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Belluno
06 febbraio | 18:33

La politica ha già scelto di chiudere le piste di Cesana Pariol e Cortina (quella che c'era): perché ora dovrebbe andare diversamente? E dagli Usa arriva una super proposta

In entrambi i casi si è scelto scientemente di non investire sull'ammodernamento e il mantenimento delle due strutture, chiuse rispettivamente dal 2008 e dal 2011. Perché sino ad ora non è stata spesa una parola sul post Olimpiadi? Forse perché non esiste alcuna "vision" futura. Da Lake Placid, intanto, arriva la proposta "all inclusive": tutti i costi sarebbero a carico dell'organizzazione americana (compresi i trasferimenti) con decine e decine di giorni a disposizione della squadra italiana per allenarsi. E premiazioni nella cornice unica del Rockfeller Center di New York

CORTINA. Lunedì 19 febbraio l'impresa Pizzarotti inizierà i lavori per la costruzione della pista da bob di Cortina. I giorni a disposizione per completare l'opera sono 685, ma la ditta di costruzioni emiliana ha promesso di consegnare l'impianto in tempo utile per i collaudi, ovvero marzo 2025. Tradotto in numeri significa tra circa 400 giorni: un'impresa titanica, che mai nessuno è riuscito a compiere.

 

Il Comitato Internazionale Olimpico non si opporrà ai lavori (come potrebbe da regolamento), ma ha espresso "forti preoccupazioni riguardo alla consegna entro marzo 2025", sottolineando - ancora una volta - che "il nuovo progetto non include alcun uso sostenibile o eredità per il futuro, mentre fuori dall'Italia esistono impianti funzionanti adatti allo scopo".

 

Il Cio ha altresì chiesto alla Fondazione Milano Cortina 2026 di presentare un "piano B" d'emergenza e non è un mistero che l'intenzione della governance dei Giochi Olimpici 2026, nel caso, sia quella di affidarsi a St. Moritz, per il quale servirebbe però una deroga da parte del Cio, visto che la struttura è a ghiaccio naturale e non artificiale.

 

Nel frattempo è spuntata la proposta "clamorosa" lanciata da Lake Placid, la località americana dello stato di New York che ha già ospitato due edizioni dei Giochi Invernali, nel 1932 e nel 1980. Ebbene dagli Usa hanno presentato una proposta ufficiale alla Fondazione "all inclusive". In altri tempi e con un diverso "contorno" l'offerta sarebbe irrinunciabile e includerebbe l'uso di una delle piste più belle e spettacolari al mondo, gli alloggi, i trasporti di atleti e staff verso gli Stati Uniti con annesse premiazioni al Rockfeller Center di New York, più decine e decine di giorni di concessione della struttura alla nazionale italiana, sino al 2026.

 

Il tutto a costo zero grazie al supporto degli sponsor d'Oltreoceano, a fronte dell'investimento di 10 - 15 milioni che servirebbero per affitto e oneri vari delle strutture svizzere o austriache. E, tali costi, sarebbero a carico della Fondazione, visto che se si trasloca all'estero non si ha diritto a finanziamenti pubblici).

 

AAA cercasi continuamente pista disperatamente è il titolo perfetto di una saga che sta assumendo i toni della tragicommedia. Ma perché oggi in Italia esistevano più i budelli per bob, skeleton e slittino, mentre sino a 16 anni erano addirittura due le strutture funzionanti - quelle di Cortina e Cesana Pariol - sul territorio nazionale?

 

La risposta è molto semplice: la politica ha valutato che i costi da sostenere per sistemare e mantenere le strutture (entrambe) fossero eccessivi e, dunque, meglio chiudere tutto subito, senza voler approfondire il discorso.

 

La struttura di Cortina è stata dichiarata inagibile già nel 2008, in quando il tracciato non rispettava più i parametri di sicurezza stabiliti dalla federazione internazionale e, dunque, non poteva più ospitare né allenamenti né appuntamenti ufficiali. Quanto sarebbe costato metterla a norma e mantenerla da allora e sino ad oggi? Sicuramente non i 120 milioni di euro che verranno sborsati per realizzare l'impianto "light" che si è deciso di costruire in vista del Giochi del 2026. Ma, all'epoca, si decise che non ne valeva la pena, senza nemmeno pensare all'ammodernamento e all'istituzione di un Centro Tecnico Federale per le tre discipline.

 

Discorso diverso, ma non per l'esito finale, per quanto riguarda l'impianto di Cesana Pariol, realizzato per i Giochi Olimpici di Torino 2006 in una delle aree verdi tra le più belle delle montagne piemontesi, tra l'altro tra le più esposte a sole (infatti "guarda" verso sud) di tutta l'Alta Valsusa. Non a caso, in tal senso, la nota catena Club Med valutò di costruire lì - al posto del budello olimpico - un villaggio vacanze e venne anche un'offerta per l'acquisto del terreno. La vicenda approdò anche nell'aula del consiglio comunale di Torino con il Movimento 5 Stelle che si oppose fermamente al progetto che, comunque, non venne realizzato.

 

Nel 2011, solamente cinque anni dopo le Olimpiadi piemontesi, la struttura venne chiusa definitivamente. Anche in quel caso i costi di gestione annua (circa 1 milione di euro) vennero ritenuti eccessivi e, dunque, si optò per la cessazione di ogni attività e della manutenzione.

 

Da allora è impossibile per i pochissimi atleti che si sono dedicati e si dedicano a bob, skeleton e slittino praticare le proprie discipline all'interno dei confini nazionali: a tal proposito basti pensare, evento questo più unico che raro (salvo le manifestazioni ospitate all'estero per motivi meramente commerciali), che dal 2012 tutte le edizioni dei campionati italiani (sottolineiamo, italiani) di bob si sono svolte in Austria sul tracciato dell' "Olympia Eiskanal Igls", situato a sud est di Innsbruck, realizzato per le Olimpiadi invernali del 1976. Trattasi dellala prima pista permanente a refrigerazione artificiale, che funge da modello per altre piste del suo genere in tutto il mondo

 

Tra due settimane il via ai lavori, ma perché - visto come è già andata a Cortina e a Cesana Pariol - stavolta le cose dovrebbero andare diversamente? E, soprattutto, chi si sobbarcherà i costi di mantenimento una volta terminati i Giochi Olimpici? Si è parlato di cifre, tempi, ipotesi, ma nemmeno una parola è stata spesa sul post Olimpiadi? Perché non sono già stati messi a bilancio almeno 15 milioni per la gestione dal 2026 al 2041?

 

Un silenzio, questo, "assordante", che dimostra la mancanza di visione "oltre" l'evento olimpico. Esattamente quanto va ribadendo da mesi anche il Cio. Che, è bene ricordarlo, è il proprietario delle Olimpiadi.

 

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