Un capolavoro ingegneristico fra Veneto e Trentino: fra guglie e meravigliosi panorami, ecco la strada delle 52 gallerie
Per facilitare la salita al fronte del Pasubio, nel 1917 fu affidato a una compagnia di minatori del Regio esercito il compito di costruire un percorso scavato nella roccia. Da qui nacque l’incredibile opera ingegneristica della strada delle 52 gallerie. Procede con un noto e affascinante itinerario la rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto

VALLI DEL PASUBIO. La strada delle 52 gallerie rappresenta senza dubbio uno degli itinerari più affascinanti sul fronte italo-austriaco della Grande Guerra. Situata a cavallo fra le province di Trento e di Vicenza, si snoda attraverso la mulattiera costruita dal Genio italiano nel 1917, arrampicandosi per quasi 800 metri di dislivello attraverso opere ingegneristiche impressionanti. A caratterizzarla infatti vi sono oltre 50 gallerie di differente lunghezza e pendenza scavate nella roccia; ognuna con un proprio nome.

Consigliata per escursionisti esperti, la strada può essere percorsa nel periodo estivo, da giugno a ottobre. Con una durata di circa 3 ore e una lunghezza di 6555 metri, sale da Bocchetta Campiglia (1216 metri di quota) per 784 metri fino al Rifugio Generale Achille Papa (1928 metri di quota). Qui termina la strada delle gallerie, aprendo ad escursionisti ancora curiosi le porte della zona monumentale del Pasubio.
Per chi volesse allungare il percorso, nondimeno, è possibile parcheggiare anche a Passo Xomo (1058 metri di quota) – raggiungibile dallo svincolo sotto il tornante 11 della strada che da Valli del Pasubio sale a Pian delle Fugazze (scende per chi proviene dal Trentino). Da qui, attraverso un tratto di sentiero nel bosco che si ricongiunge con la strada, si arriva a Bocchetta Campiglia e all’ingresso della strada delle 52 gallerie. E’ fondamentale portarsi una torcia, essendo alcune delle gallerie molto lunghe e buie.

Giunti all’ingresso del percorso, risulta necessario – come “da tradizione” di “Camminando nella Grande Guerra”, rubrica del Dolomiti in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, alla scoperta degli itinerari della Prima guerra mondiale in Trentino – “calare” l’itinerario nel contesto di costruzione. Non a caso infatti la prima galleria, a lui dedicata, permette di introdurre la figura del tenente Giuseppe Zappa, autore dello studio di fattibilità della mulattiera.

Era il nevoso gennaio del ’17 quando il comandante della 33ª compagnia minatori diede avvio ai lavori, terminati solamente, dopo incredibili fatiche, nel dicembre di quell’anno. Ma perché venne costruita questa strada e come? I comandi italiani, di fronte alle difficoltà imposte dalla stagione, cercavano di trovare un percorso alternativo, protetto dalle artiglierie nemiche, per raggiungere il fronte del Pasubio.
Se fino a quel momento il fronte era raggiungibile solamente con grande impegno, camminando nella neve alta, lungo un percorso decisamente pericoloso che si inerpica fra i roccioni di Bella Laita, per Forni Alti, il Passo di Fontana d’Oro e su a Porte del Pasubio, con l’avvio delle opere di costruzione si cominciò a delineare una possibilità ben diversa: gradualmente, senza l’ausilio di alcuna carta o di alcun rilievo, il fronte poteva essere raggiunto attraverso la montagna stessa. Il tutto al riparo dalle artiglierie nemiche.

Un’altra strada, percorribile anche dai mezzi motorizzati, poteva infatti essere utilizzata, ma solo nel periodo estivo e con grande rischio: si tratta della strada degli Scarubbi, che da Passo Xomo giunge a Porte del Pasubio (1928 metri di quota), costruita sempre dall’esercito italiano poco prima dell’avvio del conflitto durante le esercitazioni dei reparti alpini. Scoppiata la guerra italo-austriaca, tale mulattiera venne percorsa nella notte del 25 maggio 1915 dalle penne nere della 259ª compagnia del battaglione Val Leogra, che assieme ai commilitoni del Vicenza occuparono il Pasubio.
Trasformata in rotabile, la strada fu utilizzata dai fanti del III battaglione, 218º reggimento della Brigata Volturno, nel corso dell’Offensiva di primavera scatenata nel 1916 dai comandi austriaci (QUI un approfondimento). Dal quel momento in poi, tamponata la travolgente avanzata imperiale, la mulattiera degli Scarubbi divenne oggetto delle attenzioni nemiche: soggetta all’osservazione e al tiro delle artiglierie, poteva essere percorsa solamente di notte, con gravi pericoli per uomini, animali e mezzi carichi di rifornimenti. La sua impraticabilità – specie d’inverno – fu tra le ragioni che spinsero i comandi italiani a progettare e realizzare la strada delle 52 gallerie.

