Croci in montagna, non si placa la polemica e Urzì attacca i collaboratori in sciopero: "Sono loro a spargere una cattiva fama sul Cai, il direttore ha infangato il governo"
Un durissimo attacco di Urzì, il parlamentare e commissario provinciale di Fratelli d'Italia si scaglia contro i collaboratori della rivista de Lo Scarpone e il direttore editoriale Marco Albino Ferrari

BOLZANO. "I collaboratori della rivista del Cai sono in sciopero ma il direttore ha infangato il governo". A dirlo Alessandro Urzì. Un duro attacco del parlamentare e commissario in Trentino di Fratelli d'Italia in cui si parla anche di ''ideologismo'' e di ''opposizione al governo in carica''. "Prenderne atto sarebbe stato più opportuno invece di inscenare un’agitazione che contribuisce a spargere una inopportuna cattiva fama sul Cai".
Il parlamentare si scaglia contro i collaboratori, "loro stessi autori di un grave travisamento dei fatti" con "il Cai parte lesa". Non si placano, insomma, le polemiche sull'opportunità o meno di mettere nuove croci sulle cime delle montagne. Tutto è iniziato dopo che alcune testate giornalistiche hanno riportato erroneamente le posizioni espresse da Marco Albino Ferrari, direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai, e da Pietro Lacasella (antropologo e scrittore) autore di un articolo dal titolo “Croci di vetta: sbagliato rimuoverle, anacronistico istallarne di nuove”.
La posizione era chiara: piantare nuove croci (soprattutto se monumentali come quella che si voleva mettere sul Baldo) non ha più molto senso. Peraltro la posizione è stata condivisa anche da alcuni esponenti di rilievo del Vaticano. Tuttavia gran parte della stampa e diversi politici soprattutto di destra, fra cui ben due ministri, hanno sollevato le polemiche. E Santanchè aveva anche affermato: "Resto basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero''.
A intervenire anche il presidente generale del Club alpino italiano, Antonio Montani, che si è smarcato, ha preso le distanze e ha scaricato la questione sui suoi stessi collaboratori. "Non abbiamo mai trattato l’argomento delle croci di vetta in alcuna sede, tanto meno prendendone una posizione ufficiale. Quanto pubblicato è frutto di dichiarazioni personali espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari durante la presentazione di un libro" (Qui articolo). E ancora: ''Ci scusiamo per l'equivoco''.
Un dibattito assurdo come ha ricostruito il nostro direttore Luca Pianesi (QUI L'EDITORIALE). Una vicenda che ha fatto storcere il naso a molti tra cui i collaboratori de “Lo Scarpone” (il portale del Cai dove erano apparsi i primi articoli sulle croci di vetta) che hanno indetto uno sciopero: “Vogliamo manifestare la nostra vicinanza a Pietro Lacasella e Marco Albino Ferrari, chiedendo loro di ritirare le dimissioni e di tornare alla guida della testata" (Qui articolo).
LA NOTA INTEGRALE DI URZì
I 19 collaboratori dello Scarpone che hanno intrapreso uno sciopero a sostegno di Marco Albino Ferrari, direttore editoriale della rivista del Cai, contestando il presunto travisamento delle dichiarazioni sul tema dello stop alle croci sulle cime delle montagne, sono autori loro stessi di un grave travisamento dei fatti.
Appaiono invece giustificarle e sostenerle quelle dichiarazioni, quasi che Ferrari non avesse voluto condirle di un ideologismo di maniera che lo ha portato non a caso a dichiarare che il governo in carica sia di “estrema destra” e illiberale.
Dichiarazioni politiche, espressioni di un pensiero ideologico che ha trovato la sua incarnazione anche nel sostegno all’ipotesi dello stop alle croci sulle cime delle montagne, e che ha trasferito il Cai, che non lo meritava affatto, sul terreno della polemica politica quando invece dovrebbe interessarsi esclusivamente dell’amore per la montagna e della natura. Con il Cai parte lesa in questa vicenda.
I collaboratori in agitazione dello Scarpone travisano, accusandola di travisamento, la polemica sulle parole del direttore editoriale chiare come non mai quando indossa i panni dell’oppositore al governo in carica, ruolo che poco si addice a un direttore di una rivista del popolo della montagna che non conosce colori politici.
Prenderne atto sarebbe stato più opportuno invece di inscenare un’agitazione che contribuisce a spargere una inopportuna cattiva fama sul Cai. Associazione a cui, lo ricordo, sono iscritto da 25 anni.


















