La Sat: ''Cascate da record e fiume enorme dal Mandrone? I ghiacciai sono nelle condizioni di fine estate (FOTO e VIDEO). Sciare ancora sullo Stelvio? Anacronistico''
Il presidente della Commissione glaciologica della Sat, Cristian Ferrari: "Sci d'estate sul ghiacciaio dello Stelvio? E' una montagna artificializzata e probabilmente, contributi pubblici a parte, regge ancora sul fronte economico. I teli, come sul Presena, non salvano il ghiacciaio quanto le piste. Questa è una scelta, seppur forse anacronistica"

TRENTO. "Il Mandrone sull'Adamello presenta le condizioni che solitamente rileviamo a fine estate". Queste le parole di Cristian Ferrari, presidente della Commissione glaciologica della Società degli alpinisti tridentini. "L'inverno secco e le precipitazioni primaverili praticamente assenti assestano un duro colpo ai ghiacciai: ci aspettiamo, purtroppo, un fortissimo saldo negativo, un trend simile all'anno più tragico, quello del 2003".
Il fiume d'acqua che scende verso la val Genova è di dimensioni impressionanti e indica una fusione in stato avanzato, anche se siamo solo a metà luglio. I campanelli d'allarme erano già stati fatti risuonare un mese fa: la copertura nevosa era già praticamente scomparsa e il ghiacciaio ancor prima che cominciasse l'estate era in condizioni da metà stagione calda.
Il report della commissione glaciologica dei primi di giugno spiegava che a fine maggio mediamente sui ghiacciai trentini era stata misurata una quantità di neve compresa tra il 50% e il 60% del valore medio della serie storica e diverse fronti glaciali si presentavano già prive di copertura nevosa, con circa un mese di anticipo rispetto a quanto registrato negli ultimi venti anni (QUI APPROFONDIMENTO).

Nel frattempo le temperature costantemente sopra la media non hanno mollato la presa. "Anche se non dobbiamo farci ingannare dalla portata di quello che sembra un fiume in piena perché si devono valutare molti dati, non si può negare il momento complicatissimo che vivono queste superfici. Il ghiacciaio del Mandrone, per esempio, perde mediamente 10/15 metri di fronte e circa 3 metri di spessore ogni anno ma questo 2022 evidenzia una fusione molto più marcata rispetto alle estati precedenti: ci aspettiamo un saldo negativo molto pesante".

Il report della commissione glaciologica citava, tra le fonti già scoperte, quelle della Marmolada, dove poi a inizio mese è avvenuta la tragedia costata la vita a 11 persone, e quelle del Mandrone, appunto. I ghiacciai trentini, ma in generale tutti quelli dell'arco alpino, non sono mai parsi così in sofferenza da quando esistono i rilevamenti sistematici.

"La copertura nevosa che rimane sui ghiacciai a fine stagione, soprattutto nella parte più alta, è quella che può consentire la lenta formazione di ghiaccio. A inizio luglio 2022 i ghiacciai assomigliano a quanto riscontrato al 18 settembre 2021". Continua Ferrari. "Se confrontiamo la copertura dello stesso periodo di luglio 2022 e 2021 si può notare la grossa differenza. La quasi scomparsa della neve dell'anno precedente e del firn (la neve che via via si trasforma in ghiaccio) degli anni precedenti, fa già capire ora come il bilancio di massa del ghiacciaio (la differenza tra neve caduta, il ghiaccio che si crea e quello che scompare con la neve per la fusione) sarà pesantemente negativo, segnando probabilmente per il 2022 un anno negativo, come il precedente 2003, un'annata nera".
L'assenza di perturbazioni significative che mette alle corde i ghiacciai, già provati da anni di arretramenti e di sofferenza, mentre in valle imperversa la siccità.
"Anche i bacini in quota (quelli delle foto satellitari) - aggiunge Ferrari - sembrano a livelli bassi, potrebbe essere stata usata a scopi idroelettrici ma comunque 12 mesi fa la situazione appariva a vista molto migliore. I ghiacciai sono sentinelle e sono una specie di rubinetto sempre aperto ma solitamente anche il resto del territorio assorbe e rilascia acqua: se continuano a arretrare fino alla scomparsa, perdiamo un bacino importante e che spesso viene dato per scontato. Nel giro di qualche decennio siamo destinati a perdere un serbatoio primario e fondamentale, soprattutto a fronte di stagionalità sempre più secche e avare di precipitazioni".
Non si parla solo della carenza di risorse idriche. "Aumenterà anche il rischio di instabilità idrogeologiche localizzate che potranno incidere sul fondovalle. Anche il permafrost in alta quota (terreno permanentemente congelato - aggiunge il presidente della Commissione glaciologica della Sat - si sta modificando e inciderà sulla stabilità del territorio".
A risentire delle conseguenze del surriscaldamento globale non sono (e saranno) soltanto ambiente, uomo (e le sue attività) ma anche flora e fauna: “Alcune specie animali, insetti o piante, hanno il loro habitat naturale in prossimità o su questi importanti ecosistemi. L’arretramento dei ghiacciai riduce, modifica o compromette l'habitat con il rischio di estinzione di alcuni elementi di questa biodiversità".
Negli ultimi 20 anni tutte le stazioni sciistiche sui ghiacciai hanno alzato bandiera bianca nel proporre lo sci d'estate, resiste solo lo Stelvio con le immagini dei maestri che scendono tra ruscelli d'acqua (Qui articolo e video).
"Anche a quote elevate nevica poco, produrre la neve programmata non conviene mai dal punto di vista ambientale e alimenta un po' un circolo vizioso. I teli, come sul Presena in generale, non salvano il ghiacciaio quanto le piste. E' comunque una scelta, seppur forse anacronistica. Ma è ormai una montagna artificializzata e probabilmente, contributi pubblici a parte, regge ancora sul fronte economico. Alla luce dei cambiamenti climatici e di periodi di siccità più o meno importanti che si potranno avere in futuro, forse conviene iniziare a interrogarsi su come accumulare risorse idriche e modificare la destinazione dei bacini per alimentare l'agricoltura e le dighe, così come prevede l'uso potabile di quest'acqua", conclude Ferrari.











