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Un campo trincerato passato più volte di mano: fra conquiste e riconquiste, ecco le trincee e i camminamenti di Matassone

La Vallarsa rappresentò durante la Grande Guerra un luogo di centrale importanza. Conquistata dagli italiani dopo l’arretramento tattico degli imperiali, fu al centro di aspri combattimenti, con occupazioni varie da parte dei due contendenti. Il campo trincerato di Matassone lo testimonia, permettendo ai visitatori di visitare manufatti di entrambi gli eserciti. Prosegue così la rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, con la collaborazione del Museo della Guerra di Rovereto

Credits to Museo della Guerra
Di Davide Leveghi - 14 gennaio 2022 - 17:26

VALLARSA. Passato più volte di mano, il campo trincerato di Matassone testimonia perfettamente i flussi e i riflussi della guerra. La Vallarsa, in cui sono situate queste trincee, fu infatti oggetto di conquiste e riconquiste da parte delle truppe imperiali e italiane, dopo che nella primavera del 1915 gli austriaci decisero di ritirarsi su una linea più facilmente difendibile, lasciando spazio al Regio esercito.

 

L’Offensiva di primavera, lanciata il 15 maggio 1916 dal capo di Stato maggiore dell’esercito imperiale Franz Conrad von Hötzendorf, portò nuovamente alla situazione di partenza, ribaltata ancora una volta dalla controffensiva italiana di quell’estate. Insomma, Matassone, piccolo paese sul versante meridionale della valle del Leno, lascia impressa nella roccia una “fotografia” eccezionale dell’alacre lavoro svolto dalle opposte truppe nella guerra di posizione in montagna (QUI un approfondimento sulla “guerra bianca”). Qui, infatti, sono visibili i manufatti di entrambi gli schieramenti, scavati nella roccia di una delle valli più selvagge ed aspre del Trentino.

 


Trincee austro-ungariche. Sullo sfondo il Pasubio e le Piccole Dolomiti
Trincee austro-ungariche. Sullo sfondo il Pasubio e le Piccole Dolomiti

 

Come da “tradizione” della rubrica “Camminando nella Grande Guerra”, tenuta dal giornale il Dolomiti in collaborazione con il Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, prima di calare il luogo nel contesto della Grande Guerra, fissiamo alcuni punti necessari per un’eventuale visita. Matassone (825 metri sul livello del mare) è un piccolo villaggio della Vallarsa raggiungibile da Rovereto o – nel senso opposto – da Pian delle Fugazze. Parcheggiata l’auto poco prima della chiesa, il campo trincerato si sviluppa per una lunghezza di 750 metri sulla collina adiacente: qui sono visitabili – agevolmente (50 metri di dislivello, senza difficoltà tecniche), in tutte le stagioni ed in qualche ora – i resti del passaggio del conflitto.

 


Sulla sinistra il bivio per accedere al percorso. Sulla destra la collina su cui sorgono le trincee
Sulla sinistra il bivio per accedere al percorso. Sulla destra la collina su cui sorgono le trincee

 

Molto c’è da vedere in questo campo trincerato, testimone come detto di conquiste e riconquiste da parte dei contendenti. Verso il Veneto, infatti, si sviluppa il sistema trincerato austro-ungarico, composto originariamente da due capisaldi chiusi circondati da fasce di reticolati. Fra trincee e camminamenti, anche coperti, osservatori ed un bunker in calcestruzzo per l’alloggio della guarnigione, tale posizione si poneva in comunicazione – tramite una stazione per i segnali ottici - con il versante opposto della valle, in particolare con il forte di Pozzacchio/Valmorbia Werk, ultima e modernissima fortezza austro-ungarica scavata nella roccia e rimasta incompleta. Verso Rovereto, invece, sono visibili i resti dei trinceramenti italiani. Da qui sparava l’artiglieria del Regio esercito, come riscontrabile dai fori lasciati sulla roccia nel versante opposto, attorno appunto al forte di Pozzacchio.

 


Postazioni austriache
Postazioni austriache

 

Prima del maggio 1915 e della dichiarazione di guerra italiana all’Austria-Ungheria, la Vallarsa fu al centro di importanti progetti del Genio militare imperiale, essendo una via privilegiata per una possibile penetrazione verso la pianura vicentina. La sua difesa, nondimeno, prevedeva fin dagli inizi del secolo la costruzione di un forte sul Monte Zugna ed uno sul Pasubio. Le uniche realizzazioni, tuttavia, riguardarono Valmorbia – dove appunto venne costruito forte Pozzacchio – e, di fronte, il campo trincerato di Matassone (costruito nell’autunno del ’14). Qui il Genio riscontrò non poche difficoltà nelle trattative per l’acquisto dei terreni condotte con la popolazione locale, concluse solamente nel 1913.

