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| 28 giu 2023 | 12:55

Croci di vetta, il “chiarimento” del Cai: “Avevamo il dovere di scusarci con il Ministero del Turismo”. Ma vengono travolti dalle critiche sotto al post

Sulla pagina Facebook ufficiale del Club alpino italiano è stato condiviso un post per “chiarire” la posizione del sodalizio dopo le polemiche sul tema delle croci di vetta (come richiesto, tra l'altro, dai collaboratori della redazione de Lo Scarpone, che hanno deciso di scioperare): l'intervento dei vertici del Cai è stato però travolto dalle critiche di utenti e iscritti

Croci di vetta, il “chiarimento” del Cai: “Avevamo il dovere di scusarci con il Ministero del Turismo”

TRENTO. “Post incommentabile”, “Piena solidarietà a Marco Albino Ferrari e Pietro Lacasella”, “Il presidente generale aveva il dovere di difendere i propri collaboratori”, “Una posizione indifendibile la vostra”, “Sono socia del Cai dal 1982 e per la prima volta non ne vado orgogliosa”. Questi sono solo alcuni dei (moltissimi) commenti critici lasciati dagli utenti sotto al post di “chiarimento” del Club alpino italiano dopo la bufera che si è scatenata sul tema croci di vetta (Qui e Qui Articolo). Riassumendo: negli scorsi giorni il dibattito è partito da un articolo scritto da Pietro Lacasella su Lo Scarpone, nel quale si ribadiva quanto per tutti (Cai compreso) sia importante preservare le croci in vetta esistenti, sottolineando però come installarne di nuove sia oggi “anacronistico” a causa della mutata sensibilità delle persone (Qui Articolo). Presto però un intervento pacato, chiaro e razionale sul tema si è trasformato in un terreno di scontro politico con un intervento, tra i tantissimi, arrivato anche dalla ministra Santanché, che si è detta “basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero”.

 

Una narrazione che non ha nulla a che vedere con quanto effettivamente riportato nell'articolo in questione ma per la quale il Cai è arrivato comunque a scusarsi con un intervento del presidente Montani, che ha parlato di “dichiarazioni personali espresse durante la presentazione di un libro” da parte del direttore editoriale Marco Albino Ferrari. Dopo la bufera sia Ferrari che Lacasella hanno infine deciso di dimettersi: “Nei giorni scorsi – si legge sul post con il quale Ferrari ha annunciato l'addio al Cai – il presidente del Cai ha contribuito a alimentare l'equivoco: si è scusato con la ministra Santanché per una colpa inesistente prendendo le distanze da una mia dichiarazione mai fatta. Peccato, non difendendo i suoi collaboratori e il suo ente da infondate polemiche, ha perso l'occasione per dimostrare che il Cai ha la schiena dritta”. A loro volta, come anticipato, i collaboratori de Lo Scarpone hanno annunciato uno sciopero: “Finché il Cai non assumerà una posizione chiara e trasparente, libera da ingerenze e travisamenti, e non avrà confermato nei loro ruoli Lacasella e Ferrari, ci asterremo dal produrre nuovi contenuti”.

 

E quindi veniamo al post, nel quale dopo una breve introduzione i vertici del Club alpino italiano hanno tentato di chiarire punto per punto le questioni emerse negli scorsi giorni, ribadendo in sostanza che quella espressa su Lo Scarpone non è la posizione ufficiale del sodalizio sul tema e confermando di avere “il dovere di scusarsi con il Ministero del Turismo, che è il dicastero vigilante sull'attività del Sodalizio”. Una serie di chiarimenti che però, come anticipato, ha ricevuto tra i commenti in sostanza esclusivamente critiche (anche pesanti) su come sia stata gestita la questione e sulle posizioni prese dai vertici. “Massima solidarietà a Marco e Pietroscrive qualcuno che stavano portando in evidenza il pensiero di molti soci, a favore di un approccio più sostenibile alla frequentazione della montagna”. “Ci vorrebbe così poco – si legge in un altro commento – a chiedere scusa a chi stava lavorando con passione, competenza e serietà al rinnovamento della comunicazione Cai. Questo post è un evidente enorme salto indietro”. Diversi anche gli interventi dei soci del sodalizio: “Da socio mi vergono dei vertici Cai che si sono ingiustamente scusati con i politici che hanno strumentalizzato la vicenda” o ancora “Sono socia Cai dal 1982 e per la prima volta non ne vado orgogliosa”.

