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| 29 giu 2024 | 18:14

"Il cuore diceva resta, ma la ragione ha prevalso", dopo 46 anni Rita e Bruno salutano il rifugio Berti (e si tolgono qualche sassolino): "Ci sentiamo figli di queste crode"

Gli storici "custodi del Popera" spiegano le ragioni di una scelta "sofferta e difficile", ringraziando chi li ha accompagnati dal 1978: "Ci sentiamo fortunati di ciò che è stato, auguriamo a chi ha raccolto il nostro testimone di passare anni meravigliosi e pieni di soddisfazioni"

BELLUNO. La decisione era già stata presa mesi addietro (articolo qui), ma gli storici gestori del rifugio Berti sul monte Popera, Rita Zandonella e Bruno Martini, hanno voluto salutare tutti quelli che li hanno accompagnati in 46 lunghissimi anni in quota, a 1950 metri, con un lungo post social pubblicato in queste ore, a pochi giorni dall'avvio dell'attività della nuova gestione.

 

"Ne abbiamo fatte di scelte nella vita, a volte inconsuete, a volte audaci, ma lasciare il rifugio è stata, senza dubbio, una delle scelte più sofferte e difficili: i 46 anni passati qui hanno segnato tutta la nostra storia e ci hanno permesso di vivere una meravigliosa avventura in questo angolo di mondo che per noi è stato e rimarrà per sempre la nostra casa" iniziano a raccontate Rita e Bruno, specificando come: "La scelta del cuore sarebbe stata quella di restare ancora, ma ha prevalso la ragione: andare via era la cosa giusta da fare".

 

Lo sguardo degli ex rifugisti si posa poi sulla scorsa stagione, non priva di difficoltà per vari motivi: "È stata una stagione non facile quella dell’estate 2023, partita con l’infortunio di Bruno proprio il giorno prima di salire al rifugio per iniziare i preparativi per l’apertura, infortunio che è durato tutta l’estate 'a passo di stampelle', continuata con varie vicissitudini tra cui le frane e la perdita della turbina a pochi giorni dal ferragosto, con conseguente problema di mancanza di energia elettrica ed approvvigionamento di acqua: abbiamo fatto del nostro meglio per andare avanti nel modo più sereno possibile, cercando di non far pesare sugli ospiti queste difficoltà".

 

E di qui la riflessione che ne è seguita, con Rita e Bruno che elencano le varie, e diverse, motivazioni che li hanno spinti ad una scelta definitiva: "Abbiamo toccato con mano la nostra fragilità: la gestione del rifugio era distribuita sulle nostre figure in modo bilanciato, quasi fossimo due metà della stessa mela, che combaciano perfettamente, e questa era la nostra forza. Non solo questo ha inciso sulla nostra decisione, abbiamo dovuto fare i conti anche con la nostra età, le sempre maggiori esigenze rivolte al rifugio, la metamorfosi delle montagne, le continue frane che si susseguono sempre più violente ad ogni temporale, la scarsità dell’acqua, la variazione della frequentazione della montagna, il personale dipendente sempre più difficile da trovare, la continua sfida con la burocrazia e la tecnologia non sempre adeguata alle strutture di alta quota, il ricordo di ciò che il rifugio era nella sua semplicità e la certezza di tanti, forse troppi cambiamenti avvenuti".

 

"Ci siamo chiesti se noi, a sessant'anni e più, saremmo stati in grado di gestire tutto questo e quanto queste problematiche avrebbero potuto interferire, in futuro, sulla qualità del nostro essere gestori", prosegue la coppia che sottolinea: "Abbiamo sempre cercato di accogliere tutti con serenità, felicità, disponibilità e correttezza. Non volevamo che, per forzare il nostro restare qui ad ogni costo, venisse meno tutto quello che di bello avevamo seminato in 46 anni di vita al rifugio Berti".

 

Quella che segue è una serie di ringraziamenti: "Nei confronti di chi ci ha accompagnato durante questo viaggio, ci ha insegnato l’amore per la montagna conducendoci qui per mano, di tutti coloro che ci hanno voluto bene, sostenuto ed aiutato, di tutti i veri amici che abbiamo conosciuto, di tutti coloro, e sono tanti, che hanno condiviso l’estate lavorando con noi e di coloro che, con nostalgia, continuano a contattarci con un messaggio o una telefonata. Resterete per sempre nei nostri cuori".

 

Il ringraziamento di Rita Zandonella e Bruno Martini va poi al Cai di Padova "che ci ha permesso, per molti anni di essere custodi del loro rifugio", al Cai di Comelico "sempre presente nei momenti di difficoltà, mantenendo in ordine sentieri ed accessi alle ferrate" e alla Fondazione Dolomiti Unesco "per averci affiancato nella divulgazione e valorizzazione di queste montagne fino a creare con noi una profonda amicizia".

 

La coppia decide poi di togliersi anche qualche "sassolino" dalla scarpa, rivolgendosi a coloro che "dopo la nostra decisione ci hanno prontamente scaricato, tanto non gli servivamo più" e a quelli che "ci hanno ostacolato in tutti i modi, ma non hanno presentato la domanda per essere nuovi gestori".

 

"Vi assicuriamo che avete reso la nostra vita ancora più bella" chiosano i due ex rifugisti che si lasciano andare, con stile, ad una stoccata : "Cosa c’è di più sublime che lottare per ciò che credi ed ami e sentire l’appoggio incondizionato della famiglia?".

 

In conclusione – dopo aver ringraziato i figli Alex e Josè e, in modo cumulativo, tutti quelli che hanno condiviso con loro "un piatto di pasta, un bicchiere di vino, una fetta di dolce, due chiacchiere o un sorriso" – la coppia rivolge un ringraziamento o, meglio, un pensiero d'amore alle "nostre crode".

 

"Da loro abbiamo tratto forza e tenacia, da loro abbiamo imparato il significato della dolcezza e del dolore, ci hanno insegnato ad avere rispetto, coraggio, l’importanza di essere fieri, amare, ascoltare e comprendere la natura – si legge nel messaggio – e ci sentiamo figli di queste crode che hanno condiviso con noi ogni momento della nostra vita, ci hanno visto nascere, crescere, innamorarci, diventare mamma e papà fino ad invecchiare...il nostro cuore resterà per sempre qui".

 

L'ultimo pensiero di Rita Zandonella e Bruno Martini va a chi ha rilevato il loro testimone di "sentinelle del Popera": "Lasciamo la custodia di questo luogo magico a Franco, Marta e alla loro famiglia che pieni di entusiasmo hanno iniziato la nuova gestione del rifugio e ai quali auguriamo di passare degli anni meravigliosi e pieni di soddisfazioni. Non vogliamo rimpiangere ciò che sarebbe potuto essere, ma ci sentiamo fortunati di ciò che è stato: la realizzazione di un grande sogno, una vita così incredibile e il privilegio di essere stati custodi di un enorme patrimonio chiamato Popera".

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