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| 28 giu 2023 | 22:27

Croci di vetta, il Cai Alto Adige: "Non accettiamo lezioni dalla politica, Fratelli d'Italia rifersica su Santanché invece di fare polemiche inutili"

Il presidente del Cai Alto Adige: "E' la politica che deve chiedere scusa al Club alpino italiano, non abbiamo bisogno delle loro lezioni. Vogliamo e difendiamo le croci: le teniamo pulite, in ordine e portiamo avanti tutte le manutenzioni del caso. Mi piacerebbe anche sentire un commento sulla vicenda che riguarda la sua ministra Daniela Santanché perché  mi sembra non navighi in acque tranquille"

Croci di vetta, il Cai Alto Adige: Non accettiamo lezioni dalla politica

BOLZANO. "E' la politica che deve chiedere scusa al Club alpino italiano". A dirlo è Carlo Alberto Zanella. Il presidente del Cai dell'Alto Adige replica inoltre alla presa di posizione di Alessandro Urzì, deputato e commissario provinciale di Fratelli d'Italia in Trentino. "Mi piacerebbe anche sentire un commento sulla vicenda che riguarda la sua ministra Daniela Santanché perché  mi sembra non navighi in acque tranquille. Forse però sviare l’attenzione può servire alla causa".

 

Nelle scorse l'esponente del partito di Giorgia Meloni si era reso autore di durissimo affondo sui collaboratori de Lo Scarpone, i quali hanno indetto uno sciopero ("Vogliamo manifestare la nostra vicinanza a Pietro Lacasella e Marco Albino Ferrari, chiedendo loro di ritirare le dimissioni e di tornare alla guida della testata"), e verso il direttore editoriale.

 

Una nota in cui si parla di "ideologismo" e di "opposizione al governo in carico". E ancora: "I collaboratori sono in sciopero - le parole di Urzì - ma il direttore ha infangato il governo. Prenderne atto sarebbe stato più opportuno invece di inscenare un’agitazione che contribuisce a spargere una inopportuna cattiva fama sul Cai" (Qui articolo). 

 

A non stare al gioco è però il numero del Cai dell'Alto Adige. "Un intervento che mi meraviglia, avevo considerazione della sua persona, l'ho sempre trovato un politico coerente ma l'attacco ai collaboratori è fuori luogo e sbagliato. Il Club alpino italiano le vuole e le difende: le teniamo pulite, in ordine e portiamo avanti tutte le manutenzioni del caso. Non ci sono dubbi e non abbiamo bisogno di lezioni dalla politica".

 

Sono altre le battaglie che intende portare avanti il Cai in Alto Adige: "Si devono evitare la proliferazione di punti panoramici, di ponti tibetani e di ferrate che rischiano di oltrepassare il limite dell'overtourism". Un polverone che si è alzato dopo che alcune alcune testate giornalistiche hanno riportato erroneamente le posizioni espresse da Marco Albino Ferrari, direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai, e da Pietro Lacasella (antropologo e scrittore) autore di un articolo dal titolo “Croci di vetta: sbagliato rimuoverle, anacronistico istallarne di nuove”.

 

La posizione era chiara: piantare nuove croci (soprattutto se monumentali come quella che si voleva mettere sul Baldo) non ha più molto senso. Peraltro la posizione è stata condivisa anche da alcuni esponenti di rilievo del Vaticano. Però gran parte della stampa e diversi politici soprattutto di destra, fra cui ben due ministri, hanno sollevato le polemiche. E Santanchè aveva anche affermato: "Resto basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero''.

 

A intervenire anche il presidente generale del Club alpino italiano, Antonio Montani, che si è smarcatoha scaricato la questione sui suoi stessi collaboratori. "Non abbiamo mai trattato l’argomento delle croci di vetta in alcuna sede, tanto meno prendendone una posizione ufficiale. Quanto pubblicato è frutto di dichiarazioni personali espresse dal direttore editoriale Marco Albino Ferrari durante la presentazione di un libro" (Qui articolo). E ancora: ''Ci scusiamo per l'equivoco''. Una presa di posizione travolta dalle critiche (Qui articolo).

 

"Come sempre si sfrutta ogni occasione per farsi pubblicità elettorale; Fratelli d'Italia si scaglia contro il Cai per una polemica inutile ma non interviene mai per quanto riguarda la difesa del territorio e dell’ ambiente, forse per non fare cosa sgradita a chi governa in Alto Adige soprattutto in vista delle prossime elezioni. Probabilmente hanno anche dimenticato il problema toponomastica di cui, sempre in periodi elettorali, erano i più grandi critici ma da un anno è calato il silenzio sull'argomento", conclude Zanella.

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