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Caldo e poca neve ma "la stagione è positiva, giornate piacevoli che portano gli sciatori sulle montagne". Ma se le Alpi reggono "per gli Appennini la situazione è critica"

Le Alpi soffrono ma il comparto riesce a far fronte alle difficoltà. La presidente di Anef: "A oggi numeri leggermente superiori all'anno scorso e riusciamo a garantire un buon prodotto". Ma gli Appennini sono in crisi: "E' davvero difficile. Un'area importante per l'intera filiera perché ha creato e crea la cultura di montagna"

Di Luca Andreazza - 19 febbraio 2024 - 05:01

TRENTO. Una stagione positiva nei numeri e nei fatturati a oggi ma l'ultima parte dell'inverno potrebbe attraversare qualche incertezza, dettate da un meteo avaro di precipitazioni che si unisce tanto al fenomeno delle inversioni termiche quanto alle temperature particolarmente alte per il periodo. Ma le Alpi e le Dolomiti per il momento reggono l'urto, una fotografia sbiadita invece sugli Appennini, ci sono grandi, grandissime, difficoltà.

 

L'aumento progressivo (e, sembra, sempre più veloce) delle temperature impatta sulla situazione climatica del nostro territorio (Qui articolo). A Trento il giorno prima di San Valentino la colonnina di mercurio ha registrato dei dati in linea con le medie storiche di Napoli, muovendosi tra i +3,6 gradi di minima e i 15,9 gradi di massima.

 

E nei soli primi 15 giorni di febbraio sono stati superati già diversi i record di caldo, mentre l'inverno meteorologico (che inizia il 1 dicembre e si conclude il 28, o 29 in questo caso, febbraio) si avvia verso la sua conclusione con la concreta possibilità che questa stagione fredda” in Trentino risulti la più calda mai registrata (Qui articolo).

 

Un trend confermato anche dagli esperti di MeteoTrentino, che monitorano attentamente l'evoluzione meteorologica e climatica del territorio testimoniando come, mese dopo mese, in quest'epoca di crisi climatica le medie tendano sempre più spesso a risultare sopra i livelli storici (Qui articolo).

 

Le destinazioni sono riuscite a sfruttare le poche nevicate, ma soprattutto le finestre fredde per azionare i sistemi di innevamento programmato, ottimizzare la produzione e garantire una stagione partita con il botto al ponte dell'Immacolata e proseguita su numeri più che interessanti tra Natale, Capodanno e l'Epifania. A gennaio il flusso turistico appare positivo, spinto soprattutto dai mercati esteri.

 

Il febbraio è un periodo forte, il carnevale muove il settore. Si entra nella fase discendente della stagione. L'anno scorso è stato da record per il Trentino e il 2023/24 potrebbe ritoccare il primato.

 

"Queste settimane sono andate bene e anche le indicazioni per la fine del mese sono positive", commenta Valeria Ghezzi, presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza. "Manca ancora qualcosa per marzo ma c'è ancora tempo sulla pianificazione, ci sono i margini per recuperare ma a oggi la stagione ha un andamento leggermente superiore all'anno scorso. Siamo però ancora prudenti perché i conti si fanno solo alla fine".

 

Le Alpi soffrono ma il comparto riesce a far fronte alle difficoltà. Le destinazioni presentano caratteristiche diverse tra quote e potenza di fuoco (leggasi innevamento programmato) ma un meteo così avaro di precipitazioni e le temperature elevate qualche problema possono causarlo anche in questa stagione breve e intensa per Pasqua che cade molto presto nel calendario sciistico. Senza acqua per alimentare i cannoni, la Panarotta non è partita per il secondo anno consecutivo, mentre nelle scorse ore il centro fondo di Marcesina Enego sull'Altipiano di Asiago, per esempio, ha alzato bandiera bianca: ''A malincuore vi annunciamo la chiusura del nostro comprensorio'' (Qui articolo).

 

Il dato dello Snow Water Equivalent (l'acqua contenuta nella neve, che rappresenta un'indicazione preziosa sulla quantità di riserva idrica su cui potremo contare in primavera e in estate) a livello nazionale del -64% con punte addirittura al -93% nel bacino del Tevere. Un deficit da profondo rosso con una situazione in peggioramento. E' questa la situazione fotografata dagli esperti della Fondazione Cima per quanto riguarda l'andamento delle riserve idriche contenute nella neve sul territorio italiano (Qui articolo).

 

"Le nevicate naturali sono importanti e rappresentano da sempre un grande veicolo di promozione ma l'assenza di precipitazione non ha inciso sulla soddisfazione dei clienti", dice Ghezzi. "Il caldo e il sole, le giornate così piacevoli portano persone sulle montagne. La notte le temperature sono scese sotto lo zero e questo ha permesso di garantire un buon prodotto: gli sciatori sono contenti". 

 

Non si pensa alle chiusure anticipate "ma speriamo che ci sia un abbassamento delle temperature e che le previsioni di neve la prossima settimana trovino conferme". Anche se un trend di questo tipo potrebbe portare a qualche ragionamento in alcune destinazioni. "E' ancora tutto prematuro. A ogni modo siamo abituati a seguire l'evoluzione giorno per giorno anche perché gli inverni sono sempre più secchi ma le primavere più umide con la possibilità di nevicate importanti a marzo o aprile".

 

Ok sulle Alpi "ma e sulle Alpi è tutto ok sugli Appennini invece è tutto un altro film purtroppo". Lì ci sono, infatti, le condizioni peggiori, dove, si potrebbe dire, la stagione della neve è 'non pervenuta'. "La situazione è critica, la stagione scorsa è stata difficile e faticosa. Le festività di Natale e Capodanno sono state complesse ma a gennaio era arrivata tanta neve. Oggi è davvero difficile. Un'area importante per l'intera filiera perché ha creato e crea la cultura di montagna. Se non ci fosse il Terminillo, per esempio, molti romani non scierebbero e sarebbero degli appassionati della quota", conclude Ghezzi.

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