Mezzo secolo in malga tra Mario Rigoni Stern ed Ermanno Olmi, l'ingegnere-malgaro Matteo Marini racconta ''le serate davanti al fuoco con nonno Tarquinio''
Mezzo secolo in malga, fra distese verdeggianti e un silenzio che pare quasi voler anticipare storie tutte da raccontare. È la storia della famiglia Marini e di un testimone passato di generazione in generazione, ma anche il 'racconto' della malga Dosso di Sotto, amata dallo scrittore Mario Rigoni Stern e dall'amico Ermanno Olmi fra serate trascorse davanti al fuoco e la genuinità del formaggio alle erbe

ASIAGO. Mezzo secolo in malga, fra distese verdeggianti e un silenzio che pare quasi voler anticipare storie tutte da raccontare. È la storia della famiglia Marini e di un testimone passato di generazione in generazione, con tenacia e la voglia di portare avanti una tradizione in grado di unire.
“Dal 1974 in poi la mia famiglia ha gestito ben due malghe – esordisce Matteo Marini a Il Dolomiti -. A occuparsi della Dosso di Sotto ci sono ora mio papà Ugo e mio zio Raffaele”, che avevano ricevuto il testimone ormai qualche anno fa da nonno Tarquinio, il quale aveva fatto innamorare il celebre scrittore Mario Rigoni Stern e l’amico Ermanno Olmi della 'sua' struttura in quota.

“Lo scorso dicembre, quando mio zio e mio padre hanno partecipato al bando per continuare a gestire la malga, di proprietà del comune, sono finiti in fondo alla graduatoria a causa di una modifica delle regole voluta dall’Unione europea – premette il giovane classe 1993 -. Questa sostanzialmente favorisce i più giovani e l’uso civico, caratteristiche che i miei parenti non avevano perché sono originari di un'altra zona e hanno entrambi più di 40 anni”.
Un’occasione o forse una 'chiamata' all’attività di famiglia che ha spinto Matteo, ingegnere meccanico, a mettersi in gioco, diventando “il rappresentante legale dell’azienda – spiega -. Ho sempre dato una mano in malga nel tempo libero e nei weekend e così continuo e continuerò a fare”, fra piccoli lavoretti e la mungitura delle vacche, il cui latte viene trasformato con maestria da Ugo e Raffaele. Weekend a parte, il 30enne lavora in un'azienda come ingegnere meccanico. Poi, il sabato e la domenica, indossati stivali e tuta, si porta in malga a dare una mano: “Mi piace molto”, confessa.

“Quando la Dosso di Sotto era gestita da mio nonno Tarquinio, andavano spesso a trovarlo Rigoni Stern e l’amico Olmi: con loro aveva stretto una meravigliosa amicizia, tanto che molti conoscono la struttura anche per via dello scrittore, che amava quel posto”, il suo silenzio e le distese erbose che celano ricordi di pomeriggi e serate trascorse davanti al fuoco, insieme, “con semplicità” o ancora delle giornate di Matteo allora bambino, passate a giocare: “Per me, quelli, sono un po' i miei prati”.

La conduzione dell'azienda e della malga è stata affidata ormai da anni ai figli di Tarquinio che con entusiasmo continuano a portare avanti una vera e propria tradizione di famiglia: “Si svegliano alle 4 di mattina e finiscono di lavorare alle 22 - rivela ancora il giovane -. La malga è la loro vita e sicuramente la gestiranno per altri 5 o 6 anni (come prevede il contratto ndr) nonostante mio padre sia già in pensione: tutto ciò che fa, dalla cura delle vacche al formaggio, lo fa davvero per amore. Sto già cominciando a pensare cosa vorrò fare in futuro: non mi dispiacerebbe continuare a portare avanti io malga Dosso di Sotto, quando loro andranno davvero in pensione. Un cambio di vita che non escludo”, conclude entusiasta.














