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Da Tesero al Bondone, la dura (e calda) stagione dello sci di fondo: "Situazione al limite". I 1.500 metri marcano la differenza tra aperti (con difficoltà) e chiusi

Le situazioni migliori sono a passo San Pellegrino, passo Coe e Campo Carlo Magno ma dal Primiero al Bondone i centri del fondo soffrono e diversi sono chiusi

Di Luca Andreazza - 19 febbraio 2024 - 20:40

TRENTO. Una stagione difficile per gli sci stretti con le varie stazioni che affrontano l'assenza di neve ma soprattutto una colonnina del mercurio che raggiungono valori primaverili. Si aspetta (e si spera) nell'abbassamento delle temperature e nell'arrivo della perturbazione prevista verso il week end di questa settimana. 

 

Il limite è quota 1.500 metri circa. Sotto questa altimetria già diverse stazioni hanno alzato, almeno per ora, bandiera bianca come Andalo e Millegrobbe Vezzena, l'Alta Lessinia e, nelle scorse ore, Marcesina Enego sull'Altipiano di Asiago (Qui articolo). Mano mano che si sale ci si difende e si cerca, pur tra molte difficoltà, di tenere aperto. Sopra non si è tranquilli ma si respira con un discreto chilometraggio.

 

Semaforo rosso anche il centro fondo San Giacomo a Brentonico. "E' con grande dispiacere - spiegano i gestori - che comunichiamo la chiusura. Le temperature di questi giorni non sono state favorevoli purtroppo. Un grazie a tutti quelli che ci sono venuti a trovare". 

 

Le situazioni migliori sono sul passo San Pellegrino con il centro Alochet a pieni giri del motore, mentre a passo Coe (aperti e battuti 10 chilometri) e Campo Carlo Magno anche se "la world cup - si legge - cioè la pista nera è improponibile per mancanza di neve. Incrociamo le dita per il fine settimana. Che il meteo ha previsto neve". Si soffre tanto nel Primiero quanto in val di Fiemme, escluso passo Lavazè, qui la stagione appare positiva. 

 

"Le piste sono al limite della praticabilità - spiegano i responsabili del Centro del fondo lago di Tesero - si scia ancora discretamente di prima mattina poi la neve si sfalda. Speriamo che nel corso della settimana le temperature diventino un minimo più rigide". E questo comporta anche qualche riflessione sugli investimenti e sul potenziamento dell'innevamento con orizzonte Olimpiadi 2026. Certo, mancano 2 anni ma le gare sarebbero più o meno in questo periodo e l'attuale situazione merita un'analisi. 

 

Più di qualche difficoltà a Vermiglio in val di Sole. Si difende come può il Monte Bondone. Alle Viote nel giro di qualche giorno si è passati dai 7 (su 35 chilometri) a 1,5 chilometri di tracciati a disposizione. Ci sarebbe una disponibilità superiore "ma in alcuni punti non c'è abbastanza neve per poter garantire dei collegamenti", commenta Nicola Fruner, direttore della Scuola italiana sci fondo. "Quindi siamo costretti a rinunciare a un chilometraggio superiore". A tenere il percorso predisposto con il ricorso all'innevamento programmato. 

 

Più che l'assenza di precipitazioni naturali, il problema è legato principalmente alle temperature elevatissime per il periodo. L'acqua ormai scarseggia ma comunque il ricorso ai cannoni è sostanzialmente escluso in questo momento. Si è spalato più che sparato nelle ultime settimane

 

"La notte le temperature restano positive di qualche grado e l'innevamento programmato non comporterebbe un cambio di scenario", aggiunge Fruner. "Finché abbiamo potuto si è spalato per spostare la neve e creare dei collegamenti. Ma il perdurare di un clima così caldo ha ridotto il margine di poter operare anche in questo modo". 

 

Un inverno che non è decollato. "E' una stagione abbastanza nella media, il periodo di Natale e Capodanno sarebbe potuto andare meglio, il mese di gennaio è stato invece più soddisfacente", dice Fruner. "Questo febbraio siamo in linea, ma siamo stati costretti a ridurre progressivamente l'offerta e questo incide sui giornalieri, soprattutto nel week end". 

 

Le stazioni impiantistiche, almeno sulle Alpi, hanno retto meglio questo inverno caldo, complice anche una forza decisamente maggiore rispetto ai centri fondo in termini di potenza di fuoco, cioè innevamento programmato (Qui articolo). E le prospettive per gli sci stretti non sono incoraggianti in assenza di un'inversione, almeno delle temperature con un rientro nei parametri della stagione (ma si deve tener conto che ormai marzo è vicinissimo). A ogni modo gli sforzi sono massimi per cercare di tenere aperto, magari con un ampliamento del chilometraggio.

 

"L'impegno è di garantire un servizio il più possibile di livello, anche se oggettivamente ci sono molte criticità e la situazione è al limite. La speranza è quella di arrivare a metà marzo per riuscire a terminare i corsi stagionali nel miglior modo possibile, un'apertura a Pasqua, anche se cade presto nel calendario, è fortemente a rischio. Ma adesso una decisione è prematura, aspettiamo la prossima settimana", conclude Fruner.

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