"In quel rifugio ci sono nata e mi sono innamorata", dopo quasi 50 anni in quota Silvia Marcolin 'dice addio' allo Scalorbi: "Nella vita c'è un tempo per tutto"
Silvia Marcolin allo Scalorbi ci è cresciuta e ci ha trascorso 49 anni della propria esistenza: "Per 'festeggiare' i miei 50 ho deciso di regalarmi un anno sabbatico. Ho cominciato a gestire il rifugio nel '93 ma di fatto ci sono approdata per la prima volta quando ero ancora nella pancia di mia mamma. Sono stati anni bellissimi, ricchi di storie e aneddoti che porterò sempre con me. Fra quelle mura si sono innamorati mia madre e mio padre e in quegli stessi spazi ho conosciuto mio marito. Ora, tuttavia, è giunto per me il tempo di dedicarmi ad altro"

ALA. Una montagna dov'è possibile ritrovare l'umanità altrove 'persa', dove si è tutti uguali e, qualche volta, ci si innamora. Li vuole ricordare così i suoi (quasi) 50 anni trascorsi in quota, Silvia Marcolin, che oggi guarda il rifugio Pompeo Scalorbi, che sorge a quota 1.767 metri nel Comune di Ala, con il naso all'insù. Gestita per mezzo secolo dalla sua famiglia e finita nelle mani di Silvia dal 1993, la struttura si appresta a trovare dei nuovi rifugisti: "La scelta di mollare l'avevo maturata qualche anno fa - anticipa la donna a Il Dolomiti -. Credo che ci sia un tempo per tutto e per me è arrivato quello di dedicarmi ad altro".
"La mia famiglia aveva preso in gestione la struttura nel 1967 - premette -. Allora c'erano mio zio con mia mamma e le sue sorelle, che negli anni si sono succedute per portare avanti l'attività. Qui, siamo nati e cresciuti io, mia sorella e nostro cugino Stefano. Insomma, ho trascorso quasi 50 anni allo Scalorbi, che ho infine preso in gestione a partire dal '93, inizialmente accanto a mia madre".
Una presenza principalmente femminile, quella nella struttura in quota, gestita per lungo tempo da donne: "Gli uomini della famiglia sono sempre stati presenti, ma non fissi - fa sapere Marcolin -. Le donne invece hanno presidiato la struttura accogliendo i clienti per oltre 50 anni". Dopo l'ultimo passaggio di testimone, a portare avanti l'attività con tenacia e passione è stata Silvia, che oggi non può che guardare con un sorriso ai tantissimi anni trascorsi in un luogo che nel tempo ha attirato innumerevoli escursionisti: "Molti hanno una visione romantica della vita sulla terre alte - fa notare -. Sebbene sia bellissimo, la fatica e le difficoltà non mancano".
Sveglie all'alba, un gran daffare ma anche tantissime soddisfazioni, quelle collezionate dall'ormai ex rifugista che, qualche anno fa, ha cominciato a cullare l'idea di cambiare la propria esistenza: "Tre o quattro anni fa mi sono detta che per i miei 50 anni mi sarei 'regalata' un anno sabbatico e così è stato. Compirò i 50 l'estate prossima e allora non sarò allo Scalorbi come ho fatto per tutte le estati della mia vita ma altrove: come ho detto prima, c'è un tempo per tutto e bisogna essere in grado di capire quando è giusto lasciare, ovviamente se se ne ha la possibilità".
"In questi anni ho visto cambiare il tipo di frequentatori della montagna ma ho continuato a portare avanti il rifugio con il desiderio che rimanesse autentico e che non perdesse la propria anima: credo di esserci riuscita - conclude -. Ho lavorato tanto e imparato moltissimo, soprattutto la capacità di adattarmi. Allo Scalorbi sono nati tantissimi amori: mia mamma ha conosciuto lì mio padre ed anche io e mia sorella abbiamo incontrato là i nostri mariti". Un posto le cui mura trasudano storie e aneddoti tutti da raccontare e dei quali Silvia ha fatto tesoro: "Li porterò con me in questo nuovo inizio, grata per quanto è stato".














