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| 01 lug 2024 | 16:00

Il Cai replica a Carlo Budel: ''Sconcertante leggere certe affermazioni. Pur comprendendo l'amarezza ribadiamo il ringraziamento ai nostri volontari''

Il presidente nazionale Antonio Montani interviene dopo che il gestore di Capanna Punta Penia ha reso pubblico quanto accaduto negli scorsi giorni in cima alla Marmolada: una compagnia di 18 persone (una delle quali sarebbe stato istruttore Cai) invece che consumare i prodotti del rifugio si è seduta, ha mangiato i propri panini e poi ha lasciato il bagno ''in condizioni indecenti''

Il Cai replica a Carlo Budel: Sconcertante leggere certe affermazioni

MILANO. ''È sconcertante leggere affermazioni che riteniamo gratuite come quelle del rifugista Carlo Budel, il quale, a seguito di un presunto caso, generalizza attribuendo questo tipo di comportamento ai soci del Cai. Pur comprendendo la sua amarezza causata dalla maleducazione di pochi, ribadiamo il ringraziamento a tutti i volontari Cai che si impegnano gratuitamente sia nella formazione tecnico-culturale-ambientale, sia nelle attività a favore dei rifugi''. Queste le parole del presidente generale del Club alpino italiano, Antonio Montani, dopo che il gestore del rifugio Capanna Punta Penia, Carlo Budel, ha reso pubblico il comportamento di un gruppo di persone (lui ha spiegato che si trattava di un istruttore e 17 persone) che si è comportato malissimo in una struttura del genere posta a 3.340 metri di quota (e che Budel da settimane sta cercando di rendere accessibile alle persone dopo i metri e metri di neve caduti negli ultimi mesi). 

 

I soggetti in questione avrebbero utilizzato i tavoli di Capanna Punta Penia per mangiare panini portati da casa e hanno poi usufruito del bagno esterno del rifugio, lasciandolo "in condizioni indecenti". gestore della struttura in quota, che sulle sue pagine social ha raccontato: "Sono entrati in 18, si sono seduti e hanno tirato fuori dagli zaini cibo e bevande. Hanno ordinato soltanto 7 caffè". Budel ha quindi aggiunto che ''ci sono i gruppi Cai che io stimo e adoro, con persone qualificate, esperte che insegnano prima il rispetto poi i nodi'' ma anche ''voglio chiedere a tutti quelli del Cai che mi seguono se è giusto? E' giusto farvi solo i c... vostri? E' giusto riempire un rifugio che lavora 1 giorno sì e 10 no solo per farvi i c... vostri???? Cosa state insegnando, cosa???? Se fosse per voi i rifugi sarebbero chiusi, un nodo lo puoi insegnare su un divano, il rispetto della montagna e di chi ci lavora no..''.

 

Un comportamento stigmatizzato immediatamente anche dal presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella che senza soffermarsi troppo sui ''distintivi'' di appartenenza (Cai o non Cai) ha immediatamente censurato quanto accaduto: ''Gente che l'educazione non ha idea di cosa sia. E non capiscono nemmeno cosa c'è dietro l'attività di uno come Carlo Budel".

 

Il presidente Montani è, invece, intervenuto in difesa del Cai: ''Il Club alpino italiano è la più grande associazione nazionale impegnata nella formazione tecnica e culturale dei frequentatori della montagna, attraverso centinaia di corsi rivolti ai propri soci. È sconcertante leggere affermazioni che riteniamo gratuite come quelle del rifugista Carlo Budel, il quale, a seguito di un presunto caso, generalizza attribuendo questo tipo di comportamento ai soci del Cai. Preciso inoltre che non può essersi trattato di un corso come sostenuto da Budel, in quanto, per i nostri regolamenti, non può essere organizzato un corso con un rapporto numerico tra istruttori e allievi come quello riferito. Il Club alpino italiano, oltre a chi frequenta la montagna e l'ambiente, ha a cuore tutti coloro che in montagna vivono e lavorano. Buona parte dei fondi provenienti dalle tessere dei soci, inoltre, viene destinata alla manutenzione dei rifugi: parliamo di oltre 800mila euro ogni anno. Per tutti questi motivi le affermazioni di Budel ci appaiono quanto mai ingiustificate. Pur comprendendo la sua amarezza causata dalla maleducazione di pochi, ribadiamo il ringraziamento a tutti i volontari Cai che si impegnano gratuitamente sia nella formazione tecnico-culturale-ambientale, sia nelle attività a favore dei rifugi''.

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