Saune e piscine, servizi e confort nei rifugi come in città, le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna dicono 'basta': ''Non c'è spazio per il lusso in quota''
Thomas Zelger, presidente del Collegio provinciale delle guide alpine dell'Alto Adige si inserisce nel dibattito su come la montagna dovrebbe essere vissuta. Una visione non troppo lontana da quella del presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella a il Dolomiti spiegava proprio come il termine ''rifugio'' andrebbe ricalibrato e utilizzato solo per certi tipi di strutture

BOLZANO. ''Siamo contenti dei rifugi e utilizziamo i loro servizi, ma non dovrebbe esserci spazio per il lusso nelle nostre montagne". Così Thomas Zelger, presidente del Collegio provinciale delle guide alpine dell'Alto Adige si inserisce nel dibattito su come la montagna dovrebbe essere vissuta. Una visione non troppo lontana da quella del presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella che qualche settimana fa a il Dolomiti spiegava proprio come il termine ''rifugio'' andrebbe ricalibrato e utilizzato solo per certi tipi di strutture. "Oggi ci sono rifugi che sono sostanzialmente alberghi - chiariva Zanella -. E' legittimo voler offrire qualcosa in più alla clientela ma allora si deve cambiare la classificazione perché queste strutture godono di particolari condizioni e contributi. L'ente pubblico deve vigilare sugli investimenti dei privati". E il riferimento è a strutture che magari offrono docce separate in quota ai clienti, saune, piscine, ristorazione di alta fascia e con prodotti assolutamente non del territorio (c'è chi propone addirittura pesce e molluschi di mare).
Il dibattito è particolarmente attuale in questo momento storico visto che le montagne non sono mai state prese d'assalto come negli ultimi anni da turisti di ogni tipo molti anche culturalmente, oltre che fisicamente, non attrezzati ad affrontare e rispettare un ambiente come quello montano (spesso attirati proprio da strutture ricettive che rendono tutto ''facile'' e assicurano esperienze in stile ''mordi e fuggi''). ''La tendenza verso la montagna è evidente - ha aggiunto Zelger all'assemblea generale delle guide alpine - ma la domanda si è stabilizzata dopo il boom in seguito alla pandemia". "Ogni tentativo di estendere le zone di comfort fino a 3.000 metri è un tentativo di troppo".
Secondo le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna le montagne devono rimanere un'area di ritiro e di avventura selvaggia e incontaminata si legge sull'Ansa. Nel Collegio provinciale delle guide alpine sciatori dell'Alto Adige sono organizzate non solo le guide alpine ma anche gli accompagnatori di media montagna. Il Collegio gestisce il loro albo professionale per conto della Provincia e organizza la formazione. "C'è ancora molto interesse per la formazione, solo nei mesi scorsi quasi 50 candidati hanno completato il ciclo di formazione", ha spiegato Zelger durante l'assemblea che si è svolta sabato mattina nella sede di Salewa a Bolzano. Oltre 200 accompagnatori di media montagna hanno partecipato all'assemblea durante la quale è stato fatto il punto anche sul rapporto con gli accompagnatori di media montagna. "Sappiamo bene che all'inizio il nostro è stato un matrimonio forzato, ma oggi siamo partner, ci completiamo a vicenda e agiamo insieme - ha detto Zelger -. In fondo, rappresentiamo gli stessi interessi".













