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| 06 gen 2023 | 21:22

“Sci in mano nella mitica 'cestovia' rischiando il congelamento'', dagli anni '60 gli impianti di Folgarida , il ricordo di Steve: “Gli sciatori chiedevano i giornali per scaldarsi"

Steve Gatto è stato testimone dei cambiamenti di Folgarida, delle sue piste da sci e anche di chi nel corso del tempo vi è approdato: "Ogni discesa era un'avventura, una storia da raccontare la sera dinanzi a un caminetto acceso. Oggi molte persone sono talmente concentrate sul bisogno di 'comodità' da finire per dimenticarsi cosa la montagna significhi davvero"

“Sci in mano nella mitica 'cestovia' rischiando il congelamento''

FOLGARIDA. Steve Gatto a Folgarida ci approdava per la prima volta a soli due anni, nel 1966: "Sono cresciuto insieme al paese. Un tempo c'erano solo la telecabina, un baretto, un albergo e due negozi, il nostro bazar e il primo noleggio di sci - rivela l'uomo Il Dolomiti -. Davanti a me ho osservato questo luogo mutare, a partire dalla costruzione di rifugi e impianti di risalita, fino ad arrivare alle persone: se prima a sciare erano i più 'coraggiosi', oggi sono molti quelli che si scordano cosa la montagna significhi davvero", anticipa.

 

"Ci siamo trasferiti da Milano alla fine degli anni '60 - ricorda Gatto - quando qui non c'era praticamente nulla. Il nostro, assieme al noleggio sci dove c’erano gli unici altri due bambini della località, è stato uno dei primi due negozi di Folgarida, un bazar-edicola gestito prima da mia madre e mio padre (FOTO DI SEGUITO) e poi da me. Ho vissuto la mia vita qui in val di Sole in maniera piuttosto intensa: in origine, in quanto bambino curioso. Poi, in quanto amante d'un territorio nel quale ho deciso di porre salde radici".

Un paese trasudante ricordi, narranti una realtà incredibilmente cambiata e fatti propri grazie ad un'acuta osservazione e alle fotografie "che i miei genitori amavano scattare, a testimonianza di un paese nato e cresciuto pietra dopo pietra - sottolinea Steve -. Mi emoziona conservare i ricordi di gioventù, cosa che ho voluto continuare a fare nel tempo, recuperando scatti antichi e restaurandoli". Testimonianze trasmesse alla comunità da Gatto anche grazie alla sua pagina Facebook dedicata.

 

Ed è stato proprio a partire da preziose fotografie che il titolare del "Bazar Folgarida" ha voluto raccontare come si sciava un tempo, in particolare negli anni '60, i primi delle piste di Folgarida: "Dopo un'avventurosa salita di 24 minuti all'aperto e con gli sci in mano nella mitica "cestovia" rischiando di rimanere congelati, si poteva scegliere fra due ski-lift: lo "Spolverino" o il "Campo Scuola". Tre in tutto gli ski-lift disponibili all'epoca: due al "Malghet Aut" e uno a Folgarida, proprio in paese - dichiara Gatto -. Impianti molto 'artigianali' che però facevano il loro dovere".

 

"Niente seggiovie coperte, niente comodità, piste (non esattamente) battute, o almeno non come le vediamo oggi: insomma, lo sci era uno sport per veri duri e per girare con quegli 'arnesi' di legno che si usavano un tempo, lunghi anche 2 metri, ci voleva la tecnica giusta - confessa -. Ogni discesa era un'avventura, una storia da raccontare la sera dinanzi a un caminetto acceso. Oggi sciare è ancora emozionante ma non viene più vissuta come un’impresa epica".

 

Il titolare del "Bazar Folgarida" fa notare come i tempi siano incredibilmente (e forse irreparabilmente ndr) cambiati: "Di persone nel mio negozio ne sono passate davvero molte negli anni: partendo da sciatori e alpinisti esperti e arrivando a chi invece in montagna ci approdava per la prima volta - sottolinea Steve -. Un tempo le persone entravano nella nostra bottega e chiedevano a mia madre dei giornali vecchi da mettere sotto alla giacca per scaldarsi, quando fuori c'erano 20 gradi sotto zero - prosegue -. Da qualche tempo a questa parte, invece, non mancano lamentele di chi sostiene che fuori, quando la temperatura scende appena a -1, si congela".

 

Insieme alla percezione delle temperature e al bisogno di comodità, per molti turisti sono recentemente cambiati anche i 'bisogni' relativi a piste che, "se presentano dossi anche solo di 2 centimetri, diventano 'impossibili da percorrere'. Una volta invece e ne sono testimone, si finiva per sparire tra un dosso e l'altro mentre si sciava tanto erano alti", ironizza con nostalgia.

 

Così, è anche la 'storia' relativa ai tempi di attesa per la telecabina: "Prima si aspettava con pazienza e ci si faceva un bel po' di minuti a bordo del mezzo per poter sciare e godere della montagna e del panorama. Ora invece 10 minuti paiono per alcuni già troppo. Credo che, con tutti questi 'comfort', molti di noi si siano dimenticati della bellezza della natura e dell'importanza di guardarsi intorno abbandonando lo smartphone".

 

Un consiglio e un invito, quello lanciato da Steve Gatto, consapevole che "quei tempi non tornano più ma anche che, in fondo, la bellezza delle Dolomiti non svanisca e così non dovrebbe mai fare la voglia di godersi una giornata sugli sci - conclude il negoziante -. Dopo questi miei 56 anni a Folgarida posso dirmi testimone non soltanto di come siano cambiate piste e mezzi ma, in fondo, anche un po' dell'evoluzione dell'animo umano".

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