Il bob ha ancora senso alle Olimpiadi? Mellarini: "A Cortina sconfitta per l'Italia ma noi avevamo pensato a Innsbruck". Ferrari: "Appartiene a un mito ormai superato"
La questione delle gare di bob resta spinosa, l'esperienza di Torino è la fotografia di una cattedrale rimasta nel deserto, Cortina rischia di essere una fotocopia e pure a Sapporo molte difficoltà sono legate a questa disciplina. Gli interventi a il Dolomiti del numero uno della Federsci trentina Tiziano Mellarini e di Marco Albino Ferrari, autore di "Assalto alle Alpi"

TRENTO. "La rabbia in Veneto è comprensibile e ritengo che sia necessario tenere le gare in Italia. Il futuro del bob alle Olimpiadi? La valutazione spetta al Cio". A dirlo a il Dolomiti è Tiziano Mellarini, presidente della Fisi del Trentino. Più diretto invece Marco Albino Ferrari. Il giornalista e scrittore, autore di "Assalto alle Alpi" spiega che è una "disciplina molto superata. Può uscire dal calendario dei Giochi a cinque cerchi".
Davanti a un fronte del "No" alla pista di bob sempre più ampio, il Veneto ha cercato di tirare dritto e di resistere a ogni costo, sono già stati spesi 5 milioni tra progetti preliminari, studio di fattibilità e modifiche. Si è pure realizzato un video emozionale da 40 mila euro, ma il nuovissimo "Sliding Center Eugenio Monti" è sfumato improvvisamente.
Una decisione che rischia di lasciare il Bellunese con un pugno di gare in mano: 8 gare e 24 medaglie senza bob, slittino e skeleton. In Lombardia sono previste 65 gare con l'assegnazione di 195 medaglie e tra Trentino e Alto Adige si parla di 31 gare e 93 medaglie.
Un terremoto per una questione spinosissima. In Trentino si è cercato fin da subito di chiudere velocemente le porte a eventuali idee e spiragli. Perso il pattinaggio velocità a Pinè, nessun altro discorso e sci nordico che resta in val di Fiemme.
Bob a Cortina sì? Bob a Cortina no? Il dibattito è ancora caldo. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha annunciato la rinuncia delle gare con il placet del Cio. Anche il ministro Andrea Abodi è intervenuto per spiegare che non ci sono le condizioni per la pista. Ma il Veneto e il Bellunese non sembrano intenzionati a mollare la presa facilmente anche se i tempi di costruzione dell'impianto sono apparentemente fuori tempo massimo. La struttura è costosa (più di 120 milioni), i praticanti pochissimi, i costi di gestione elevati.
"La valutazione sulla costruzione della pista da bob a Cortina andava fatta sicuramente prima di avviare i lavori", spiega Mellarini. "Non colpevolizzo Malagò che si è sempre mosso con grande entusiasmo e tanta serietà perché non ha espresso una decisione facile e piacevole. Il cambio di venue non è un bel segnale e rappresenta una sconfitta per l'Italia. Spero che le gare restino nel nostro Paese e in questo senso sono perfettamente allineato al pensiero del presidente nazionale Flavio Roda. Un'altra riflessione la meriterebbe lo scialpinismo, forse avrebbe meritato un'altra location già protagonista di eventi di livello internazionale e mondiali".
Forte dell'esperienza per i Mondiali di sci nordico Fiemme e delle Universiadi, siamo nel 2013, Mellarini aveva iniziato a maturare l'idea di poter portare sul territorio le Olimpiadi. E l'anno successivo, dopo un confronto proprio con Malagò, l'allora assessore della Giunta Rossi aveva annunciato di voler presentare la candidatura di Trento proprio per il 2026 (le regole all'epoca prevedevano di designare una città, non i territori).
"Avevamo pensato all'area dell'Euregio, quindi Trento, Bolzano e Innsbruck, più il coinvolgimento di Belluno per le Olimpiadi delle Dolomiti", ricorda Mellarini. "Le principali strutture erano già esistenti e i costi sarebbero stati inferiori alle altre località". Il progetto prese anche una prima forma, ma tutto si fermò per il dietrofront prima del Tirolo e poi dell'Alto Adige. Ma è da lì che sostanzialmente si è accarezzato un sogno, passato attraverso un tribolato dossier, diventato poi Milano-Cortina.
In attesa di far partire definitivamente i titoli di coda sul bob a Cortina, c'è l'eredità di Torino (con il Piemonte che preme per ritornare in gioco) a fotografare le difficoltà di questo sport. Non solo. Negli scorsi giorni la città giapponese di Sapporo ha più che ipotizzato di ritirare la candidatura per l'edizione 2030 perché il contesto economico è complesso, difficile spiegare certi investimenti ai cittadini.
Una resa che è, anche, legata ai problemi di gestione della struttura di bob, skeleton e slittino che avrebbe inciso sul bilancio: l'impianto realizzato a Nagano per il '98 è abbandonato ormai da diversi anni e subito dopo i Giochi a cinque cerchi non sarebbe riuscito a rientrare dei costi. Anche in questo caso rischia di essere più una selezione ad excludendum e le Olimpiadi, dovesse fare un passo indietro pure Salt Lake City, potrebbero restare ancora in Europa.
La domanda che ci si inizia a porre più in generale è se la disciplina che raggruppa bob, skeleton e slittino vada mantenuta nel calendario olimpico. Il presidente della Fisi resta abbottonato. "Ci sono campioni e questo sport è di tradizione e ha portato medaglie. Tuttavia è una valutazione che deve fare il Cio con i rappresentanti dei vari Comitati nazionali, ci sono persone competenti per ogni settore".
Meno dubbi per Ferrari. "Ci sono sport nuovi che entrano a pieno diritto tra le discipline olimpiche e credo che qualcuna possa tranquillamente uscire dall'elenco", spiega l'autore di "Assalto alle Alpi". Non si possono aggiungere gare all'infinito perché non è sostenibile, si dovrebbe fissare un tetto massimo e riflettere sulle variazioni del caso al calendario".
Se entra una nuova disciplina, qualche altro sport deve cedere il passo. E le gare di bob appaiono quasi anacronistiche. "Lo scialpinismo, per esempio, è cresciuto molto negli ultimi 30 anni e rispecchia un trend che predilige la montagna a salire più che a scendere. Il bob appartiene a un mito superato, quello della velocità, che si è sviluppato a inizio secolo sulla spinta del Futurismo. La montagna nel frattempo si è orientata in altre direzioni e si dovrebbe tenere conto di questo cambiamento", conclude Ferrari.

















