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Trento
22 gennaio | 16:08

"Oggi la montagna è diventata la palestra degli sportivi e il set fotografico degli influencer", l'alpinista 80enne Nicolini: "Camminare un tempo era un'avventura"

Remo Nicolini è stato testimone dei cambiamenti della montagna, dei suoi alpinisti e dei rifugi che la abitano: "Un tempo salire in quota era un atto eroico, perché lo si faceva con poche informazioni e all'insegna dell'avventura. Oggi, tutto è cambiato e quegli stessi monti sono divenuti palestre dove gli sportivi, non più alpinisti, fanno a gara a chi arriva per primo o a chi rischia di più"

TRENTO. "La mia passione per la montagna è nata alla vista delle Pale di san Martino: mi hanno fatto lo stesso effetto d'una bella ragazza, rapendomi". Li riassume così, Remo Nicolini, i suoi oltre 60 anni trascorsi fra vette e sentieri per vivere "il vero spirito dell'alpinismo, all'insegna della lentezza ma soprattutto dell'osservazione. Ho conosciuto tanti nuovi amici e fatto esperienze messe a poco a poco in un bagaglio, che tutt'oggi continuo a riempire", anticipa l'oggi 80enne a Il Dolomiti. 

 

"Un tempo camminare in montagna era visto come una perdita di tempo. Prezioso tempo che veniva tolto al lavoro - esordisce Nicolini -. Guardando indietro però, possiamo dire che quello fosse un atto eroico, perché ci si incamminava (dopo aver letto una guida ndr) con la voglia di scoprire le montagne e le loro vie, all'insegna dell'avventura. Oggi, tutto è cambiato e quegli stessi monti percorsi decine e decide di anni fa sono divenuti palestre dove gli sportivi, non più alpinisti, fanno a gara a chi arriva per primo o a chi rischia di più", premette.

 

Quello di Remo Nicolini, trentino classe 1943 e storico presidente della Sosat (Sezione operaia società alpinistica tridentina) è un modo di camminare "lento - rivela -. Alzo lo sguardo verso il cielo, seguendone i cambiamenti. Osservo il mondo intorno a me e continuo a stupirmi - racconta l'alpinista -. L'alpinismo è per me un sentimento che pervade l'animo, un qualcosa di profondo e molto lontano dalle 'performance' odierne, vissute all'insegna di quella stessa rapidità che caratterizza la società moderna".

 

Scalare per dire di averlo fatto, fotografie degli 'influencer' in vetta postate sui social in direttissima e recensioni di "rifugi che ormai sono grandi hotel: ecco, cos'è diventata la montagna oggi - aggiunge Nicolini -. Non ci sono più quei ricoveri dove un tempo ci si tendeva la mano fra 'compagni', ci si aiutava e si seguivano i grandi nomi dell'alpinismo con la voglia di imparare sempre più. Niente brioches o leccornie, perché un pasto caldo, qualche chiacchiera e una canzone cantata con allegria erano il modo migliore per coronare una bella giornata trascorsa in vetta", sottolinea.

 

"Quei rifugi oggi non esistono più, o almeno non così come erano un tempo: io, per quanto, possibile cerco di evitarli tutti - ribadisce l'alpinista e scalatore -. Luoghi, ora, non più abitati dallo spirito umano ma da numeri: niente più atmosfere gioviali e condivisione, con tanto di gestori che cercavano un posto 'comodo', per modo di dire, dove farti dormire. Sempre più spesso, soltanto cellulari e la pretesa di essere trattati, appunto, come nei grandi alberghi".

 

La montagna non è più la stessa, e a sostenerlo, fra i vari, è anche Nicolini, che molte vette del territorio le frequenta letteralmente da una vita: "Prima dell'avvento della tecnologia, quando partivamo lo facevamo non sapendo molto. Si procedeva lentamente, si valutava cosa fare e i rischi passo dopo passo - prosegue -. Se necessario, si tornava indietro, perché le escursioni un tempo non erano una gara. Ora la tecnologia dà tante sicurezze, fa usare meno il 'cervello' ed elimina quel fattore 'avventura' un tempo assicurato". 

 

Poche certezze ma tanta voglia di scoprire il mondo: "Questo ha significato inevitabilmente avere paura, tante volte - ammette - ma sono convinto che non esista alpinista senza paura. L'importante è sapersi fermare e valutare, riflettere, un po' come quando ci fa male qualcosa: "Come mai mi fa male?", ci chiediamo. Così si deve fare con la paura: valutarla, comprenderla e agire con fermezza, altrimenti si rischia di farsi assalire dal panico".

 

"Ammetto di avere un po' di nostalgia dei tempi andati ma non condanno la tecnologia che io stesso, sebbene in maniera 'primitiva', utilizzo: sono per la giusta misura, in tutto. In questi anni, non ho mai smesso di camminare, ho solo cominciato a ritarare un po' le mie camminate, vista l'età - conclude Nicolini -. Ho compiuto 80 anni da pochi giorni ma posso dire che, nonostante la mente inizi un pochino a vacillare e la memoria ogni tanto venga meno, il corpo sia ancora allenato, riuscendo ancora a fare giri lunghi. Poco fa ho fatto un'escursione di 10 ore con 2000 metri di dislivello: tanto per dire che l'amore e la voglia di andare in montagna, credo, non me li toglierà mai nessuno". 

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