Rifugi come hotel a 5 stelle, 'stanze panoramiche' in quota e villaggi extralusso tra i boschi: "Così si accontentano i clienti dell'era post-Covid"
Rifugi d'alta quota sempre più simili a hotel a 5 stelle ma anche "stanze panoramiche" a 1.600 metri di altitudine o villaggi a 5 stelle nei boschi. Legambiente: "Così si risponde alle richieste dei clienti dell'era post-Covid, costruendo strutture con tutti i comfort che, di conseguenza, implicano un impatto ambientale legato alle strade e alle infrastrutture necessarie per l'accoglienza, oltre alla presenza umana dove prima c'era solo la fauna"

TRENTO. Spa, piscine e chef stellati. Non alberghi a 5 stelle ma rifugi in quota che nel tempo hanno subito delle trasformazioni incredibili, tanto da perdere quella semplicità ed essenzialità che un tempo caratterizzava le strutture in quota. A raccontarlo, non soltanto quei rifugisti che da anni combattono per un 'ritorno alle origini' (NE AVEVAMO PARLATO QUI) ma anche i referenti di Legambiente, che in un capitolo del Report Nevediversa 2024 affrontano proprio il tema del lusso in montagna.
"All'80° Mostra del Cinema di Venezia - si legge nel documento di recente pubblicazione - il Leone d'Argento Gran Premio della Giuria è andato al giapponese Ryusuke Hamaguchi per Il male non esiste, film che racconta la reazione di una piccola comunità di fronte al progetto di costruire un glamping, cioè un campeggio di lusso, in una foresta vicino a Tokyo".
Una storia che "porta alla luce una tendenza del turismo a livello internazionale nell'era post-pandemica: l'aumento della richiesta di alloggi immersi nella natura, lontano dalla confusione della città. Ma queste strutture hanno tutti i comfort e, di conseguenza, implicano un impatto ambientale legato alle strade e alle infrastrutture necessarie per l'accoglienza, oltre alla presenza umana dove prima c'era solo la fauna".
Secondo quanto viene riportato nel report, non a caso, "in Italia è la montagna la meta più gettonata da chi cerca un'esperienza di questo tipo. In Alto Adige, ormai da anni, i rifugi d’alta quota sono diventati sempre più simili a hotel a cinque stelle, con spa, piscine, chef stellati". Una questione 'denunciata' anche da alcuni gestori di strutture in quota, stanchi delle richieste più strampalate di escursionisti che, abituati al 'lusso' di alcune strutture, pretendono ovunque docce calde e piatti gourmet.
"In Val Gardena - riporta Nevediversa 2024 - il vasto altipiano dell'Alpe di Siusi è costellato di strutture grandi e piccole. In Trentino, a maggio 2023, durante l'assemblea di Asat, il distaccamento provinciale di Federalberghi, il presidente Gianni Battaiola ha dichiarato: "Non misureremo più i risultati in presenze ma in fatturati, puntando su una clientela ad alta capacità di spesa. Dal 2019, le aziende alberghiere hanno dovuto attuare una trasformazione senza pari". In base ai dati Ispra sul consumo di suolo, nel 2022 il Trentino Alto Adige è la regione che ha utilizzato più suolo nella fascia montana: 88 ettari in più rispetto al 2021 (+0,38%) a cui segue la Sicilia con 61 ettari".
Le riflessioni sul 'lusso' in quota riportate da Legambiente ampliano il proprio orizzonte anche guardando anche al Veneto, dove in vista delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 è stata approvata una legge regionale che permette la costruzione di "stanze panoramiche" in vetro e legno, anche ad alta quota, oltre i 1.600 metri, "in deroga ai limiti posti dalla legge urbanistica, purché non distino più di 100 metri in linea d'aria da una stazione di impianto a fune o da una struttura ricettiva esistente, compresi rifugi alpini, bivacchi e malghe, raggiungibili tramite la viabilità già esistente".
Per l’assessore regionale al Turismo Federico Caner il valore della norma sta "nell'ampliamento dell’offerta turistica, anche dal punto di vista dell'inclusività e accessibilità". Non mancherà inoltre la creazione un villaggio a 5 stelle ad Auronzo di Cadore, "con 23 chalet, 15 case sugli alberi e un edificio centrale, per un volume di circa 33mila metri cubi totali, a 1.600 metri di quota, in una radura di grande pregio ecologico nel bosco - concludono nel report -. La clientela dovrà potersi permettere di pagare almeno 550 euro a persona per notte, per un minimo obbligatorio di tre notti a soggiorno. Il progetto, della famiglia altoatesina Meister, prevede persino il drenaggio di una torbiera alpina, tra gli ambienti più delicati e a rischio sulle Alpi. Per raggiungere il futuro villaggio, inoltre, sarà necessario costruire una nuova strada".
Insomma, se da una parte stanno coloro i quali combattono per riportare le terre alte alle 'origini', restituendo alla montagna quella magia fatta di piccole cose, dall'altra sta la politica la cui volontà parrebbe essere quella di creare sempre più infrastrutture, accontentando una clientela che, di fatto, non si sa accontentare. Non resta che chiedersi fino a dove quella "deriva" descritta a Il Dolomiti dal rifugista Alessandro Tenca (QUI ARTICOLO) possa arrivare.