 

“Cari socie e soci – scrive il Cai nel post – abbiamo vissuto gli ultimi giorni insieme a voi con sincera sofferenza per l'immotivato disprezzo mediatico, che ha travolto il nostro sodalizio su un tema che riteniamo estremamente delicato, a cui abbiamo tentato di approcciarci con la dovuta onestà intellettuale, delicatezza e il rispetto verso la sensibilità che contraddistingue tutti gli appassionati frequentatori e frequentatrici delle montagne. Proviamo ora un dolore che è autentico, e sicuramente condiviso con molte e molti di voi, per le annunciate dimissioni dei responsabili del nostro settore editoriale”. Rispondendo alle accuse, i vertici del sodalizio precisano: “In nessun modo abbiamo ritenuto loro colpevoli delle conseguenze avvenute attraverso la strumentalizzazione ingiusta e incauta di quanto è stato scritto sulla vicenda. Non è stata nostra intenzione scaricare su nessuno di loro le colpe di quanto avvenuto, e con sincero senso di umiltà e solidarietà siamo pronti a cogliere la proposta lanciata dai collaboratori della redazione de Lo Scarpone di assumere una posizione chiara e trasparente”. Ecco, dunque, i chiarimenti presentati.

 

Il Cai ha espresso una posizione ufficiale sul tema delle croci di vetta?

 

NO: essendo il Club Alpino Italiano un ente di diritto pubblico non economico, come tale esprime le proprie posizioni ufficiali attraverso gli atti di indirizzo del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo. Su questa tematica, nessuna delibera è mai stata dibattuta o votata.

 

Rappresentati o componenti del Comitato direttivo centrale o del Comitato centrale di indirizzo e controllo hanno mai avanzato la proposta di rimuovere le croci esistenti dalle vette?

 

NO: nemmeno durante il Convegno svoltosi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a cui ha partecipato il Direttore Editoriale Marco Albino Ferrari, è stata sostenuta questa tesi.

 

L'articolo pubblicato su Lo Scarpone in data 23/06/2023, tuttora consultabile sul sito, dal titolo “Croci di Vetta: qual è la posizione del Cai?”, riporta una posizione ufficiale del Cai?

 

NO: come espresso precedentemente, non esiste una posizione ufficiale del CAI sul tema. Nel merito dell’articolo, la Presidenza ha fatto notare l’errore ai collaboratori e al Consiglio Direttivo, già nella giornata di venerdì 23 giugno, sollecitandone una revisione. L’articolo nasce quindi con l’intento di ripristinare quanto realmente asserito dal Direttore Editoriale durante l’incontro del 22/06/2023 presso l’Università Cattolica di Milano, ma il contenuto è stato riportato come posizione ufficiale del CAI.

 

E' vero che l'articolo su Lo Scarpone, così come scritto, è stato approvato da rappresentati del Cai?

 

L’articolo è stato steso da un collaboratore sotto la supervisione del Direttore Editoriale, tuttavia l’esponente del Consiglio Direttivo con delega alla parte Culturale ha visionato l’articolo sottovalutando la frase “Posizione ufficiale del CAI” e ritenendo che il contenuto fosse in linea con quanto riportato all’interno del Nuovo Bidecalogo. Tale considerazione non può però essere assimilata ad un dibattito sul tema che possa rappresentare i soci, né tantomeno prescindere dalla verifica della presenza di una delibera pubblica.

 

Il Cai aveva il dovere di scusarsi con il Ministero del Turismo, che è il dicastero vigilante sull'attività del Sodalizio?

 

: l’articolo così come pubblicato su Lo Scarpone lasciava intendere che vi fosse una posizione ufficiale quando in realtà si trattava meramente di un’opinione personale.

 

Il Cai ritiene di aver commesso errori della vicenda?

 

: la pubblicazione di un articolo riportante posizioni non deliberate sull’House Organ del CAI e la non correzione dello stesso, rappresenta un errore che ha permesso di coinvolgere il Club in un dibattito enfatizzato dagli schieramenti politici. Allo stesso tempo capiamo non sia stato un errore voluto da parte dei collaboratori. Inoltre, non essendo il Presidente Generale presente all’incontro presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e non avendo registrazioni dell’evento, non è stato possibile ribadire immediatamente che nessuno avesse mai dichiarato di rimuovere le croci di vetta (cosa che è stata in seguito debitamente verificata grazie alla registrazione fornita dall’Università).

 

Il Cai ha “cambiato opinione”?

 

NO: non avendo mai espresso una posizione ufficiale il CAI ha dichiarato, attraverso il proprio Presidente, che qualunque affermazione fosse stata riportata non era assimilabile ad una delibera pubblica.

 

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