'innevamento sul ghiacciaio al termine della stagione di accumulo era eccezionalmente scarso, con spessori nevosi decrescenti da un massimo di 165 centimetri al Colle Ciardoney a un minimo di appena 25 centimetri nel settore mediano, e un equivalente d'acqua complessivo valutato in 390 millimetri, di gran lunga record negativi in almeno 31 anni di osservazioni, ma ragionevolmente anche da tempi ben più lunghi”. Nel dettaglio, aveva spiegato lo stesso Mercalli a il Dolomiti, quello appena trascorso è stato uno dei mesi di maggio più caldi degli ultimi 200 anni (Qui Articolo). 

Per fornire un metro di paragone, mentre quest'anno a quota 3120 metri sul livello del mare sono stati rilevati 165 centimetri di spessore nevoso, normalmente ad inizio giugno quello stesso valore si aggira sui 350-400 centimetri. Nel dettaglio lo spessore della neve rilevato è stato pari a 98 centimetri a 3.055 metri, 100 centimetri a quota 3.000, 25 centimetri a 3.190 metri e 90 centimetri a 2.964 metri. Guardando poi alla serie degli accumuli invernali (specifici sul Ciardoney) espressi in millimetri d'acqua equivalenti: “Il valore di 390 del 2021-2022 – scrivono gli esperti – è pari ad appena un quarto della media del periodo 2012-2021”. Se si considera poi che le annate precedenti il 2012, a causa dell'utilizzo di tubi carotieri con caratteristiche diverse, potrebbero essere sottostimate: “A maggior ragione il valore di quest'anno, già di per sé ai minimi dell'intera serie, assume ancor più caratteristica di assoluta eccezionalità”.


Come detto, a 3020 metri di quota il manto nevoso, ribadiscono gli esperti: “Era spesso appena 25 centimetri, valore minimo mai misurato in un trentennio in qualunque punto di misura sul ghiacciaio in questa stagione. Il caldo di questi giorni farà certamente fondere questo esiguo spessore in meno di una settimana, riportando alla luce il ghiaccio sottostante con inedita precocità, tenendo prese che di solito, anche nelle recenti stagioni calde e poco innevate, il ghiacciaio ha cominciato a 'scoprirsi' nel settore mediano non prima di metà luglio. Così il periodo di esposizione della superficie glaciale alla radiazione solare nell'estate 2022 sarà particolarmente prolungato, permettendo gravose perdite di massa anche qualora le temperature estive non fossero così elevate”.

 

Come testimoniato dagli scatti realizzati sul posto dall'equipe della Società meteorologica italiana, la precoce scomparsa del manto nevoso ed il caldo estivo che si è verificato a maggio hanno favorito “una rapida e diffusa fioritura delle piante pioniere che colonizzano i detriti della piana proglaciale”. L'andamento di una stagione così anomala è descritto anche dai dati di altezza totale della neve al suolo teleosservata quotidianamente tramite la webcam presente alla stazione meteo (a 2850 metri di quota): lo spessore della neve si è esaurito del tutto quest'anno il 24 maggio, sottolineano gli esperti, con 28 giorni di anticipo rispetto alla data, già straordinariamente anticipata, del 2021 (21 giugno): “Proprio mentre di solito, in queste settimane di fine primavera, a 2850 metri si toccano i massimi annuali di spessore della neve”. Da quando, nel 1992, si è svolto il bilancio di massa, l'esaurimento nevoso registrato quest'anno è stato il più precoce in assoluto ma, aggiungono gli esperti: “Con ragionevole probabilità l'eccezionalità si estende nel passato a un periodo molto più lungo, forse ultrasecolare, tenendo presenti i dati meteorologici di Torino che in 220 anni non hanno mai evidenziato una simile combinazione di caldo e siccità invernale primaverile”.

 

Ricapitolando, si evidenzia nel report, tutti i parametri della stagione 2021-2022 risultano ai minimi in una serie dal 2012-2013,, ma ragionevolmente da tempi molto più lunghi:

  • minima quantità di neve fresca totale: 359 centimetri, il 45% della norma decennale (circa 800 centimetri) e pari a quanto si misura in media a quote di 1.600 metri, cioè 1250 metri più in basso, sul versante piemontese del Gran Paradiso
  • minimo spessore nevoso più elevato: 115 centimetri (la media è di circa 300 centimetri)
  • scomparsa della neve più anticipata: 24 maggio (un mese e mezzo prima della media, il 9 luglio)
  • minor numero di giorni con suolo innevato: 222 (50 in meno della media, 272)

Date le premesse, concludono gli esperti, è quindi probabile che nel 2022 si assisterà ad una deglaciazione massiccia. Nel frattempo una situazione analoga a quella del Ciardoney si sta verificano sul ghiacciaio del Grand Etret, sul versante valdostano del Gran Paradiso.

 

Foto di Daniele Cat Berro e Luca Mercalli

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