Il Cai contro le croci in vetta? Ecco (finalmente) il VIDEO che smentisce la fake news. Storia di una shitstorm nata sul nulla (ma che è piaciuta tanto alla politica)
Come nel telefono senza fili si è partiti da un ''il Cai dice preserviamo le croci che ci sono ma valutiamo con attenzione il porne di nuove'' a un ''il Cai non vuole nuove croci in vetta'' per arrivare a ''il Cai vuol togliere le croci in vetta''. Da qui il carico da novanta lo ha posto la ministra Santanchè con questo intervento: ''Resto basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero. Non avrei mai accettato una simile decisione". Ma la realtà è ben diversa e questo video lo dimostra
TRENTO. Non per polemica ma per amor di verità. Che sia stata una tempesta in un bicchiere d'acqua è ormai chiaro a chi vuol conoscere i fatti e non abbandonarsi a polemiche retoriche e a banali strumentalizzazioni. Una notizia è stata distorta, manipolata e trasformata in un dibattito politico ai limiti del demenziale con fazioni che si schieravano, su posizioni inesistenti adducendo spiegazioni inutili, da una parte e dall'altra. Con una ministra che, travolta da polemiche ben più gravi e pesanti, tanto da doverne riferire in Parlamento, ha pensato bene di soffiare sulla shitstorm che stava montando. Con Marco Albino Ferrari trasformato in una sorta di Giordano Bruno 2.0, colui che si sarebbe arrogato il diritto di parlare in nome del Cai e di dire via le croci dalle nostre montagne. Ebbene il video che per la prima volta mostriamo e che riprende il passaggio fondamentale di quell'incontro dal quale sono nate tante polemiche racconta un'altra storia.
Ma facciamo un passo indietro. La vicenda è nota: fine giugno, convegno all'Università Cattolica di Milano per discutere di croci in vetta, per la presentazione di ''Croci in vetta in Appennino'' di Ines Millesimi; presenti, tra i relatori al tavolo, Marco Albino Ferrari (all'epoca direttore editoriale e responsabile delle attività culturali del Cai), monsignor Melchor José Sànchez de Toca y Alameda (relatore del Dicastero delle Cause dei Santi) ed il professore di diritto Marco Valentini. Di quanto successo nell'incontro esce una puntuale ricostruzione su Lo Scarpone firmata da Pietro Lacasella dove si spiega chiaramente che nel dibattito si è registrato “un punto di convergenza culturale, giuridico, storico e perfino religioso. Una prospettiva che ha trovato tra i presenti una larga concordanza sulla necessità di lasciare integre le croci esistenti, perché testimonianze significative di uno spaccato culturale, e allo stesso tempo di evitare l'installazione di nuovi simboli sulle cime”.
Appassionata la difesa delle croci fatta da Marco Albino Ferarri e interessante la posizione di monsignor Melchor José Sànchez de Toca y Alameda che a un certo punto dice chiaro e tondo ''non apponiamo nuove croci ma lasciamo quelle che già ci sono e prendiamocene cura''. Un dibattito alto e interessante ma onestamente, niente di nuovo sul fronte occidentale. Anche perché nello stesso libro presentato a quell'incontro si legge: ''Vincenzo Torti, già presidente generale del Club Alpino Italiano, ribadisce che il tema delle croci issate sulle vette richiede oggi più che mai 'prudenza'. Distinguendo tra vecchie e nuove apposizioni di immagini materiali sulle cime, sottolinea che simboli ormai sroticizzati siano diventati patrimonio identitario e riconoscibile dei paesaggio, e che dunque la loro rimozione sarebbe inopportuna''.
Insomma tutti d'accordo (come dice anche lo stesso Ferrari all'inizio del suo intervento). Considerazioni che in tanti, in tante occasioni avevano già fatto, detto, sentito e soprattutto nulla di blasfemo o di stravolgente da meritare il famigerato rogo in piazza a Roma toccato al frate domenicano nel 1600. La tempesta però stava appena per cominciare. Come nel telefono senza fili si è partiti da un ''il Cai dice preserviamo le croci che ci sono ma valutiamo con attenzione il porne di nuove'' a un ''il Cai non vuole nuove croci in vetta'' per arrivare a ''il Cai vuol togliere le croci in vetta''. Da qui il carico da 90 lo ha posto la ministra Santanchè con questo intervento: ''Resto basita dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al ministero. Non avrei mai accettato una simile decisione che va contro i nostri principi, la nostra cultura, l’identità del territorio, il suo rispetto. Un territorio si tutela fin dalle sue identità e le identità delle nostre comunità è fatta di simboli che custodiscono nel tempo la storia e valori. Invito il presidente del Cai a rivedere la sua decisione".
La shitstorm qui ha raggiunto la velocità massima. Ne sono seguite interrogazioni, prese di posizione, interventi di ogni tipo (soprattutto dei partiti di Governo). Poteva essere fermata dal Cai stesso cercando di ricondurre il discorso nei crismi della realtà e chiarendo quel che era successo davvero e quel che era stato detto a quell'incontro (e scritto nell'articolo di Lacasella su Lo Scarpone). Ma non è andata così, anzi ci sono state le scuse formali alla ministra. Il resto è storia (anche un po' patetica) e non ci interessa rivangarla. Lo dicevamo all'inizio: non per polemica ma per amor di verità.
Qui sotto il video completo di quell'incontro





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