"Da due anni vivo come un eremita nei boschi", storia del 30enne Giovanni Goldoni e dei suoi 2 pastori del Lagorai: "Il mio sogno? Trovare un posto sulle Dolomiti"
"Vivo in un terreno circondato da boschi e nient'altro. Niente vicini, niente luci, solo quelle delle stelle e della luna. Solo con i miei animali. La sera mi ritiro davanti al fuoco come in un rituale sacro e ancestrale. E mentre i miei cani abbaiano ed inseguono cinghiali grossi come armadi, rifletto su quanto io sia fortunato e quanto poco serva per essere felice. Solo due anni fa sarei stato in ansia per andare al lavoro il giorno dopo, invece ora sono in pace. Penso che la vera ricchezza sia questa"

FERMO. C'è chi ama la compagnia e la frenesia della vita in città e chi invece, pur di rifuggirla, si sente pronto a lasciare (davvero) tutto. È il caso di Giovanni Goldoni, un giovane classe 1993 che ha deciso di abbandonare Padova e un lavoro a tempo indeterminato per trasferirsi "in un terreno selvaggio di 11 ettari, dove vivo come un eremita - rivela lui stesso a Il Dolomiti -. Ho fatto questa scelta ormai due anni fa: non me ne sono mai pentito", anticipa.
Tutto ha avuto inizio fra 2020 e 2021, in pieno Covid, "quando le restrizioni della pandemia ci avevano costretti a stare a casa". Un amante della natura e della montagna che, durante il periodo di lockdown, aveva pensato fosse giunta l'ora di cambiare la propria esistenza: "Mi è sempre piaciuto viaggiare da solo, soprattutto in Italia e in quota, percorrendo sentieri poco battuti. Il mio desiderio era sempre stato quello di vivere in mezzo alla natura".
Così, "quando due anni fa mia mamma si è trasferita nelle Marche, dove ha acquistato un terreno boschivo con una vecchia casa da ristrutturare, ho deciso di spostarmi anch'io - premette -. Lavoravo come corriere Amazon e avevo un contratto a tempo indeterminato, un appartamento e un giardino, ma non era la vita che volevo". Giovanni ha pertanto lasciato l'impiego e Padova, alla volta delle Marche, vicino ai Monti Sibillini e non lontano da Amandola, cominciando ad abitare "un terreno selvaggio, fra boschi, vegetazione incontaminata e animali selvatici".

"Oggi ivo in un luogo circondato da boschi e nient'altro: nella mia roulotte - ribadisce -. Niente vicini, niente luci, solo quelle delle stelle e della luna. Solo con i miei animali. La sera mi ritiro davanti al fuoco come in un rituale sacro e ancestrale. E mentre i miei cani abbaiano ed inseguono cinghiali grossi come armadi, rifletto su quanto io sia fortunato e quanto poco serva per essere felici. Solo due anni fa sarei stato in ansia per andare al lavoro il giorno dopo, invece ora sono in pace. Penso che la vera ricchezza sia questa".

Una nuova vita, quella di Giovanni, simile a quella d'un eremita, scelta 'estrema' "che però mi ha reso davvero felice - confessa -. Il borgo più vicino dista 8 chilometri da qui. In questa zona, il panorama è meraviglioso ed è fatto soltanto di scorci naturali e straordinari incontri", come quelli con il gatto selvatico, "qualche carcassa e la percezione degli ululati dei lupi in lontananza, soprattutto in inverno, che ascolto prima di addormentarmi".
Insieme al giovane vivono anche due cani adulti, un pastore del Lagorai "preso al Passo Giau" e una femmina di pastore tedesco, nonché i loro tre cuccioli: "Con loro, è tutto più bello", fa notare. Le sue giornate trascorrono in un soffio fra la cura del bosco e della vegetazione circostante, il taglio della legna, la cura delle galline e dei conigli e ancora qualche passeggiata in natura. Nonostante l'isolamento, non mancano 'gite' in paese per fare un po' di spesa e qualche lavoretto sporadico come giardiniere "o di manovalanza per racimolare qualche soldino", spiega.

"Il periodo più duro di questa vita è sicuramente l’inverno: ho capito cosa significhi patire davvero il freddo ma allo stesso tempo ho imparato tanto". Ora, un po' di nostalgia delle Dolomiti sta spingendo Giovanni a cercare una nuova sistemazione fra il Trentino e il Bellunese, "dove vorrei ri-iniziare, in un contesto simile a quello attuale: mi basterebbero una baita o una casetta senza troppe pretese e magari un terreno da coltivare". Il suo, è un vero e proprio appello, lanciato anche sui social, nella speranza che qualcuno "dal meraviglioso Trentino o dalle Dolomiti Bellunesi" lo contatti quanto prima (chi volesse farlo potrà inviare una mail a: giogoldoni93@gmail.com o telefonare/scrivere un messaggio al numero: +39 351 853 4426).













