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Dalle Alpi agli Appennini, alcune stazioni sciistiche in vendita, Ghezzi: "Lo sci non è morto ma gli impianti aprono a molte opportunità per la montagna"

Tra le sfide più impegnative c’è il cambiamento climatico. La presidente di Anef, Valeria Ghezzi: "Gli impianti consentono di poter pianificare molte altre possibilità. Le stazioni devono trovare una vocazione. Non c'è un modello unico per affrontare i temi della montagna. Se una destinazione non ha un gestore o non sta in piedi si può e si deve pensare a sviluppare altre soluzioni"

Di Luca Andreazza - 26 novembre 2023 - 21:36

TRENTO. Si cercano gestori di impianti sciistici in diverse zone d'Italia. Le prime piste sono state aperte in Trentino, con buoni numeri, e con l'Immolata partirà definitivamente la stagione degli sci. Ma non mancano le seggiovie ferme e che tali resteranno per l'inverno. Complice la crisi climatica, gli inverni più secchi e le temperature più alte molte skiarea sono in difficoltà, soprattutto quelle più a bassa quota.

 

In Trentino la Panarotta cerca di chiarire il suo futuro e guarda con interesse al piano di sviluppo degli imprenditori con il supporto dell'ente pubblico, mentre nel Bellunese il Nevegal attende le mosse della cordata italo-algerina. Intanto in val Brembana, Lombardia, si possono acquistare gli impianti che servono le piste a Foppolo. In Molise invece l'intera stazione sciistica di Campitello Matese va all'asta prima di Natale. La vendita senza incanto sarà effettuata in cinque di sette lotti per un totale richiesto con base d’asta di due milioni e 642 mila euro.

 

La riduzione delle precipitazioni naturali comporta un maggior ricorso all'innevamento artificiale e questo incide ancora di più sui costi di bilancio, soprattutto in quei demani di bassa e media quota. Inevitabili le difficoltà. Tra le sfide più impegnative c’è il cambiamento climatico. Questo comporta adattamenti e programmazione per poter garantire la sciabilità per tutta la durata della stagione e quindi il funzionamento della stagione invernale per tutto l’indotto.

 

"Gli impianti sono un mezzo di trasporto, tanto che viene utilizzo anche per finalità urbane", dice Valeria Ghezzipresidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza. "Queste opere consentono di poter pianificare molte altre possibilità. Le stazioni sciistiche hanno avuto in passato e mantengono ancora oggi un ruolo di sostenibilità sociale per l'indotto ma soprattutto in termini di posti di lavoro nelle valli".

 

Si deve cercare di uscire dalla logica impianti di risalita-sci in modo esclusivo. Anche le società impianti sono chiamate a doversi adattare, guardare ancora di più, per esempio, all'estate. "Le stazioni devono trovare una vocazione. Non c'è un modello unico per affrontare i temi della montagna, ogni situazione deve essere analizzata e contestualizzata per individuare le soluzioni più adatte".

 

Non si può più escludere la chiusura o la riduzione di una stazione sciistica. Il passo Gaver è un esempio del coraggio di saper compiere una scelta, magari controcorrente (Qui articolo). "Lo sci non è morto ma ci sono molte opportunità. Se una destinazione non ha un gestore o non sta in piedi si può e si deve pensare a sviluppare altre soluzioni. Da anni abbiamo avviato questo ragionamento perché una skiarea più piccola o con meno neve deve valutare altre possibilità", conclude Ghezzi.

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