“Sci in mano nella mitica 'cestovia' rischiando il congelamento'', dagli anni '60 gli impianti di Folgarida , il ricordo di Steve: “Gli sciatori chiedevano i giornali per scaldarsi"
Steve Gatto è stato testimone dei cambiamenti di Folgarida, delle sue piste da sci e anche di chi nel corso del tempo vi è approdato: "Ogni discesa era un'avventura, una storia da raccontare la sera dinanzi a un caminetto acceso. Oggi molte persone sono talmente concentrate sul bisogno di 'comodità' da finire per dimenticarsi cosa la montagna significhi davvero"

FOLGARIDA. Steve Gatto a Folgarida ci approdava per la prima volta a soli due anni, nel 1966: "Sono cresciuto insieme al paese. Un tempo c'erano solo la telecabina, un baretto, un albergo e due negozi, il nostro bazar e il primo noleggio di sci - rivela l'uomo Il Dolomiti -. Davanti a me ho osservato questo luogo mutare, a partire dalla costruzione di rifugi e impianti di risalita, fino ad arrivare alle persone: se prima a sciare erano i più 'coraggiosi', oggi sono molti quelli che si scordano cosa la montagna significhi davvero", anticipa.
"Ci siamo trasferiti da Milano alla fine degli anni '60 - ricorda Gatto - quando qui non c'era praticamente nulla. Il nostro, assieme al noleggio sci dove c’erano gli unici altri due bambini della località, è stato uno dei primi due negozi di Folgarida, un bazar-edicola gestito prima da mia madre e mio padre (FOTO DI SEGUITO) e poi da me. Ho vissuto la mia vita qui in val di Sole in maniera piuttosto intensa: in origine, in quanto bambino curioso. Poi, in quanto amante d'un territorio nel quale ho deciso di porre salde radici".

Un paese trasudante ricordi, narranti una realtà incredibilmente cambiata e fatti propri grazie ad un'acuta osservazione e alle fotografie "che i miei genitori amavano scattare, a testimonianza di un paese nato e cresciuto pietra dopo pietra - sottolinea Steve -. Mi emoziona conservare i ricordi di gioventù, cosa che ho voluto continuare a fare nel tempo, recuperando scatti antichi e restaurandoli". Testimonianze trasmesse alla comunità da Gatto anche grazie alla sua pagina Facebook dedicata.
Ed è stato proprio a partire da preziose fotografie che il titolare del "Bazar Folgarida" ha voluto raccontare come si sciava un tempo, in particolare negli anni '60, i primi delle piste di Folgarida: "Dopo un'avventurosa salita di 24 minuti all'aperto e con gli sci in mano nella mitica "cestovia" rischiando di rimanere congelati, si poteva scegliere fra due ski-lift: lo "Spolverino" o il "Campo Scuola". Tre in tutto gli ski-lift disponibili all'epoca: due al "Malghet Aut" e uno a Folgarida, proprio in paese - dichiara Gatto -. Impianti molto 'artigianali' che però facevano il loro dovere".
"Niente seggiovie coperte, niente comodità, piste (non esattamente) battute, o almeno non come le vediamo oggi: insomma, lo sci era uno sport per veri duri e per girare con quegli 'arnesi' di legno che si usavano un tempo, lunghi anche 2 metri, ci voleva la tecnica giusta - confessa -. Ogni discesa era un'avventura, una storia da raccontare la sera dinanzi a un caminetto acceso. Oggi sciare è ancora emozionante ma non viene più vissuta come un’impresa epica".
Il titolare del "Bazar Folgarida" fa notare come i tempi siano incredibilmente (e forse irreparabilmente ndr) cambiati: "Di persone nel mio negozio ne sono passate davvero molte negli anni: partendo da sciatori e alpinisti esperti e arrivando a chi invece in montagna ci approdava per la prima volta - sottolinea Steve -. Un tempo le persone entravano nella nostra bottega e chiedevano a mia madre dei giornali vecchi da mettere sotto alla giacca per scaldarsi, quando fuori c'erano 20 gradi sotto zero - prosegue -. Da qualche tempo a questa parte, invece, non mancano lamentele di chi sostiene che fuori, quando la temperatura scende appena a -1, si congela".
Insieme alla percezione delle temperature e al bisogno di comodità, per molti turisti sono recentemente cambiati anche i 'bisogni' relativi a piste che, "se presentano dossi anche solo di 2 centimetri, diventano 'impossibili da percorrere'. Una volta invece e ne sono testimone, si finiva per sparire tra un dosso e l'altro mentre si sciava tanto erano alti", ironizza con nostalgia.
Così, è anche la 'storia' relativa ai tempi di attesa per la telecabina: "Prima si aspettava con pazienza e ci si faceva un bel po' di minuti a bordo del mezzo per poter sciare e godere della montagna e del panorama. Ora invece 10 minuti paiono per alcuni già troppo. Credo che, con tutti questi 'comfort', molti di noi si siano dimenticati della bellezza della natura e dell'importanza di guardarsi intorno abbandonando lo smartphone".
Un consiglio e un invito, quello lanciato da Steve Gatto, consapevole che "quei tempi non tornano più ma anche che, in fondo, la bellezza delle Dolomiti non svanisca e così non dovrebbe mai fare la voglia di godersi una giornata sugli sci - conclude il negoziante -. Dopo questi miei 56 anni a Folgarida posso dirmi testimone non soltanto di come siano cambiate piste e mezzi ma, in fondo, anche un po' dell'evoluzione dell'animo umano".













