Dal Cio altro "no" allo sliding center di Cortina, mentre Salvini attende trepidante il via ai lavori. Malagò ammette: "Tutte le piste del mondo erano pronte ad ospitarci"
"In Cina è finita da poco e soprattutto avrebbero fatto dei ponti d'oro" ha confermato Malagò a Le Iene E Innsbruck, la soluzione più "comoda" e logisticamente gestibile avrebbe sostenuto tutti i costi per ammodernare la struttura e chiesto solamente il canone d'affitto. E intanto, il deputato torinese e responsabile sport del Pd, l'ex azzurro di volley Mauro Berruto, torna a sponsorizzare la pista di Cesana Pariol. "Venga ammodernata, utilizzata, poi smantellata e la zona sia oggetto di riforestazione: l'operazione costerebbe molto meno e permetterebbe di riqualificare l'intera area".

CORTINA. Tra due anni e "qualche giorno" (736 per la precisione: 2 anni, un mese e 5 giorni) lo stadio di San Siro ospiterà la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina.
Un evento eccezionale, di portata planetaria, terzo per interesse e importanza solamente dopo i Giochi Olimpici estivi e i Mondiali di calcio, che tornerà in Italia per la terza volta nella storia, a vent'anni di distanza dai Giochi di Torino 2006. Che furono un successo organizzativo (con tutte le difficoltà "d'ordinaria amministrazione" che porta con sé un evento di tale portata), a livello di presenze e copertura mediatica.
I Giochi di Milano Cortina saranno però ricordati, indipendentemente da come andrà a finire una vicenda che ormai è diventata di respiro europeo, per non dire mondiale, ovvero la clamorosa diatriba tra il Governo italiano e il Comitato Olimpico Internazionale (che, è bene non scordarlo mai, è il "proprietario" unico dei Giochi), riguardo la pista da bob, skeleton e slittino di Cortina.
Da una parte il ministro Salvini e il governatore veneto Zaia che non vedono l'ora che partano i lavori, appaltati solamente un paio di settimane fa (l'inizio dovrebbe avvenire a metà febbraio: se ne occuperà la ditta Pizzarotti di Parma, specializzata nella realizzazione di grandi opere), dall'altra il Cio che continua - strenuamente - a dire "no, no e ancora no" alla realizzazione di un nuovo impianto costruito appositamente per le Olimpiadi e destinato a diventare successivamente una "cattedrale nel deserto", visto che le tre discipline interessate - bob, slittino e skeleton - in Italia interessano un numero di atleti che oscilla complessivamente tra le 50 e le 60 unità.
Troppo pochi, con tutto il rispetto, per pensare di realizzare un'opera così costosa (non solamente nella realizzazione ma anche nella gestione successiva) e dal devastante impatto ambientale.
L'ultimo "no" è arrivato pochi giorni fa. Stando a quanto riferito da un portavoce del Comitato Olimpico Internazionale all'agenzia di stampa Gea/Afp, il Cio "è fermamente convinto che il numero attuale di centri, su scala globale, sia sufficiente per l'attuale numero di atleti e di competizioni". L'ipotesi che gli organizzatori delle Olimpiadi di Milano Cortina del 2026 avrebbero deciso di realizzare un nuovo sito era già "una preoccupazione della commissione di valutazione del Cio" nel primo rapporto stilato nel 2019 e successivamente "ribadito in ogni discussione riguardante questo sito" ha aggiunto la medesima fonte.
E il Coni cosa dice? Qualche giorno fa il presidente Giovanni Malagò, che è anche presidente della fondazione Milano Cortina 2026, intervistato da Le Iene, ha ammesso che tutte le località del mondo in cui la pista da bob è "existing" (esistente) e "working" (attiva, ovvero pronta), come ha indicato il Cio ormai mesi e mesi or sono, hanno dato la propria disponibilità ad ospitare le gare.
Anzi "in Cina è finita da poco e soprattutto avrebbero fatto dei ponti d'oro" ha confermato Malagò, così come sarebbero stati disponibili anche tutti gli altri impianti del mondo. Compreso quello di Innsbruck (che dista soli 165 chilometri da Cortina), che avrebbe sostenuto tutti i costi per ammodernare la pista e il comitato organizzatore avrebbe dovuto, a quel punto, pagare solamente l'affitto, quantificabile in 12,5 milioni di euro.
Ebbene Innsbruck ha avanzato la proposta, pronta a mettersi subito al lavoro, senza però ottenere alcuna risposta dall'Italia.
E, intanto, c'è chi rilancia l'ipotesi Cesana. A farlo, stavolta, non è qualcuno vicino politicamente al governatore piemontese Alberto Cirio (come ad esempio il vice presidente e ministro degli esterni Antonio Tajani), ma Mauro Berruto, ex ct della nazionale italiana di pallavolo e oggi deputato e responsabile sport del Partito Democratico.
"L'ulteriore bocciatura da parte del Cio di una nuova pista da bob a Cortina - commenta Berruto - è l'ennesima manifestazione di buon senso, mentre il nostro ministro dello sport insiste nel voler realizzare un'opera pubblica da 80 milioni di euro che potrebbe non essere utilizzata neanche per lo scopo per cui viene costruita: ovvero ospitare le gare dei Giochi Olimpici 2026. Rischiamo di aver un impatto ambientale ed economico senza precedenti per un'opera che potrebbe già nascere inutile. Ribadiamo invece la nostra proposta di ripristino della pista di Cesana Pariol, solo se vincolato allo smontaggio e alla riforestazione dell'area al termine delle gare del 2026. Perché se vogliamo che i giochi restino in Italia, questa è l'unica proposta ragionevole, in grado di soddisfare la richiesta del Cio che continua a ripetere che le piste esistenti sono sufficienti e non è opportuno costruirne di nuove. La pista di Cesana è esistente, non funzionante e il suo ripristino, smontaggio e riforestazione costerebbe nettamente meno di una pista nuova. Sono convinto che questa sia l'unica carta di buon senso. Anzi, si risolverebbe un tema aperto dal 2011, quando la pista di Cesana chiuse e diventò una specie di ecomostro. Se si andasse testardamente avanti su una strada che ormai è un vicolo cieco, evidentemente qualcuno dovrà spiegare: chi comanda? E quali sono i veri interessi in palio? Non vorrei che i Giochi Olimpici si trasformassero in “gioghi olimpici”, con qualcuno che impone decisioni e qualcun altro che ne è sottomesso”.













