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Passeggiando sul Pasubio: il Monte Testo, fra gallerie, trinceramenti e postazioni d’artiglieria

Dall’abitato di Giazzera parte il sentiero che porta sul Monte Testo, nel massiccio del Pasubio. A pochi passi dai luoghi in cui venne catturato Cesare Battisti, si può percorrere un itinerario molto suggestivo che porta ad una cima fortemente adattata alle esigenze belliche. Qui infatti gli austroungarici costruirono un ampio reticolo di gallerie e trinceramenti, dominando dall’alto la Vallarsa. Ecco il nuovo appuntamento di “Camminando nella Grande Guerra”

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 20 maggio 2022 - 11:33

TRAMBILENO. A picco sull’aspra Vallarsa, di fronte allo spettacolo delle Piccole Dolomiti, si trova il Monte Testo (1999 metri di quota). Scavato e fortificato, durante il primo conflitto mondiale fu avamposto molto importante, affacciato su uno dei teatri di guerra che entreranno maggiormente nella memoria post-bellica. Poco lontano dal terribile scenario dei Denti del Pasubio, infatti, il Testo si erge al di sopra dei luoghi in cui nel luglio del 1916 fu sorpreso e catturato il più celebre irredentista trentino, Cesare Battisti.

 

 

L’itinerario, molto suggestivo, richiede tempo ma non eccessivo impegno. Partendo da Malga Cheserle (1402 metri di quota) – raggiungibile attraverso una tortuosa ma bella strada dall’abitato di Giazzera, nel Comune di Trambileno – la salita attraversa dapprima una strada forestale (sentiero 101) che giunge al rifugio Vincenzo Lancia, per poi proseguire fra abetaie e pini mughi attraverso un suggestivo sentiero (102A). In quest’ultimo tratto, nondimeno, incontriamo gradualmente i molti manufatti lasciati dal passaggio della guerra e recuperati grazie al lavoro dei soci della Sat di Rovereto e del Gruppo Grotte “E.Roner”.

 

 

Nel giro di tre ore si possono così percorrere i 597 metri di dislivello dell’itinerario, senza eccessiva fatica, con la possibilità di sostare al rifugio e senza necessariamente ripercorre i propri passi nella camminata di ritorno. Dalla cima del Testo, infatti, si può deviare per la Bocchetta di Foxi (102A), da cui partono una serie di sentieri che conducono al Corno Battisti – così denominato perché fu appunto teatro della cattura, nell’estate del 1916, degli irredentisti trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi – o che portano, come accennato, al punto di partenza. Dalla Bocchetta la discesa (sentiero 122) è dolce e da Malga Zocchi, in pochi minuti, può essere raggiunta Malga Cheserle – anche nel caso di questo itinerario l’unico periodo sconsigliato, vista la grande nevosità di questo territorio, è l’inverno.

 

 

Al centro di un territorio duramente conteso fra Imperial-regio esercito e Regio esercito italiano, il Monte Testo presenta come detto dei segni inequivocabili del conflitto. Abbandonato dall’esercito austro-ungarico nel 1915 dopo l’arretramento strategico alla cosiddetta “linea di resistenza tirolese” (la “Tirolerwiderstandlinie”), fu riconquistato già nella primavera del 1916 nel corso dell’offensiva lanciata dal capo di Stato maggiore austro-ungarico Conrad von Hötzendorf. Da quel momento in poi, il Testo fu fortificato, rimanendo in mano imperiale fino alla conclusione del conflitto.

 

 

È nel tratto che dal Lancia sale alla cima che possiamo trovare i manufatti della Grande Guerra. il sentiero 102A percorre infatti i camminamenti costruiti dagli austriaci. Resti di baraccamenti e trincee conducono dal versante riparato rispetto al fronte alla vetta del Testo, a picco sulla Vallarsa. Da qui si può dominare la valle e i resti militari testimoniano quanto e come il complesso di fortificazione fosse sviluppato.

 

 

Percorrendo i trinceramenti affacciati sulla valle, troviamo così postazioni d’artiglieria e punti d’osservazione. Dalle feritoie si potevano osservare la conca di Cosmagnon e la catena che dal Roite porta ai Denti austriaco ed italiano, scenari della guerra di mine (QUI un approfondimento) e di grandi massacri di uomini, e alla Cima Palon. A pochi passi dalla vetta, dei camminamenti scavati dalla roccia portano infine a una scalinata che si dirige nel cuore della montagna, in un reticolo di gallerie. All’imbocco di una di queste, una targa del 1917 recita: “La forza dell’uomo sta nell’obbedienza, quella del capo nella chiarezza della sua volontà”.

 

 

Dalla cima, come detto, si può deviare percorrendo un sentiero più suggestivo ma più lungo. In mezz’ora si giunge fra boschi di mughi alla Bocchetta di Foxi, da cui poi di può scendere fino a Malga Cheserle.

 

 

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