Avviati i lavori, la costruzione della strada impegnò fino a 600 uomini – di cui ne morirono 4. Questa continua sfida ingegneristica, attorno all’aprile ’17 e alla tredicesima galleria, passò di mano al capitano Picone. Sarà questi, dopo l’ordine di trasferimento e la promozione di Zappa alla direzione dell’Aviazione di Torino, a terminarla, coinvolgendo in estate ben altre 6 centurie di lavoratori. In quest’ultima fase, in particolare, erano contemporaneamente in uso una quarantina di martelli perforatori ad aria compressa, collegati con grosse tubature a una centrale di produzione ai piedi della montagna.
Giungiamo ora a descrivere il percorso. Nella prima parte, la strada prende quota con regolarità e costanza, seguendo il fianco di roccia della Bella Laita, con uno sguardo incantevole sulla sottostante Val Leogra. La vista, nel corso dell’intera salita, spazia dalle Piccole Dolomiti agli altipiani di Folgaria e Lavarone, giù fino alla pianura veneta. Dall’altra parte della valle, invece, si può vedere il sacrario (costruito nel 1926), dove a una dozzina di anni dalla sua morte, nel 1953, venne per sua richiesta tumulato anche il generale della I armata Guglielmo Pecori Giraldi.

Lungo la salita non è infrequente sorprendersi: le gallerie, scavate fra pinnacoli, costoni e canaloni, sono intervallate spesso da finestre che aprono scorci sulle valli circostanti. Qui veniva piazzata l’artiglieria, mentre l’eventuale avanzata nemica poteva essere resa impraticabile dall’utilizzo di mine, come testimoniato dalla presenza di fornelli in diverse gallerie. Fra le 52 che compongono la strada, indubbiamente alcune meritano particolare attenzione.

È il caso, nello specifico, della galleria 19: lunga 370 metri, la “Grande Galleria” venne portata a termine il 20 luglio del 1917. Costruita grazie a una decina di imbocchi, risale la montagna con un percorso elicoidale a quattro spirali irregolari, intervallato a sua volta da 10 finestre utilizzabili anche come appostamenti per l’artiglieria. Altrettanto spettacolare è poi la seguente, dedicata al capo di Stato maggiore Luigi Cadorna, anch’essa caratterizzata per una spirale che gira all’interno d’un torrione di roccia per sbucarne dalla sommità.

Costruite con grandissimo sforzo, spesso in condizioni insopportabili, le gallerie non rappresentano però l’unica opera degna d’interesse. Attorno alla 31ª, infatti, si incontrano i muri a secco della Val Camossara, costruiti con funzione di drenaggio e sostegno in una zona particolarmente ghiaiosa e scoscesa. Collegati con un sistema di teleferiche, numerosi erano inoltre i baraccamenti edificati lungo la salita, a picco sulle valli sottostanti e al riparo dai colpi nemici. Un tratto in discesa porta infine al rifugio Papa.

Poco dietro il rifugio, oltre alle targhe commemorative che inaugurano il percorso della zona monumentale, si può trovare una tabella esplicativa relativa al grande campo di baraccamenti costruito dopo l’offensiva austro-ungarica del ’16, denominata dai soldati “Milanin”, la “piccola Milano”. Qui, durante il conflitto, fuori dal tiro nemico, sorgeva una vera e propria cittadella, con tanto di gallerie di ricovero. A Porte del Pasubio, sede del comando di settore, il generale Achille Papa – da cui prende il nome il rifugio – dapprima comandante della Brigata Liguria, poi della 44ª divisione, progettò e fece realizzare un sistema difensivo molto efficace, così come un sistema logistico capace di collegare, tramite una rete di teleferiche, i vari punti del fronte.

-- le tabelle esplicative lungo il percorso sono state installate dall'Ecomuseo Grande Guerra delle Prealpi vicentine














