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| 27 ott 2023 | 18:39

Centri benessere, piscine e stanze con bagno in quota? Il Cai Alto Adige: "Basta chiamarli rifugi. Non è corretto. Le classificazioni vanno cambiate"

Il rifugio in val di Fassa ha 11 stanze degne d'un hotel a cinque stelle e dispone anche di centro benessere con piscina. Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Il Cai riceve 350 mila euro per la manutenzione dei 13 rifugi e fatica a fare i lavori. Non è corretto che un imprenditore privato, con una capacità di spesa più alta, possa godere delle stesse agevolazioni''

Centri benessere, piscine e stanze con bagno in quota?

CANAZEI. "Non è un rifugio". Non usa giri di parole Carlo Alberto Zanella. Il presidente del Cai Alto Adige parla del rifugio Salei in val di Fassa un luogo oggettivamente da sogno, una struttura straordinaria dotata di tutti i confort e immersa in un paesaggio fantastico, ma spiega il numero uno del Cai Alto Adige "la si chiami chalet. E' arrivato il tempo di cambiare la normativa perché i rifugisti meritano rispetto".

 

Il gestore del rifugio Salei ha deciso di allontanarsi dalla tradizione con una scelta assolutamente legittima ma che indiscutibilmente allontana certe strutture dall'immagine ''classica'' che si ha e si aveva dei rifugi. "Le 11 stanze - ha spiegato Alex Monteleone a il Dolomiti - sono degne di un hotel a 5 stelle. La montagna non dev'essere per forza minestrone e niente doccia. E' giusto offrire anche qualcosa in più. In fondo significa soddisfare quelle che sono le richieste dei propri ospiti". E la struttura è dotata anche di un centro benessere con piscina a quota 2.225 metri sul passo Sella (Qui articolo).  

 

E' invece critico il presidente del Club alpino italiano dell'Alto Adige. "Oggi ci sono rifugi che sono sostanzialmente alberghi", evidenzia Zanella. "E' legittimo voler offrire qualcosa in più alla clientela ma allora si deve cambiare la classificazione perché queste strutture godono di particolari condizioni e contributi. L'ente pubblico deve vigilare sugli investimenti dei privati".

 

Un altro rischio è poi quello che l'escursionista si aspetta un trattamento simile ovunque. E c'è la possibilità che questo poi porti a sottovalutare un'uscita sulle montagne. "Passa l'idea che la quota sia un luna park - prosegue Zanella - ci sono ormai evidenti storture, non c'è una parità di forze".

 

Da rifugio alpino, per esempio, la struttura in val di Fassa è diventato un rifugio escursionistico. "Il Cai - conclude Zanella - riceve 350 mila euro per la manutenzione dei 13 rifugi e fatica a fare i lavori. Non è corretto che un imprenditore privato, con una capacità di spesa più alta, possa godere delle stesse agevolazioni. I rifugisti, alcuni dei quali devono portare i rifornimenti in quota con l'elicottero o la teleferica, meritano rispetto".

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