Zero termico a 5 mila metri e i ghiacciai che diventano fiumi (FOTO e VIDEO): "Si perdono 4 centimetri di spessore al giorno"
L'effetto dell'ondata di calore si sente nel fondovalle fin sulle cime delle montagne con i ghiacciai che reagiscono velocemente a questi eventi: "Fusione anche di notte e il poco manto nevoso dell'inverno è sparito". La Sat: "Raccomandiamo sempre la massima prudenza negli ambienti d’alta quota, soprattutto in questi giorni"

TRENTO. Zero termico sempre più in alto a infrangere record di altitudine e temperatura che fatica a far registrare il segno meno anche a quote alte. L'effetto dell'ondata di calore si sente dal fondovalle fin sulle cime delle montagne, con i ghiacciai che reagiscono velocemente a questi eventi, seppur di relativa breve durata, i corpi glaciali già in forte sofferenza sono infatti da giorni in fusione, anche in piena notte.

Verso la vetta del Monte Rossa sono stati toccati anche i +9,2 gradi. A mezzogiorno di martedì 22 agosto ai 4.4554 metri della Capanna Regina Margherita, un dato che si colloca a soli pochi decimi di grado dal record storico toccato dalla stazione meteo più alta del Piemonte e rifugio più elevato d'Europa. "Si pensi che - spiega Andrea Vuolo di Meteo Piemonte - nella notte appena trascorsa la temperatura non è scesa al di sotto di +1 grado, complice lo zero termico posizionato ancora a circa 5 mila metri".

Negli scorsi giorni lo zero termico è stato misurato dal radiosondaggio di Payerne, in Svizzera, a 5.298 metri sul livello del mare, numero che rappresenta il valore più alto mai registrato da quando sono iniziate le misurazioni nel 1954. La situazione però è pesante anche in Trentino.
"In queste giornate - commenta la Sat - lo zero termico ha superato i record di altitudine raggiungendo gli oltre 5.300 metri". A cima Presena, per esempio, la più alta delle stazioni meteorologiche di Meteotrentino a 3.015 metri di quota, domenica scorsa la colonnina di mercurio è rimasta tra i 9 ed i 15 gradi mentre MeteoTriveneto ha spiegato che tra luglio e agosto a 3.343 metri sulla Marmolada solo in un giorno si è avuta una temperatura per 24 ore sotto lo zero.

Per il resto, riporta MeteoTriveneto, a luglio per 21 giorni non si è scesi sotto lo zero e per una settimana si è avuta una massima superiore ai 10 gradi (il 18 luglio si sono raggiunti i 12,4 gradi). Nel mese di agosto per il momento si sono avuti 12 giorni con minime sempre superiori allo zero e 11 giorni con massime superiori ai 10 gradi e 3 giorni con temperature sotto lo zero nelle 24 ore. La minima rilevata nel mese più bassa è stata di -7,9 gradi il 7 agosto mentre la massima più alta lunedì 21 agosto di 14,3 gradi. Dati che parlano da soli per capire per quanto tempo il ghiacciaio ha fuso in questi due mesi.
In questo contesto anche la Sat è naturalmente molto attiva, la Società alpinistica tridentina continua, infatti, l’azione di monitoraggio di alcuni corpi glaciali del Trentino, attraverso l’azione dei volontari della propria Commissione glaciologica. Proprio in questi giorni in cui le temperature in quota sono elevate fin dalle prime ore del mattino, sono stati visitati i ghiacciai della Presanella, Lobbia, Fradusta, Lares, Agola e l’Adamello - Mandron.

E non bisogna considerare solo questa stagione estiva ma "va osservata la situazione alla luce di un recente inverno avaro di precipitazioni rispetto alle medie dell’ultimo decennio - evidenzia la Sat - una tarda primavera-inizio estate piovosa ha mantenuto più basse le temperature consentendo al ridotto manto nevoso di permanere più tempo sul ghiacciaio". Ma è troppo poco.
Dalle recenti osservazioni delle Commissione, anche attraverso le analisi con immagini satellitari o rilevamento con drone, "la copertura nevosa è pressoché quasi scomparsa alle quote più alte e su alcuni ghiacciai, fino a quota di quasi 3.500 metri risulta assente su ghiacciai esposti. Molti ghiacciai durante il ritiro vedono inoltre l’emersione di isole rocciose che durante il giorno accumulano il calore circostante e lo rilasciano al ghiacciaio durante la notte".

I ghiacciai, già in forte difficoltà, entrano così ancora più in sofferenza. E nemmeno di notte, causa le temperature elevate, ci sono pause con ripercussioni drammatiche sulla tenuta dei corpi glaciali.
"L’azione combinata del calore diurno e notturno alla luce della mancanza di copertura nevosa - prosegue la Sat - provoca la rapida fusione del ghiaccio superficiale che può arrivare anche a perdite di spessore di 4-5 centimetri al giorno. L’elevata fusione rilascia inoltre grandi quantità di acqua che penetrando nella superficie del ghiacciaio contribuiscono alla fusione anche nella parte di ghiaccio a contatto con il substrato roccioso; come osservato in alcuni ghiacciai, il bordo risulta essere molto sottile e sospeso a causa della fusione dall’interno; in queste condizioni aumenta il rischio di fratture della superficie su cui può avventurarsi l’alpinista a cui si raccomanda la massima attenzione".

Una crisi climatica che accelera in modo preoccupante la propria corsa dopo un 2022 che è stato l'anno più caldo e secco in oltre due in Italia e il secondo più caldo in Europa. Sono stati persi dai 4 ai 6 metri di spessore glaciale a quote di 3 mila metri, dal Piemonte alla Svizzera fino al Tirolo. Sparito il maggior spessore di ghiaccio di sempre: circa 3 volte in più rispetto alla perdita in un anno "normale".
Anni anomali a livello di temperature non sono mancati nel tempo ma il trend evidenzia che l'asticella si è alzata e che gli eventi "eccezionali" sono diventati "normali".

Una fragilità dei ghiacciai e delle terre alte con ripercussioni anche sulle attività in montagna. Una fragilità che aumenta i rischi di crolli e distacchi. "Il forte calore in atmosfera e quello trasmesso alle rocce in generale incidono anche sulla tenuta del permafrost che nelle alte quote contribuisce alla tenuta di alcuni accumuli di detrito, la mancata coesione tra questi, in seguito alla fusione del ghiaccio del permafrost può provocare quindi anche crolli e scariche di materiale".
La Società degli alpinisti tridentini raccomanda "sempre la massima prudenza negli ambienti d’alta quota, soprattutto in questi giorni, dove gli effetti del gran calore non interessano solo i ghiacciai, ma l’ambiente montano in genere e dove l’alpinista in prima battuta deve essere sempre consapevole dell’importanza di essere attrezzato e preparato per attività fisica con alte temperature".














