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Belluno
04 maggio | 10:06

Bivacchi di design ad uso dei ''selfie'' e persone non attrezzate che finiscono in pericolo, il Cai Veneto: via ogni confort all'interno, se non basta rimuoviamoli

Nati come ricoveri, punti di riparo in caso di maltempo, luoghi di appoggio per altre escursioni oggi hanno design talmente accattivanti e interni confortevoli da attirare sempre più persone impreparate che li raggiungono per una 'vacanza' fuori schema e fare dei selfie. Dopo l'allarme lanciato su il Dolomiti dal presidente del Cai Alto Adige Alberto Zanella anche il Cai Veneto interviene

di L.P.

BELLUNO. Via coperte, materassi e reti e ogni comodità che possa in qualche modo incoraggiare gli alpinisti privi delle competenze necessarie e in cerca solo di un'esperienza di stampo turistico. All'interno lasciare solo l'essenziale, come i tavolati di legno e addirittura sarebbe in campo l'ipotesi di rimuovere la struttura se le cose non dovessero migliorare. C'è grande preoccupazione in casa Cai Veneto per quanto riguarda il Bivacco Fratelli Fanton sulle Marmole. Una preoccupazione simile a quella che in Trentino ha il soccorso alpino rispetto al Bivacco Fiamme Gialle e che il presidente del Cai Alto Adige ha stigmatizzato in tutti i modi.

 

Strutture belle, particolari, immerse in contesti naturali straordinari rappresentano il mix perfetto di elementi per il ''selfatore seriale'' e così questi che un tempo erano luoghi di emergenza, ripari in caso di mal tempo, punti di appoggio per altre escursioni e scalate oggi sono diventati l'obiettivo da raggiungere per una ''vacanza'' fuori schema, per arricchire la gallery di foto del proprio telefono e collezionare like su Instagram. Il Mattino di Padova in questi giorni ha rilanciato la posizione di Francesco Abbruscato, presidente del Cai Veneto, sul tema. Nel Cadore l'emergenza è rappresentata dal Bivacco Fratelli Fanton sulle Marmarole dove il soccorso alpino è dovuto intervenire a più riprese, ultima durante il ponte del primo maggio quando 4 persone bloccate nella neve sono state riportate a valle prive di attrezzatura adeguata per affrontare la salita alla struttura e in condizioni molto critiche. 

 

Le proposte in questo senso sono drastiche: rimuovere materassi, coperte e ogni comfort lasciando solo l’essenziale all'interno della struttura, installare sistemi di videosorveglianza per monitorare gli accessi ed eventualmente chiudere a chiave il bivacco. Infine rimuovere le strutture qualora la situazione non dovesse migliorare. Il tutto, come spiegava a il Dolomiti il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Zanella perché ''manca consapevolezza, manca educazione. Strabuzzo gli occhi quando vedo certi progetti di bivacchi e rifugi in quota, costruiti per essere gioielli di comfort e bellezza, con vetrate panoramiche e tutto il necessario per accogliere gli ospiti. È un'assurdità. Quello non è e non può essere un bivacco, smettiamo di costruire queste strutture che non portano alcun valore alle montagne: basta e avanza che ci siano costruzioni minimespartane, con due panche e un tavoloNon occorre altro, e di certo non occorrono vetrate panoramiche o design all'avanguardia. Quante volte abbiamo visto i bivacchi lasciati in condizioni pietose da gente che magari ci ha passato il weekend o organizzato una festa? Siamo a un punto di non ritorno ed è meglio agire ora per trovare contromisure".

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