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| 25 giu 2023 | 17:18

Via le croci di vetta sulle montagne? Santanché: ''Basita'', Urzì: "Una follia". Interviene il presidente del Cai: "Mi scuso per l'equivoco generato"

Si sono subito infiammate le discussioni intorno al tema delle croci di vetta sulle montagne. Si è mossa anche la politica. Il chiarimento di Antonio Montani, presidente generale del Club alpino italiano

Via le croci di vetta sulle montagne?

TRENTO. "Non abbiamo mai trattato l'argomento delle croci in vetta". A intervenire è Antonio Montani, presidente generale del Club alpino italiano. "Sono dichiarazioni espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari durante la presentazione di un libro". 

 

Le croci di vetta? "Sbagliato rimuoverleanacronistico installarne di nuove". Aveva riassunto così la questione il referente web del Club alpino italiano, Pietro Lacasella, in un pezzo uscito un paio di settimane fa su Lo Scarpone. Una presa di posizione che si è inserita in lungo dibattito che ha coinvolto, negli anni, la comunità alpinistica e non solo e che negli scorsi giorni è stata approfondita all'Università Cattolica di Milano, nel corso della presentazione del volume di Ines Millesimi Croci di vetta in Appennino”. Oltre a Marco Albino Ferrari (direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai), presenti al convegno anche monsignor Melchor José Sànchez de Toca y Alameda (relatore del Dicastero delle Cause dei Santi) e il professore di diritto Marco Valentini (Qui articolo).

 

Il numero uno del Club alpino italiano interviene per chiarire la posizione del Cai. "Non abbiamo mai trattato l'argomento delle croci di vetta in alcuna sede, tantomeno prendendone una posizione ufficiale", dice Montani. "Quanto pubblicato è frutto di dichiarazioni personali espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari durante la presentazione di un libro. Personalmente, come credo tutti quelli che hanno salito il Cervino, non riesco a immaginare la cima di questa nostra montagna senza la sua famosa croce".

 

Si sono subito infiammate le discussioni intorno a questo tema che, forse più di ogni altro, è in grado di dividere le sensibilità di chi ama la montagna. Si è mossa anche la politica. "Resto basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero. Non avrei mai accettato una simile decisione che va contro i nostri principi, la nostra cultura, l’identità del territorio, il suo rispetto. Un territorio si tutela fin dalle sue identità e le identità delle nostre comunità è fatta di simboli che custodiscono nel tempo la storia e valori. Invito il presidente del Cai a rivedere la sua decisione", il commento della ministra Daniela Santanché mentre Alessandro Urzì (deputato e commissario provinciale di Fratelli d'Italia), aggiunge: "Sono iscritto da oltre un quarto di secolo al Cai, per questo sono stato anche premiato, ne ho difeso il valore culturale, storico e materiale che rappresenta per l'intera comunità nazionale e la sua identità. Tutta questa storia, e quella delle precedenti generazioni, non trova alcuna corrispondenza nella pratica minacciata da alcune espressioni del Cai come quella più recente di voler togliere le croci dalle montagne italiane. Abbandonare questa tradizione significherebbe distaccarsi dal senso di appartenenza che è connesso alla stessa identità italiana e europea. La visione di una montagna senza segni lasciati dall'uomo, con il suo bagaglio culturale collegato al luogo che frequenta, è quantomeno oscurantista. E la croce, vista come elemento di disturbo, provoca come unico disturbo: quello di chi crede che il nostro Paese debba cessare di inseguire i fanatismi ideologici"

 

Nessuna decisione e un tema non affrontato, l'intervento di Montani, il quale conclude: "Voglio scusarmi personalmente con la ministra per l'equivoco generato e voglio rassicurare che per ogni argomento di tale portata il nostro ministero vigilante sarà sempre interpellato e coinvolto".

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