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Un rifugio gourmet a quota 2.100 con scale mobili e ascensore, Zanella: "Non è la montagna a doversi adeguare al turista ma il turista alla montagna. Così la si snatura"

Il pensiero di Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, sul nuovo rifugio gourmet Doss del Sabion: "Dell'ennesima proposta 'chic' non ne avevamo davvero bisogno. Offrendo aperitivi ed aprés-ski il rischio è quello di attirare tante persone che delle terre alte non ne capiscono nulla. Non è la montagna a doversi adeguare al turista ma il turista a doversi adeguare a quanto è già possibile trovare"

Di S.D.P. - 04 dicembre 2023 - 19:45

PINZOLO. Una struttura in quota con due piani, due terrazze e due ristoranti, che svetta sul Doss del Sabion a 2.101 metri di altitudine: "Chiamatelo albergo di montagna o chalet ma non rifugio - esordisce a Il Dolomiti Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai Alto Adige, che commenta il nuovo Doss del Sabion (QUI I DETTAGLI) -. Non sono contrario a questo tipo di costruzioni ma credo si debba iniziare a scegliere la denominazione giusta", premette. 

 

Il commento di Zanella è riferito non soltanto al nuovo rifugio gourmet realizzato di recente (con tanto di impianto di risalita in vetro per godere per un'esperienza davvero immersiva ndr) ma anche alle tante strutture di montagna che nel tempo hanno deciso di modernizzarsi al punto da scegliere di "costruire saune a 2.000 metri o addirittura discoteche - fa notare -. Tutte cose di cui, in quota, non avevamo bisogno". 

 

Secondo il presidente del Cai Alto Adige, infatti, certe esperienze è bene che restino fruibili solo in valle, "perché sulle terre alte c'è già tanto altro - prosegue nella riflessione -. Panorami mozzafiato da apprezzare nel silenzio e senza il bisogno di aggiungere cose in più". Un pensiero ma anche una presa di posizione, quella di Zanella, che qualche tempo fa aveva dichiarato: "In montagna abbiamo costruito panchine giganti, parchi giochi e ormai ogni tipo d'attrazione per turisti: tutte cose inutili". 

 

"Torno a dire - tiene a sottolineare - che non ho nulla in contrario se una struttura in quota sceglie di offrire ai clienti cibi gourmet o fa pagare le stanze 400 euro a notte: così facendo, però, si smette d'essere rifugio e allora sarebbe bene utilizzare la denominazione giusta come 'albergo' o 'chalet'". Altrimenti, il rischio è che il turista pretenda lo stesso trattamento anche altrove "e che davanti ad un piatto di minestra si lamenti o esiga la doccia calda a 2.000 metri di altitudine". 

 

Stesso discorso, varrebbe anche per il nuovissimo rifugio Doss del Sabion, al quale oggi si accede grazie a delle scale mobili o in ascensore e nel quale ci sono non uno ma ben 2 ristoranti (uno dei quali con proposta gourmet e una importante selezione di vini ndr). 

 

"Non tutti abbiamo la stessa idea della montagna - conclude Zanella -. Sono però convinto che, offrendo aperitivi, saune ed aprés-ski il rischio sia quello di attirare tante persone che delle terre alte non ne capiscono davvero nulla. Non è la montagna a doversi adeguare al turista ma il turista a doversi adeguare a quanto è già possibile trovare".

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