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| 29 giu 2023 | 17:37

''Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato'', dopo l'assurda polemica sulle croci in vetta il Cai cerca di ricomporsi: fiducia in Montani e anche in chi si è dimesso

Il direttore e il responsabile editoriale dello Scarpone si sono dimessi dall'house organ del Cai anche perché si sono, in qualche modo, sentiti scaricati dal Cai stesso con il presidente Montani che ha scaricato le responsabilità di una polemica mai esista veramente (nessuno aveva detto di voler togliere le croci dalle vette, come ricostruito invece ad arte dalla ministra Santanchè alimentando una polemica buona giusto a distrarre l'opinione pubblica) proprio su di loro. Oggi interviene il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo per cercare di spegnere l'incendio. Va verificato quante macerie sono rimaste sul terreno

Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato'', dopo l'assurda polemica sulle croci in vetta il Cai cerca di ricomporsi

MILANO. Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto/ Chi ha dato, ha dato, ha dato / Scurdámmoce 'o ppassato / Simmo 'e Napule paisá!. Sembra questo il senso del comunicato stampa del Cai arrivato in queste ore sull'assurda polemica delle croci in vetta. Il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo (che è composto da diciannove consiglieri e che, per sintetizzare all'estremo, è quello che decide la linea politico-istituzionale che deve tenere il Club Alpino Italiano) oggi cerca di far rientrare la polemica ribadendo di non aver mai deciso nulla in materia (quindi sulle croci in vetta) e soprattutto ribadendo la fiducia nel presidente generale del Cai Antonio Montani e, al tempo stesso, nel direttore editoriale dello Scarpone e su colui che aveva scritto l'articolo incriminato.

 

Cos'è capitato è ben noto ormai. Sullo Scarpone, diretto da Marco Albino Ferrari, era uscito un articolo di Pietro Lacasella che apriva una riflessione sul futuro delle croci in vetta e specificava che se per quelle già esistenti il Cai deve continuare a curarle, gestirle, in qualche modo anche amarle, al tempo stesso non c'è bisogno di nuove croci (per questioni legate alla difesa del paesaggio, dell'ambiente e per mutata sensibilità culturale generale). Concetti chiari e limpidi che però sono stati travisati per ''fare titolo'' da alcuni media (facile far leggere un ''il Cai contro le croci in vetta'') e poi per alimentare una polemica politica tutta strumentale a distrarre l'attenzione dei cittadini (per esempio da inchieste e problemi reali dei cittadini) e rilanciata dalla ministra Santanchè (e da tutti gli altri difensori, a chiacchiere, di tradizioni, famiglia, cristianità e chi più ne ha più ne metta) con forte enfasi ribaltando il senso di quanto scritto in quell'articolo: ''Resto basita - ha detto Santanchè - dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero. Non avrei mai accettato una simile decisione che va contro i nostri principi, la nostra cultura, l’identità del territorio, il suo rispetto''.

 

Insomma una frase priva di senso se riferita a quell'articolo. Bastava spiegarlo per far rientrare la polemica (forse generandone altre ma almeno costruite su un concetto minimo di realtà e verità) e invece il presidente del Cai Montani ha preferito chiedere ''scusa per l'equivoco generato'' per poi scaricare ogni responsabilità proprio su Ferrari e Lacasella: ''Quanto pubblicato è frutto di dichiarazioni personali espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari durante la presentazione di un libro''. Un incendio che è divampato tra accuse al Cai di voler togliere le croci in montagna (ripetiamo concetto mai espresso da nessuno) e giornali che le pubblicavano queste accuse aggiungendo opinioni di esperti, pseudo guru, vip e via di seguito.

 

Nel frattempo Ferrari e Lacasella hanno dato le loro dimissioni e i collaboratori de Lo Scarpone (l'house organ del Cai per chi non lo sapesse) si sono messi in sciopero in sostegno al direttore e al responsabile editoriale. Oggi a ''fare da pompiere'' nel tentativo di spegnere l'incendio ci prova il Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo del Cai con queste parole: ''In relazione al dibattito generato dalla falsa notizia che il Club Alpino Italiano si sarebbe pronunciato a favore della soppressione delle croci di vetta, il Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo ricorda di non aver mai trattato la questione né, men che meno, di aver mai emanato alcun atto in materia. Il Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo medesimo ribadisce piena fiducia nell’operato, oltre che del Presidente generale Antonio Montani e del Comitato Direttivo Centrale, del direttore editoriale Marco Albino Ferrari, del direttore responsabile de La Rivista del Club Alpino Italiano Andrea Greci e del responsabile de Lo Scarpone Pietro Lacasella, auspicando che i malintesi che si sono creati e che hanno portato all’annuncio di dimissioni dei responsabili dell’area cultura e comunicazione, si possano considerare chiariti, in modo che tutti gli interessati proseguano l’importante lavoro di rinnovamento dell’area cultura e comunicazione proficuamente da essi avviato negli scorsi mesi''. Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, insomma. Sperando che l'incendio non abbia lasciato sul campo troppe macerie. 

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