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| 18 ott 2023 | 15:27

Reperti bellici e ritiro dei ghiacciai: dall’arsenico al piombo, tracce di metalli nell’acqua di fusione e negli insetti

A comunicarlo è il Muse, che ha portato avanti uno studio su tre ghiacciai alpini (Lares, Presena e Amola) in collaborazione con l’Università dell’Ohio e con il sostegno della Fondazione Cogeme Ets di Rovato, in Provincia di Brescia: ecco i risultati

Reperti bellici e ritiro dei ghiacciai: dall’arsenico al piombo, tracce di metalli nell’acqua di fusione e negli insetti

TRENTO. Dalla costruzione dei cannoni all’artiglieria militare, dalle masse di filo spinato ai proiettili fino alle bombe e ai fucili: a oltre un secolo dalla fine del Primo conflitto mondiale, i metalli ‘bellici’ utilizzati durante la Grande guerra (arsenico, antimonio, rame, ferro, piombo, nichel, stagno, zinco) vengono ‘liberati’ dal ritiro dei ghiacciai e lasciano tracce nelle acque di fusione, venendo poi assorbiti da parte dei chironomidi, gli unici moscerini acquatici a popolare i gelidi torrenti glaciali. A dirlo sono gli esperti del Muse, che hanno condotto uno studio su tre ghiacciai alpini (Lares, Presena e Amola) in collaborazione con l’Università dell’Ohio e con il sostengo della Fondazione Cogeme Ets di Rovato, in provincia di Brescia. Un lavoro che ora apre nuovi scenari sull’eredità della Prima Guerra Mondiale nelle Alpi italiane e sul suo impatto sulla fauna glaciale. La ricerca è stata pubblicata negli scorsi giorni sulla rivista scientifica internazionale Chemosphere.

 

Come più volte riportato (Qui Articolo) i corpi glaciali alpini stanno vivendo un diffuso ritiro innescato dagli effetti del riscaldamento globale, portando i reperti della guerra a diretto contatto con i torrenti alimentati dalle acque di fusione. Gli esperti del Muse e dell’Università dell’Ohio si sono quindi messi al lavoro per affrontare una possibile contaminazione emergente di metalli pesanti, portando avanti l’analisi chimica delle acque di fusione di tre ghiacciai trentini (Lares, Presena e Amola – Gruppo Adamello-Presanella, parliamo di luoghi che furono teatro degli scontri nel corso del primo conflitto mondiale tra Italia e Impero Austro-Ungarico) e la ricerca di contaminanti (metalli pesanti appunto) nelle larve di insetti che le popolano (tutte appartenenti al genere Diamesa).

 

Per analizzare il potenziale impatto degli inquinanti lasciati in eredità sulle Alpi dal più alto fronte della Grande guerra, il team di ricerca ha quantificato 31 elementi mediante spettrometria di massa nell’acqua e nelle larve del moscerino Diamesa Zernyl proveniente da tre torrenti glaciali analizzati. In termini tecnici, gli elementi rinvenuti nelle acque dei torrenti sono stati interpretati utilizzando il fattore di arricchimento crostale (che determina quali siano gli elementi maggiormente concentrati rispetto al valore di fondo dato dalla composizione della crosta terrestre), mentre l’assorbimento larvale è stato quantificato adottando il fattore di bioaccumulo (che è il rapporto tra la concentrazione nell’animale e la concentrazione nell’acqua).

 

Dati alla mano – dicono gli esperti – nell’acqua sono stati osservati arricchimenti, da bassi a moderati, per antimonio e uranio nel torrente Presena e per argento, arsenico, bismuto, cadmio, litio, molibdeno, piombo, antimonio e uranio nel torrente Lares". Per quanto riguarda l'uranio in particolare i livelli sono però riconducibili alla composizione della roccia (a vene di pegmatiti) e non ci sono elementi per far risalire la sua presenza a inquinamento antropico. Diverso invece il discorso relativo alla presenza di elementi come arsenico, rame, nichel, piombo e antimonio nelle larve di insetto: "Le larve - continuano infatti i ricercatori - hanno accumulato i diversi elementi in concentrazioni fino a 90mila volte superiori rispetto a quelle dell’acqua. In particolare, le larve raccolte nel torrente Lares hanno accumulato la maggior quantità di metalli e metalloidi, compresi quelli maggiormente utilizzati nella fabbricazione dell’artiglieria (come anticipato si tratta di arsenico, rame, nichel, piombo e antimonio). Rame, nichel e zinco rientrano tra gli elementi essenziali per la vita, ma le concentrazioni osservate nelle larve dei siti più contaminati superano quelle attese per il loro fabbisogno (se così non fosse, la loro concentrazione sarebbe identica o confrontabile nelle tre popolazioni studiate)”.

 

“I moscerini che abbiamo studiato – spiega Valeria Lencioni, coordinatrice dell’ambito Clima ed Ecologia del Muse – sono gli unici insetti che riescono a colonizzare le gelide acque dei torrenti glaciali, dove le condizioni ambientali sono considerate estreme per la vita. Il cibo è scarso e le larve hanno l’intestino pieno di limo glaciale che fissa sulla propria superficie i metalli e li può veicolare nel corpo dell’animale. Si nutrono probabilmente dei batteri che crescono sulla roccia, essendo scarsi o assenti alghe e il detrito organico. Le specie del genere Diamesa sono considerate indicatrici di glacialità e sono minacciate di estinzione dai cambiamenti climatici che alterano l’unico ambiente in cui sono adattate a vivere. I dati raccolti – conclude Lencioni - destano preoccupazione per il nichel, accumulato in una concentrazione vicina a quella considerata critica per la sopravvivenza di altri insetti testati in laboratorio (ad esempio il moscerino del genere Chironomus)”. 

 

In conclusione quindi i metallibellici’ sono stati bioaccumulati maggiormente nelle larve provenienti da siti più vicini al fronte della guerra, con effetti ancora sconosciuti sul loro metabolismo e sulle possibili ricadute sulla catena trofica nei tratti più a valle: “Questi risultati – concludono gli esperti – forniscono prove preliminari della contaminazione delle acque e del bioaccumulo di metalli e metalloidi da parte della fauna glaciale come possibile eredità della Prima guerra mondiale nelle Alpi”.

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