 


I resti del ricovero in calcestruzzo (Credits to Museo della Guerra)
I resti del ricovero in calcestruzzo (Credits to Museo della Guerra)

 

Allo scoppio del conflitto, la fascia più meridionale del Trentino venne abbandonata dagli austro-ungarici a favore di una linea difensiva più arretrata, la Tiroler Widerstandslinie. Questa correva dalla zona fortificata di Riva del Garda lungo le alture meridionali della Val di Gresta, discendeva fino all’Adige, passava per Rovereto e risaliva lungo il torrente Leno lungo il Monte Finonchio, su fino all’altopiano di Folgaria.

 

La Vallarsa, di conseguenza, fu facilmente occupata dagli italiani, che già nel giugno 1915 riuscirono a mettere le mani su forte Pozzacchio e sullo stesso campo di Matassone, giungendo fino alle porte di Rovereto, nello specifico al ponte di San Colombano. Non tutta la popolazione, in questa fase, era stata evacuata, come avvenuto in altre zone del Trentino meridionale. Tale sorte aveva interessato, in questa zona, solamente gli abitanti di Trambileno, Terragnolo e altri paesi della Vallarsa. La seconda “ondata” fu invece determinata dall’arrivo degli italiani, che non solo imposero un rigido controllo militare, ma sequestrarono tutto il necessario per le esigenze belliche. Altre partenze della popolazione locale furono a questo punto decise, questa volta verso le regioni del Regno. L’ultima fase dell’evacuazione della valle, infine, vide protagonisti gli austriaci, tornati con l’impeto dell’Offensiva primaverile del 1916.

 


Trincee italiane
Trincee italiane

 

Il campo di Matassone, nel quadro dell’attacco austro-ungarico del ’16, passò così nuovamente agli imperiali. Tuttavia il tentativo di penetrare nella pianura veneta, chiudendo in una sacca le armate schierate sul fronte isontino, si scontrò con la tenace resistenza del Regio esercito (QUI un approfondimento). Alla conclusione di giugno dello stesso anno, prese quindi avvio la controffensiva italiana, che riportò in molti casi alla situazione precedente (QUI un approfondimento). Matassone venne pertanto ripresa dalle truppe italiane, mentre forte Pozzacchio rimarrà fino alla fine della guerra in mano austro-ungarica.

 


Trincee austro-ungariche e camminamenti
Trincee austro-ungariche e camminamenti

 

La grande sofferenza della popolazione civile della valle non si concluse con il profugato. Una volta tornati, infatti, profughi e soldati sopravvissuti trovarono la distruzione. La guerra totale aveva spazzato via ogni briciolo di civiltà, lasciando solamente rovine: se il Comune di Vallarsa, prima del conflitto, contava 975 case, nel novembre 1918 quelle in piedi e non danneggiate risultavano meno di 300. La difficile opera di ricostruzione durò così diversi anni, fra scarsità di cibo, devastazione di boschi, campi e strade e pressoché totale sparizione del patrimonio zootecnico.

 


Immagine della distruzione del paese di Matassone. Sullo sfondo forte Pozzacchio (Credits to Museo della Guerra)
Immagine della distruzione del paese di Matassone. Sullo sfondo forte Pozzacchio (Credits to Museo della Guerra)

 

Scrisse nelle sue memorie – riportate da Diego Leoni ne La guerra verticale - la guardia di finanza di Vallarsa Mario Stofella, appena tornato dall’esilio (con qualche errore grammaticale): “I paeselli lungo la Valle erano irriconoscibili tutte le case sembravano ed avevano la forma di una massa di sassi e calce. D’ogni parte del terreno, c’erano certi buchi cavati in special modo da non credere sia stato i proiettili. Certe file d’articolati davano una brutta impressione come pure tante bocchette delle gallerie scavate nei monti. Vedere tutte queste cose nuove non sembrava davero fosse la terra d’una volta, ove si è nati e cresciuti. Nei boschi non esisteva nessuna pianta tutto avevano tagliato. Qua e là per la campagna vedevasi dei camposanti militari, pure nei boschi si trova delle tracie umane, teste abiti e corpi e tante altre cose da impresionarsi”.

 

Risorse per la ricostruzione furono trovate proprio nelle costruzioni militari. Non ne fa eccezione il campo trincerato di Matassone, con il ricovero in calcestruzzo austro-ungarico “smontato” dai cosiddetti recuperanti. Recente e prezioso è quindi stato il lavoro di sistemazione e valorizzazione del sito da parte dell’amministrazione provinciale, comunale e dai volontari dell’associazione Pasubio100anni.

 


Resti del ricovero in calcestruzzo
Resti del ricovero in calcestruzzo

 

Il campo trincerato, come detto, offre un’interessante testimonianza del passaggio dei due eserciti. Tra i punti di maggiore interesse vi sono le trincee austriache, raggiungibili anche con camminamenti coperti, dotate di postazioni per le mitragliatrici ed obici ed affacciate sul Pasubio e le Piccole Dolomiti, quelle italiane, indirizzate invece verso il versante opposto ed in particolare verso forte Pozzacchio, ed il ricovero in calcestruzzo costruito dagli austriaci. Un altro tratto di trincea imperiale, nota come Edelweißstellung, è visitabile invece sopra l’abitato di Foppiano, poco prima di Matassone.

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